Ho ricevuto l’ennesima richiesta. Purtroppo nella Chiesa difficilmente si trovano risposte chiare sull’argomento. Proverò a darla io. Nel dialogo sull’amore sponsale, spesso ci si ferma a elenchi di ciò che si può o non si può fare, quasi come se la moralità cristiana si riducesse a un prontuario di divieti. Ma l’amore vero, quello che nasce da Dio, chiede uno sguardo più profondo, capace di distinguere non tanto il gesto in sé, quanto il senso con cui è vissuto. Un esempio che spesso solleva domande, dubbi e persino scrupoli è quello della stimolazione orale dei genitali all’interno del rapporto di coppia. È lecito o no? È peccato? È amore o solo piacere egoistico?
La risposta, come abbiamo più volte sottolineato nei nostri percorsi e nel nostro libro L’ecologia dell’amore non può essere né un “sì” automatico né un “no” categorico. Dipende. Dipende dal contesto, dall’intenzione, dal rispetto reciproco, e soprattutto dalla comunione che quel gesto favorisce o, al contrario, ostacola.
Il corpo tutto è bellezza
Partiamo da un punto chiave, che il Cantico dei Cantici ci insegna con forza: non esistono parti del corpo più degne di altre. Tutto il corpo dell’amato, tutto il corpo dell’amata, è luogo di bellezza, di desiderio, di linguaggio d’amore. Il nostro padre spirituale ci raccontava spesso di sposi che si confessavano imbarazzati per aver vissuto i preliminari con intensità. E lui, con un sorriso, rispondeva: “Il peccato da confessare sarebbe stato non farli!”. Perché se l’amore è anche dono del corpo, allora prepararsi all’incontro sessuale con tenerezza, con fantasia, con cura, è parte integrante dell’atto d’amore stesso.
La stimolazione orale, se vissuta come gesto gratuito, rispettoso, condiviso, può essere un atto di profonda intimità e di reciproca donazione. Non ha nulla di impuro se inserita in quel tempo sacro dei preliminari che prepara il cuore e il corpo all’unione coniugale. È un’arte da coltivare, un talento da far crescere nel tempo, per entrare sempre più in comunione l’uno con l’altro.
Un aiuto concreto per l’unione
In particolare, per molte donne la stimolazione orale può essere un gesto che favorisce profondamente l’amplesso. Non è raro che alcune spose facciano fatica a eccitarsi o a raggiungere una sufficiente lubrificazione naturale. In questi casi, la stimolazione orale può rivelarsi un gesto di grande delicatezza e aiuto concreto per preparare il corpo ad accogliere l’altro, con dolcezza e rispetto dei suoi tempi. Spesso, l’uso delle mani può risultare troppo diretto o addirittura fastidioso per la sensibilità di alcune donne; al contrario, l’approccio orale, più morbido e sensibile, può creare le condizioni fisiche e affettive ideali per vivere l’unione piena in modo sereno e gioioso.
Il dottor Gregory Popcak, consulente familiare cattolico, afferma che “la stimolazione orale può essere goduta da entrambi i coniugi, a patto che sia integrata nel contesto dell’unione e non sostitutiva dell’atto coniugale vero e proprio“. San Giovanni Paolo II, nel suo libro Amore e responsabilità, insiste sulla necessità che il marito armonizzi i suoi ritmi con quelli della moglie e che sia premuroso nell’aiutarla a partecipare pienamente all’unione.
I due criteri fondamentali
Concretamente, i punti da tenere a mente sono due:
- I gesti devono essere graditi ad entrambi, mai imposti né subiti. La tenerezza sponsale si riconosce anche dalla libertà che custodisce il corpo e il cuore dell’altro, senza mai oltrepassare il suo pudore o la sua sensibilità.
- L’eiaculazione deve avvenire in vagina, come segno visibile dell’unione completa, aperta alla vita, che rappresenta il culmine dell’amplesso. Non perché il piacere sia sbagliato altrove, ma perché solo l’atto coniugale completo esprime fino in fondo il dono reciproco e la sua apertura alla fecondità.
Un vestito su misura
Come hanno scritto Nicoletta Musso e Davide Oreglia, coppia di formatori e studiosi della sessualità coniugale, “i preliminari e l’incontro sessuale sono come un vestito cucito su misura”. Non esistono regole rigide, ma l’arte paziente di conoscersi, ascoltarsi e adattarsi. Ogni coppia è unica, ogni corpo ha i suoi tempi, ogni desiderio va accolto e integrato nell’armonia di un amore che si costruisce nel tempo.
Quando invece non è amore
Il problema sorge quando il gesto si isola dal suo contesto naturale, che è la comunione sessuale completa. Se la stimolazione orale diventa fine a se stessa, se viene utilizzata per evitare l’atto coniugale vero e proprio o per trattenere il piacere a proprio uso e consumo, allora il suo significato cambia radicalmente. Non è più amore che si dona, ma piacere che si prende. Non c’è più reciprocità, né trascendenza, né apertura alla vita.
Papa Pio XII, già nel 1951, metteva in guardia da una visione edonistica del matrimonio, ricordando che “Dio ha posto il piacere nell’unione legittima dei coniugi, ma non come fine a se stesso, bensì al servizio della vita e dell’amore”.
Non ridurre l’amore a tecnica
La vera posta in gioco non è se “si può fare” o meno, ma se ciò che facciamo ci unisce o ci separa. L’amore sponsale non è un gioco erotico dove si sperimenta per curiosità, ma un cammino sacro dove il piacere non è scisso dalla comunione. La bellezza dell’eros cristiano sta proprio in questo: nel coniugare piacere e dono, desiderio e dignità, estasi e responsabilità.
Christopher West, interprete della teologia del corpo, riassume bene questo punto: “I gesti con cui i coniugi si preparano con amore al rapporto genitale sono onorevoli e buoni”, a patto che non siano separati dalla verità dell’amplesso completo.
Allora sì, anche la stimolazione orale può essere un gesto santo, se è immerso in un rapporto che tende all’amplesso, vissuto con pudore, rispetto, libertà e reciproco consenso. Ma può anche diventare un gesto che svuota il significato dell’amore, se diventa strumento di egoismo o di chiusura alla vita.
Nel corpo dell’altro si cammina in punta di piedi, con lo stupore che si ha davanti a un mistero. L’erotismo cristiano non è negazione del desiderio, ma sua trasfigurazione in amore. Per questo, ogni gesto — anche il più intenso — può essere bello, se è amore che guarda, che rispetta, che include, che prepara all’unione totale.
Là dove c’è comunione, là dove c’è amore, tutto è puro. Ma là dove il corpo dell’altro viene usato, anche il gesto più dolce può diventare ferita. Che ogni sposo impari allora a domandarsi, più che “posso farlo?”, “sto davvero amando?”. È questa la domanda che salva.
Antonio e Luisa
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