Non è comunicazione: è ciò che senti mentre ami

Molte coppie credono che il segreto di una relazione felice sia la comunicazione. Leggono libri su come parlare meglio, frequentano corsi per imparare ad ascoltare, cercano le parole giuste per evitare conflitti. Tutto questo ha valore, ma spesso manca un livello più profondo. Non è la comunicazione, da sola, a determinare la qualità della relazione. È ciò che senti mentre comunichi.

Due persone possono dire le stesse frasi e generare risultati completamente diversi. Una richiesta può essere percepita come invito oppure come critica; un silenzio può essere accoglienza oppure distanza. Non è solo il contenuto delle parole a fare la differenza, ma l’emozione che le attraversa. Le emozioni sono il vero linguaggio della coppia, anche quando non vengono nominate.

Questo spiega perché alcune relazioni sembrano comunicare molto ma restano emotivamente lontane. Parlano di tutto, ma non si incontrano davvero. Perché ciò che passa tra loro non è autenticità emotiva, ma un insieme di reazioni apprese, strategie di difesa e copioni relazionali.

L’Analisi Transazionale aiuta a comprendere questa dinamica distinguendo tra emozioni autentiche ed emozioni apprese. Le emozioni autentiche sono quelle radicate nel presente: emergono come risposta viva a ciò che accade e orientano la persona verso un’azione sana. Le emozioni apprese, invece, sono modi di sentire e reagire che abbiamo sviluppato nel tempo per adattarci. Sono state utili, spesso necessarie, ma non sempre riflettono ciò che davvero accade dentro di noi.

Un esempio semplice: una persona può reagire con rabbia ogni volta che percepisce distanza emotiva. La rabbia diventa il linguaggio abituale. Ma sotto quella reazione può esserci tristezza o paura di essere abbandonati. L’altro, vedendo solo la rabbia, si difende; la connessione si interrompe; il ciclo si ripete. La coppia pensa di avere un problema di comunicazione, ma in realtà ha un problema di contatto emotivo.

Qui nasce una delle grandi confusioni moderne: confondere il reagire con il sentire. Reagire è automatico, spesso veloce, quasi istintivo. Sentire è diverso: richiede presenza, ascolto interiore, capacità di restare per qualche istante dentro ciò che accade senza trasformarlo subito in azione. Molte persone non sono abituate a sentire. Sono abituate a reagire.

Quando qualcuno alza la voce, reagiscono alzando la propria. Quando percepiscono critica, reagiscono difendendosi. Quando avvertono distanza, reagiscono chiudendosi o controllando. Tutto avviene in modo rapido, quasi inevitabile. Ma questa velocità impedisce di accedere all’emozione autentica. Sentire implica rallentare. Significa chiedersi: “Cosa sta accadendo davvero dentro di me?”. Non è un esercizio teorico, ma un movimento di verità. Dietro un’irritazione può esserci un bisogno di vicinanza. Dietro il distacco può esserci paura. Dietro la rigidità può esserci il desiderio di essere visti.

Nella vita di coppia questo passaggio cambia tutto. Quando una persona riesce a distinguere tra reazione ed emozione autentica, la comunicazione si trasforma. Non parla più per difendersi, ma per condividere. Non attacca per proteggersi, ma si espone per incontrare.

Dal punto di vista spirituale questo tema è decisivo. Spesso si pensa che amare significhi controllare le emozioni o superarle. Ma l’amore cristiano non nasce dall’anestesia emotiva. Nei Vangeli Gesù non appare mai come qualcuno che reagisce automaticamente. Piuttosto, vive una profonda consapevolezza emotiva. Piange davanti alla perdita, si indigna davanti all’ingiustizia, prova angoscia davanti alla sofferenza imminente. Non elimina le emozioni; le attraversa con presenza.

Questo ci insegna che la maturità non consiste nel non provare nulla, ma nel riconoscere ciò che si prova senza esserne dominati. Una coppia che vive solo di reazioni entra facilmente in cicli ripetitivi. Accusa, difesa, contrattacco. O silenzio, distanza, accumulo. Questi schemi non nascono perché manca l’amore, ma perché manca il contatto con l’esperienza emotiva autentica. Quando invece l’emozione viene riconosciuta, la relazione cambia direzione. Dire “mi sento ferito” crea uno spazio diverso rispetto a dire “tu non capisci mai”. Nel primo caso l’altro viene invitato a entrare; nel secondo viene respinto.

Le emozioni decidono la qualità della relazione perché determinano il clima invisibile in cui la coppia vive. Non basta comunicare di più; serve comunicare da un luogo più vero. Questo richiede coraggio, perché implica lasciare andare alcune difese e rinunciare all’illusione di avere sempre ragione. Ma è proprio lì che nasce l’incontro.

Amare non significa dire le parole perfette. Significa imparare a restare in contatto con ciò che accade dentro mentre siamo con l’altro. Quando una coppia inizia a vivere da questo spazio, la comunicazione smette di essere una tecnica e diventa presenza. E la relazione non è più un campo di battaglia tra reazioni automatiche, ma un luogo in cui due persone possono incontrarsi davvero, con le proprie emozioni, senza maschere.

Antonio e Luisa

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