Ogni palpito parla di te

Vi siete mai soffermati, con l’orecchio sul petto della vostra amata.
Mentre lei dormiva… e voi non riuscivate a chiudere gli occhi.

Sentivate il suo petto alzarsi dolcemente,
i suoi dolci sospiri,
le vibrazioni che si diffondevano tra una costola e l’altra.

Quel battito non regolare, a volte, andava a ritmo dei suoi sogni,
dei suoi desideri più nascosti.
E cercavate di scoprire cosa dicesse, cosa volesse esprimere.

Forse gioia,
paura,
tristezza,
ansia,
o semplicemente pace

Tutto di quei battiti parlava di lei.
Tutta la vita che sgorgava attraverso i suoi respiri descriveva chi fosse,
la sua natura più profonda,
non solo nascosta a voi stessi, ma anche a lei.

Volevate rimanere svegli,
non perdere neanche uno di quei battiti,
contarli…
come i secondi che scandivano il vostro amore,
la vicinanza tra due corpi così diversi,
ma che battevano all’unisono,
alla ricerca costante di un incontro,
della melodia perfetta.

Non c’erano orgasmi,
né sogni erotici,
né desideri nascosti della mente umana
che potessero raggiungere la pace
e la profondità di quei momenti,
che diventavano eterni.

Ancora oggi li ascolto nelle mie orecchie,
nelle mie veglie notturne.
Mi parlano di lei.
Mi parlano di una vita che c’è stata,
che è stata profondamente desiderata,
e ogni suo battito è stato contato
da quell’Amore supremo,
da quel Padre che non se ne perderebbe neanche uno.

Immaginate se un povero uomo come me
è riuscito a scorgere questo fantastico mondo,
questa melodia dell’amore…

Può nostro Padre,
che ci ha creati dalla profondità del suo cuore,
non ascoltare,
non gioire di ogni nostro battito?

Non solo conosce i nostri pensieri,
le nostre preghiere,
le nostre lacrime,
ma ascolta ogni nostro palpito
e ad ognuno di essi sa dare un nome,
come un compositore sa scorgere ogni dettaglio,
ogni vibrazione
di quelle corde invisibili del nostro cuore.

Ogni palpito parla di lei.
E ogni nostro palpito parla a Lui di noi.

Non servono parole.
Non servono estasi.
Servono due cuori
e del tempo silenzioso per ascoltarsi.

E allora non ci sarebbero litigi,
parole non dette o dette di troppo.
Rimarrebbero solamente le note
il ritmo, la musica dell’amore.

Daniele Chierico

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