“Una frase di San Paolo nella Lettera ai Corinzi dice che l’amore tutto sopporta: penso che sia molto eloquente perché se non c’è quel sentimento non andrai mai molto lontano. Sapere che qualcuno sia sempre lì per te è commovente” [1]. Questo è il passaggio chiave della bella e profonda intervista che Filippo Neviani, in arte Nek, ha rilasciato a Vanity Fair qualche settimana fa. Fa bene al cuore leggere simili dichiarazioni. Un artista, un vip che non si vergogna di parlare della fede, di citare la Parola di Dio, di ricordarci che il Signore c’è. Soprattutto quando si parla di coppia e di sponsalità.
Nek ha raccontato l’amore in versi e melodie che hanno toccato generazioni. Ma è in queste frasi che il cantante ha aperto il proprio cuore non solo come artista, quanto soprattutto come uomo che ha vissuto l’esperienza del matrimonio e della famiglia lungo oltre due decenni. Nelle sue parole semplici e sincere emerge una riflessione che trova un’eco profonda nella spiritualità cristiana. Il richiamo a San Paolo è, ovviamente, quello al cosiddetto “Inno alla carità”, ossia il capitolo tredici della Prima lettera ai Corinzi, versetti dall’uno al tredici.
Nek ha confessato che per lui l’amore oggi è un sentimento “adulto”, un fuoco che arde con meno fiammate e più profondità, perché va continuamente scelto e custodito. Ha sottolineato come in un matrimonio duraturo non sia l’orizzonte delle emozioni a reggere la coppia, ma la perseveranza nel “restare insieme anche quando la vita presenta ostacoli reali”, come la distanza, le difficoltà professionali e le prove personali. È significativo che in quel contesto egli abbia richiamato le parole di San Paolo nella Lettera ai Corinzi, quando afferma che “l’amore “tutto sopporta”; per Nek questa citazione non è un vezzo culturale, ma un principio che si è tradotto in “esperienze concrete”, sia nei momenti di luce sia nelle ore di ombra nelle relazioni umane.
Così, l’amore coniugale per Nek non è un sentimento effimero e fluttuante, ma una realtà incarnata, una scelta quotidiana di fedeltà e presenza. È ricordare ogni giorno perché si è deciso di legare la propria vita all’altra persona, è ritrovarsi negli sguardi dopo una giornata di stanchezza, è rialzarsi insieme dopo le inevitabili cadute che ogni cammino umano sperimenta. Come San Paolo insegna ai cristiani, “La carità è magnanima, benevola è la carità; non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia d’orgoglio, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia ma si rallegra della verità. 7Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta” (1 Cor 13, 4-7).È questa dinamica di dono ciò che trasforma un rapporto umano in un vero sacramento di vita.
La testimonianza di Nek risuona in parallelo con una verità che la Chiesa cattolica propone da sempre: il matrimonio non è solo un’unione legale o affettiva, ma una vocazione, una chiamata alla santità attraverso il dono di sé. Proprio nel senso che San Paolo affida ai fedeli, l’amore sponsale è fatto non solo di attimi di felicità, ma di una volontà che si rinnova con coraggio e sacrificio. Nelle difficoltà, nelle incomprensioni e persino nelle ferite – come quelle che richiedono il perdono e la pazienza – il cuore umano è chiamato a guardare oltre se stesso.
E così, quando Nek parla di “tenere vivo il fuoco dell’amore”, egli parla di un amore che non si arrende alla prima difficoltà, ma che cresce nella quotidianità fatta di gesti di tenerezza, di ascolto, di piccoli gesti di cura e attenzione. È un amore che non si limita a “sentire”, ma che sceglie, ogni mattina, di rinnovare la promessa di esserci, di camminare insieme, di sostenersi reciprocamente nella gioia e nel dolore. È qui, nella concretezza di ogni giorno, che l’insegnamento di San Paolo – che l’amore tutto sopporta e non conosce fine – diventa per il credente non un principio astratto, ma una luce che guida il cuore e le azioni della coppia.
In un’epoca in cui spesso l’amore viene ritrattato come un’illusione o ridotto a fase transitoria dell’esistenza, la riflessione di Nek ci ricorda che l’amore coniugale cristiano è una promessa che si rinnova nella quotidianità con la grazia di Dio. E’ un cammino di crescita. E’ il luogo in cui due persone si aiutano a diventare più autenticamente se stesse, fino a rispecchiare, nella loro relazione, l’amore infinito di Cristo per la sua Chiesa.
Fabrizia Perrachon
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[1] Intervista integrale disponibile a questo link: https://www.vanityfair.it/article/nek-intervista-amore-moglie-patrizia-figlia-beatrice