Dal mese di Aprile fino a i primi di Ottobre molti sono quelli che partono come pellegrini: chi va a Santiago, chi va alla Verna, chi va ad Assisi, chi quest’anno visto l’anno giubilare è andato o andrà a Roma.
Infatti non basta mettersi in cammino per essere vivi, ma serve una direzione, una stella, una promessa. Se nel primo passo (leggi qui quanto già pubblicato) c’è il coraggio, nella mèta c’è il senso. E senza senso, ogni passo – anche quello più nobile – rischia di non ripetersi a causa della stanchezza.
Basta guardare a Colui chè si è fatto pellegrino per noi per mostrarci la via, che è la via, il Signore Gesù Cristo, il quale era venuto da Dio e a Dio ritornava (Gv 13,3) e proprio per questo si china e lava i piedi degli apostoli e si donerà sulla croce per la nostra salvezza.
Quindi guardando a Gesù, essere pellegrini di speranza significa camminare con un cuore rivolto verso il futuro, ma con una certezza ancorata nel presente: Dio Padre ci attende a braccia aperte.
Quindi la nostra mèta come pellegrini di speranza è il Paradiso, è l’abbraccio concreto, quotidiano e definitivo del Padre. Siamo tutti dei figli prodighi con la nostalgia nel cuore della tenerezza e della generosità del Padre.
La mèta cambia tutto
Senza una mèta, anche il cammino più bello si svuota. Senza una mèta, un obiettivo, ogni scelta sembrerà avere lo stesso valore, e quando due cose opposte per te che devi scegliere non fanno la differenza, significa che il risultato che otterrai non farà la differenza. Invece quando la mèta è chiara, ogni passo cambia sapore, ogni fatica assume senso, ogni bivio diventa occasione per scegliere ciò che avvicina alla mèta. Una scelta fatta in funzione della mèta non è più solo utile o comoda, ma è bella, vera, coerente con ciò che si è chiamati a essere.
Se davvero nel profondo credessimo che la mèta è l’abbraccio eterno del Padre, quell’abbraccio che guarisce ogni mancanza, che ricompone ogni frammento, che ci chiama per nome e non ci fa sentire mai soli, forse faremmo scelte migliori, forse vivremmo vite migliori. Perché non camminiamo per raggiungere traguardi, ma per tornare a casa.
Paradiso: nostalgia di pienezza
Il Paradiso è la risposta al desiderio di infinito che ci abita. Credere nel Paradiso non significa rinunciare alla terra, ma viverla con occhi nuovi. Credere nel Paradiso significa riconoscere che ogni volto, ogni scelta, ogni storia, può essere anticipo di eternità. Simone Weil scriveva: “Non si desidera mai ciò che si ha già. Il desiderio è orientato a qualcosa che ci manca.”
Il Paradiso è ciò che manca a questo mondo. Eppure, è già presente in ogni gesto d’amore gratuito, in ogni passo fedele, in ogni sguardo che non giudica ma accoglie.
La mèta: uno strumento che non si tiene in mano
Tra gli strumenti del pellegrino, il primo è la direzione. Non la metti nello zaino. La custodisci nel cuore. È la voce che dice: “non fermarti qui”, anche quando sei stanco. È la luce che riaccende la strada quando tutto sembra confuso. Il desiderio di raggiungerla poiché è reale, ed è bella e vale la pena camminare. Gesù lo ha detto: “Vado a prepararvi un posto” (Gv 14,2). Quel posto è l’abbraccio del Padre che è per tutti. Nessuno è escluso.
La mèta libera l’amore
Chi vive senza una mèta rischia di chiedere troppo al presente, di pretendere dall’altro la salvezza, la pienezza, la perfezione. Ma nessuno può colmare, di guarire il cuore al posto di Dio.Camminando avendo un obiettivo, una mèta ci permette di amare senza possedere, di restare fedeli anche nella fragilità, di vivere ogni incontro non come un fine, ma come un segno.
E tu, dove stai andando?
La tua vita ha una direzione o stai girando in tondo? Hai una mèta che illumina le tue scelte? Non è troppo tardi per alzare lo sguardo e ricominciare. Ogni pellegrino/a ha diritto a un orizzonte. Ogni speranza ha bisogno di una destinazione.
Il Paradiso… ci aspetta. Buon cammino, pellegrino/a. Ci rivediamo alla prossima tappa. Per domande e maggiori informazioni e chiarimenti puoi scrivermi su:
fralucabruno@gmail.com
Fra Luca Bruno
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