Radicati nella luce

Cari sposi, tutta la natura sta vivendo un crescendo di vitalità che ci parla di vicinanza alla Pasqua, la fonte della vera Vita. Siamo nella gioia perché sappiamo che Cristo è Risorto e che il male non può mai avere l’ultima parola nella nostra vita. Tutta la Liturgia ce lo ricorda dal momento che ogni lettura dice qualcosa di attinente al Battesimo, l’evento che segna la nostra definitiva inserzione in Cristo e la “caparra” della vita eterna con Lui. Ecco in definitiva la radice della nostra gioia.

La prima lettura ci ricorda che siamo stati chiamati alla fede, benché nati in un paese e in una cultura cristiana da svariati secoli. Come Davide, anche noi siamo stati scelti per diventare re, sacerdoti e profeti e per vivere una vita in Cristo, – il tema della seconda lettura – non più schiavi né succubi di mode e stili di vita mondani. Siamo stati illuminati da Cristo! Ecco il grande tema del Vangelo: da ciechi che eravamo Lui ci ha dato la fede, che è la vera luce.

In che senso la fede è luce? Essa è il dono con cui possiamo “vedere” il mondo con gli occhi di Dio, la saggezza che supera ogni intelligenza umana e sbugiardare ogni sofisma ideologico. Ascoltiamo cosa ci dice Papa Francesco su questo aspetto:

Con la luce della fede colui che era cieco scopre la sua nuova identità. Egli ormai è una “nuova creatura”, in grado di vedere in una nuova luce la sua vita e il mondo che lo circonda, perché è entrato in comunione con Cristo, è entrato in un’altra dimensione. Non è più un mendicante emarginato dalla comunità; non è più schiavo della cecità e del pregiudizio. Il suo cammino di illuminazione è metafora del percorso di liberazione dal peccato a cui siamo chiamati. Il peccato è come un velo scuro che copre il nostro viso e ci impedisce di vedere chiaramente noi stessi e il mondo; il perdono del Signore toglie questa coltre di ombra e di tenebra e ci ridona nuova luce. La Quaresima che stiamo vivendo sia tempo opportuno e prezioso per avvicinarci al Signore, chiedendo la sua misericordia, nelle diverse forme che la Madre Chiesa ci propone” (Angelus 22 marzo 2020).

Per quanto una coppia possa avere problemi e difficoltà di vario tipo e non sia affatto perfetta nell’amore, comunque, nel momento in cui ha deciso di donare a Cristo la propria relazione, è già fonte di luce! Proprio come i lumini delle tombe al cimitero, che, benché fiochi, sanno comunque illuminare pur nel cuore della notte. Ecco allora che di nuovo il Papa ci rimembra questa verità:

«L’alleanza di amore e fedeltà, di cui vive la Santa Famiglia di Nazaret, illumina il principio che dà forma ad ogni famiglia, e la rende capace di affrontare meglio le vicissitudini della vita e della storia. Su questo fondamento, ogni famiglia, pur nella sua debolezza, può diventare una luce nel buio del mondo. “Qui comprendiamo il modo di vivere in famiglia. Nazaret ci ricordi che cos’è la famiglia, cos’è la comunione di amore, la sua bellezza austera e semplice, il suo carattere sacro e inviolabile; ci faccia vedere come è dolce ed insostituibile l’educazione in famiglia, ci insegni la sua funzione naturale nell’ordine sociale” (Paolo VI, Discorso a Nazaret, 5 gennaio 1964)» (Amoris laetitia, 66).

È il dono di grazia che, non appena gli diamo la possibilità, riesce a far capolino nella nostra vita e a dare luce a noi e a chi ci sta attorno. È in forza di quella Presenza sacramentale che vi abita che potete essere un riflesso di Luce che “dice” senza parole che Dio esiste e ti ama. Cari sposi, siate nella gioia perché “la luce del Re eterno ha vinto le tenebre del mondo” (Preconio pasquale), quindi anche le vostre e vi ha reso splendenti di Lui.

ANTONIO E LUISA

Per molto tempo, nel mio matrimonio, pensavo che il problema fosse sempre fuori da me. Se qualcosa non funzionava con Luisa, dentro di me scattava subito il pensiero: se lei cambiasse questo, se capisse quest’altra cosa, allora starei meglio. Mi sentivo nel giusto. Poi un giorno, durante la preghiera, mi sono accorto di una cosa scomoda: non vedevo davvero quello che stava succedendo tra noi. Ero cieco. Cieco alle mie chiusure, alle ferite che mi portavo dietro, alle paure che mi facevano reagire male. Pensavo di sapere che strada prendere, ma in realtà giravo sempre nello stesso punto. Solo quando ho avuto il coraggio di dirlo a Gesù – Signore, non ci vedo, aiutami – qualcosa si è aperto. Ho iniziato a capire che prima della guarigione viene la verità. Ammettere di essere ciechi non è una sconfitta. È il momento in cui finalmente smettiamo di difenderci e permettiamo a Gesù di iniziare a guidarci.

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