Come un “luna park”

Dalla prima lettera ai Tessalonicesi di san Paolo, apostolo (4, 1-18) Fratelli, vi preghiamo e supplichiamo nel Signore Gesù: avete appreso da noi come comportarvi in modo da piacere a Dio, e così già vi comportate; cercate di agire sempre così per distinguervi ancora di più. Voi conoscete infatti quali norme vi abbiamo dato da parte del Signore Gesù. Perché questa è la volontà di Dio, la vostra santificazione: che vi asteniate dalla impudicizia, che ciascuno sappia mantenere il proprio corpo con santità e rispetto, non come oggetto di passioni e libidine, come i pagani che non conoscono Dio; che nessuno offenda e inganni in questa materia il proprio fratello, perché il Signore è vindice di tutte queste cose, come già vi abbiamo detto e attestato. Dio non ci ha chiamati all’impurità, ma alla santificazione. Perciò chi disprezza queste norme non disprezza un uomo, ma Dio stesso, che vi dona il suo Santo Spirito.

Oggi la nostra riflessione parte da questo breve stralcio di San Paolo, il quale ha avuto un ruolo fondamentale nello sviluppo della teologia del Sacramento del Matrimonio, non tanto o solamente per l’alto tenore del contenuto, ma anche per la modalità con cui tale contenuto viene inserito nella vita concreta delle persone. Paolo infatti, sapeva partire dal dato oggettivo di ciò che trovava dinanzi a sé, per portare ad un livello più alto la vita della comunità che incontrava. E’ per questo motivo che alcune allusioni o riferimenti al contesto culturale e sociale dell’epoca ci risultano un po’ anomale o estranee, ma dobbiamo sapere che Tessalonica era città importante e trafficata, con intensi commerci, caratterizzata da prosperità ma anche da corruzione.

Sapendo come fosse Tessalonica a quel tempo si capisce come mai Paolo insista molto sulla purezza e sul pudore, sulla santificazione del corpo, a vantaggio di tutta la persona. In particolare la nostra riflessione si concentra su una frase : Perché questa è la volontà di Dio, la vostra santificazione: che vi asteniate dalla impudicizia, che ciascuno sappia mantenere il proprio corpo con santità e rispetto, non come oggetto di passioni e libidine, come i pagani che non conoscono Dio.

Ad una prima lettura sembra un semplice richiamo alla purezza/castità, quasi una raccomandazione del padre spirituale ai propri figli, ma in realtà è più profondo di quanto appaia ad un primo sguardo. Paolo non sta dando una norma da seguire, quasi fosse la ricetta magica della purezza, non sta entrando nei particolari di regole e norme, non ancora, ma non perché esse non esistano o non siano importanti, ma perché sta mettendo le basi per tali regole e norme pratiche.

Un po’ come fanno i muratori quando operano una ristrutturazione, per cui non è sufficiente dare una ripulita ai muri e re-intonacarli, non si tratta di dare un bella rinfrescata alla facciata, ma si comincia verificando la tenuta delle fondamenta, e poi piano piano si completerà il resto, ma a partire dalle fondamenta. Se non si fa così il rischio è quello di avere una casa imbellettata ma con alto rischio di collasso.

Similmente Paolo riparte dalle fondamenta, dalla realtà dell’umana natura creata ad immagine di Dio, lo dice alla fine citando i pagani che non conoscono Dio. Li riporta all’origine del fine della creazione dell’uomo : Dio non ci ha chiamati all’impurità, ma alla santificazione.

Come a dire che il corpo ha un ruolo fondamentale nella santificazione, non è un accessorio alla stregua di un optional, ma è un dato fondante dell’intera struttura umana, senza corpo non saremmo uomini, col solo corpo saremmo animali, siamo quindi spiriti incarnati.

Questo corpo è un dono e merita rispetto, non solo per il fatto che ci è stato dato in dono e non l’abbiamo scelto, ma perché se Dio ce l’ha donato per la santificazione è perché ci chiede di santificarci attraverso il corpo che abbiamo e non nonostante esso. E’ un mezzo ed insieme uno strumento di santificazione, d’altronde anche Gesù ha avuto bisogno di un corpo per salvarci sulla Croce, avrebbe potuto escogitare di salvarci anche solo col pensiero ma ha scelto di farlo col corpo.

In ultima analisi, il nostro corpo ha bisogno di essere trattato con cura e rispetto dapprima da noi stessi, ancor prima di esigerlo dagli altri; è necessario che facciamo pace col nostro corpo e ringraziamo Dio di questo corpo che abbiamo perché ci salveremo solo attraverso e con esso, senza il contributo del corpo per l’uomo non c’è salvezza poiché lo esige l’ontologia dela natura umana.

Cari sposi, quando vi chiedete come e cosa fare per testimoniare la bellezza del matrimonio cristiano cominciate a testimoniare dentro la relazione matrimoniale l’altissimo valore del vostro corpo e di quello del vostro coniuge; quando non saprete cosa dire ai giovani per cominciare il discorso sulla bellezza della castità potete dire come facciamo noi ai giovani fidanzati : Guardate che il vostro corpo ha la missione di trasmettere l’amore , non è un “Luna Park” in cui provare tutte le giostre.

Giorgio e Valentina

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