Cari sposi, anni fa una nota bibita gassata riuscì a colpire nel segno con una felice trovata pubblicitaria dal titolo: “ascolta la tua sete”. Geniale il mettere a dialogare due sensi, cosa non facile se ci pensiamo bene, eppure un po’ di ragione c’è. La sete, quella non solo fisica, va accolta e va capita perché rimanda a ben altro.
È quanto ha fatto Gesù nel Vangelo che oggi la Chiesa ci presenta, perché è andato dentro alla “sete” di questa donna e le ha dato la chiave di lettura più importante perché potesse comprenderla ed estinguerla. Una sete talmente forte che, pur di spegnerla, ne aveva avuto in cambio solo delusioni, forse rancori, magari risentimenti e rammarichi … chi è passato da una separazione sa quale lascito si può trascinare per una vita intera. Fosse anche stata una volta sola nella vita, sarebbe più che sufficiente quanto a sofferenza, per cui proviamo a immaginare il peso che lei conserva da anni e l’amarezza che cova dentro.
Gesù non è affatto estraneo a tutto ciò, anzi si è piazzato lì, davanti a quel pozzo, proprio intuendo la sua sete immensa di amore vero. Per quello l’attende al varco, per sanare quella ferita e riempire quel vuoto! Un vuoto che nessun altro poteva colmare proprio perché “il cuore dell’uomo inganna più di ogni altra cosa: è incorreggibile. Chi può comprenderlo? Ma io, il Signore, conosco i sentimenti e i pensieri segreti dell’uomo” (Ger 17, 9-10).
Sebbene maritata per l’ennesima volta, lei, in realtà è senza uno sposo vero. Piuttosto, lo Sposo che inconsapevolmente anela è lì davanti a lei. Lo si capisce dal fatto che siamo dinanzi a un incontro di corteggiamento nello stile veterotestamentario, come fecero diversi personaggi biblici: il servo di Abramo e Rebecca (Gen 24,11-27), Giacobbe e Rachele (Gen 29,1-21) e Mosè e le figlie di Raguel (Es 2,15-21). Nell’Antico Testamento, infatti, “l’acqua viva” simbolizza l’azione di Dio (cfr. Ger 2, 13; Zc 14, 8; Ez 47, 9), acqua che grazie a Gesù diventa poi “il dono di Dio” cioè la grazia spirituale, la presenza di Dio nel suo cuore che può dissetare il bisogno di amore profondo.
Quanto ha da dirci questo vangelo! Lo dico anzitutto per chi è, come voi, sposato, come anche per chi è consacrato a Dio. La grande lezione è che il bisogno profondo di amare ed essere amato può davvero essere colmato solo da Cristo. Noi siamo fatti per vivere le nozze eterne con Dio e non è certamente la “carnalità” o l’innamoramento terreno che può soddisfare questa sete esistenziale, ma solo essere una via di inizio. Perciò, la vita intima di voi sposi può appagare in parte tale sete a patto che essa conduca a Dio, se l’amore fisico, corporeo, porta ad amare più il Signore. Infatti, è vero, “l’eros vuole sollevarci « in estasi » verso il Divino, condurci al di là di noi stessi, ma proprio per questo richiede un cammino di ascesa, di rinunce, di purificazioni e di guarigioni” (Benedetto XVI, Deus Caritas est, 5).
Se da un lato, Cristo, con la sua Incarnazione è “sceso” perché ha preso “carne” in voi con il Battesimo e nell’Eucarestia, con il matrimonio, voi sposi, vivendo nella carne l’amore, vi incamminate verso lo Sposo, cioè Lo rendete presente e potete proiettare il Suo amore in voi e attorno a voi.
Cari sposi, la Samaritana è così anche simbolo di ogni persona ed ogni coppia che sperimenta fame e sete di amore, un bisogno vitale che qui nessuno mai potrà appagare, ma solo lo Sposo per eccellenza, reso presente nel vostro amore nuziale.
ANTONIO E LUISA
Prima di incontrare Luisa la mia fede era fragile. Andavo a Messa ogni tanto, ma senza una vera relazione con Gesù. Della Chiesa coglievo alcune cose belle e altre le lasciavo sullo sfondo, senza interrogarmi troppo.
Poi è arrivata Luisa, con la sua storia, la sua esperienza, una fede molto più salda e consapevole della mia. Mi sono innamorato di lei… e anche del suo Gesù. Ma a un certo punto ho dovuto chiedermi con sincerità: mi sono davvero innamorato di Cristo, oppure il mio dio era Luisa?
Credevo nel Dio eterno oppure stavo costruendo la mia felicità su una creatura fragile e limitata? Ho capito che, se non torno continuamente alla sorgente che è Cristo, non sarò mai capace di amare davvero mia moglie. Perché nessun amore umano può reggere se diventa il posto di Dio. Solo chi si abbevera alla fonte può amare senza possedere, senza pretendere, senza trasformare l’altro nel proprio assoluto.
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