Non ti amo più. Forse allora non valgo così tanto

Ogni tanto mi fermo e mi faccio una domanda che può sembrare semplice, ma in realtà non lo è affatto: perché faccio le cose? Perché scrivo articoli, perché preparo testimonianze, perché racconto la mia storia negli incontri, perché scrivo libri? È una domanda che ogni tanto bisogna avere il coraggio di farsi (la Quaresima è proprio il momento giusto), perché il rischio, senza accorgercene, è quello di mancare il bersaglio.

Si parte con il desiderio sincero di condividere qualcosa di bello che Dio ha fatto nella propria vita, con l’idea di poter aiutare qualcuno che sta attraversando un momento difficile; poi però, piano piano, può insinuarsi qualcosa di diverso: la logica dei riscontri, dei commenti, dei like, degli apprezzamenti. Non c’è niente di male nel dire che fanno piacere, sarei ipocrita se lo negassi, anche perché mi stimolano a continuare e a impegnarmi. Quando qualcuno ti scrive che una tua parola gli ha fatto bene, che si è sentito meno solo, che ha ritrovato un po’ di speranza, il cuore si riempie di gioia, perché è bello aiutare gli altri.

Dall’altro lato, noi abbiamo bisogno di conferme, abbiamo bisogno di sentirci visti, apprezzati, accolti, è qualcosa che fa parte della nostra umanità. Quando mi sono sposato, una delle cose più belle era sapere che accanto a me c’era una donna che mi voleva bene per quello che ero, non per quello che dimostravo di valere, non per l’immagine che riuscivo a dare di me. Quando vivi una cosa così, succede qualcosa di molto profondo: abbassi le difese, togli le maschere, smetti di dimostrare e inizi semplicemente a essere (almeno per me è stato così).

Nel matrimonio si crea uno spazio unico, dove puoi permetterti di essere vero fino in fondo: ci sono aspetti della mia vita, fragilità, pensieri, lati del carattere che solo mia moglie conosceva; nel matrimonio accade infatti che qualcuno entra davvero nella tua storia, nelle tue luci, ma anche nelle tue ombre. Sentirsi amati così è una cosa bellissima, ma è anche qualcosa di molto delicato, perché se questo amore non viene custodito, se qualcosa si rompe, allora quella stessa apertura diventa una ferita profondissima.

Quando una persona che ti ha conosciuto così bene, che ha promesso di restare accanto a te per sempre, arriva a dirti: “Non ti amo più”, dentro succede qualcosa di molto forte. Non è solo la fine di una relazione, è come se improvvisamente si incrinasse anche l’immagine che hai di te stesso. La domanda che nasce quasi spontanea è: “forse allora non valgo così tanto”, perché se la persona che ti conosce più di tutti decide di andarsene, è facile pensare che il problema sei tu, che non sei stato abbastanza, che non meriti davvero di essere amato.

Quando succede questo, spesso iniziamo una corsa silenziosa alla ricerca di conferme. In realtà tutti lo facciamo, chi più, chi meno, magari senza rendercene conto: cerchiamo ambienti dove veniamo apprezzati, ci circondiamo di persone che hanno una buona opinione di noi, pubblichiamo qualcosa aspettando che qualcuno ci dica che siamo bravi, che siamo nel giusto, che abbiamo ragione. Quando mi sono separato ho dovuto ricostruire qualcosa che pensavo fosse già solido, la mia identità; sono tornato a chiedermi chi ero e soprattutto quanto valevo davvero. È stato un cammino lungo, ma guardando indietro oggi posso dire con chiarezza che ci sono stati due grandi doni che Dio ha messo sul mio cammino e che mi hanno aiutato più di tutto il resto.

Il primo è stato scoprire davvero l’amore di Dio. Spesso diciamo che Dio ci ama, ma finché la vita scorre abbastanza tranquilla rischia di restare un’idea un po’ astratta. Quando invece attraversi una situazione difficile, quella frase diventa improvvisamente concreta, perché ti accorgi che l’amore umano, anche quando è sincero, è fragile: noi cambiamo, ci feriamo, ci stanchiamo, a volte smettiamo di amarci. L’amore di Dio invece è diverso, non dipende da quanto sei riuscito nella vita, non dipende dai tuoi successi o dai tuoi fallimenti, non dipende neppure dal fatto che la tua storia matrimoniale sia andata come avevi sognato. Dio non ti ama perché sei perfetto, ti ama perché sei suo figlio e questa è una cosa che non può cambiare.

Quando tutto il resto vacilla, quando le certezze crollano, quando anche l’immagine che avevi di te stesso s’incrina, scoprire che esiste un amore che non viene meno è qualcosa che lentamente rimette insieme i pezzi. Questo San Francesco lo aveva capito bene, la sua Ammonizione 19 recita: “Beato il servo, che non si ritiene migliore, quando viene lodato ed esaltato dagli uomini, di quando è ritenuto vile, semplice e spregevole, poiché quanto l’uomo vale davanti a Dio, tanto vale e non di più”.

Le figlie mi hanno aiutato a capire questo, perché il mio amore non cambia se non si comportano bene, anche se a volte mi fanno arrabbiare e non condivido le loro scelte. Ma Dio spesso usa anche strade molto concrete per farci arrivare il suo amore, perché ci ama sempre attraverso le persone: nel mio caso una di queste strade è stata la Fraternità Sposi per Sempre. Non è stato semplicemente un gruppo, è stata una famiglia, persone che non mi hanno giudicato, che non mi hanno messo addosso etichette, che mi hanno accolto nella mia storia concreta, con le mie difficoltà e le mie domande.

Ho scoperto che la Fraternità non è una parola bella da usare negli incontri, ma è qualcosa di molto semplice e molto concreto: qualcuno che ti chiama per sapere come stai, qualcuno che si siede accanto a te e ti ascolta, qualcuno che prega per te anche quando tu fai fatica a pregare e soprattutto qualcuno che ti vuole bene senza chiederti di dimostrare niente. Questa è stata forse la cosa che mi ha aiutato di più, non dovevo essere forte, potevo semplicemente essere me stesso, con le mie fatiche e le mie fragilità e pian piano, grazie a questo amore ricevuto, qualcosa dentro ricomincia a ricostruirsi.

Continuo a scrivere, a testimoniare, a raccontare la mia storia, non perché abbia qualcosa di speciale da insegnare e neppure per cercare applausi o consensi, anche se quando arrivano fanno piacere, perché restiamo sempre umani: lo faccio perché so che là fuori ci sono tante persone che stanno vivendo la stessa fatica, persone che si sentono fallite, che pensano di non valere più nulla, che credono che la loro storia sia ormai finita. Se anche solo una di queste persone, leggendo queste righe, riesce a intuire che non è vero, che il suo valore non è andato perduto, che Dio continua ad amarla e che esiste una Fraternità capace di camminare con lei, allora tutto questo ha senso. In fondo scrivo per questo, per restituire un po’ dell’amore che io per primo ho ricevuto.

Ettore Leandri (Presidente Fraternità Sposi per Sempre)

Acquista i nostri libri Il dono del corpo. L’ecologia dell’amore La grazia degli imperfetti

Lascia un commento