Mi baci con i baci della tua bocca (5 puntata)

Dopo una breve introduzione possiamo finalmente iniziare ad approfondire il testo di questo Libro. Partiamo dal Prologo. Clicca qui per recuperare gli articoli già pubblicati.

Cantico dei Cantici, che è di Salomone.
L’amata
Mi baci con i baci della tua bocca!
Sì, più inebrianti del vino sono le tue carezze.

Cantico dei Cantici, che è di Salomone. Fermiamoci subito sul titolo. Cantico dei Cantici. Canto sublime. Canto che supera tutti gli altri. Canto che tutti vorrebbero poter cantare. È il canto dell’amore nuziale pieno, che è scritto nel nostro cuore come desiderio più profondo. Tutti hanno desiderio di vivere quello che verrà cantato in questo libro. Tutti, essendo stati creati ad immagine e somiglianza di Dio, hanno questa impronta incancellabile. Tutti, che siano credenti o no, hanno il desiderio profondo di vivere questa esperienza di amore. Chi riesce già su questa terra a vivere questo amore è una persona felice. Pienamente felice, pienamente realizzata, pienamente uomo, pienamente donna.1

Canto sublime di Salomone. Chiariamo subito che questo testo non è stato scritto dal re Salomone. Viene attribuito a Salomone, come avviene anche per altre opere, perché si vuole evidenziarne l’importanza. Questo è un canto regale. È il canto dell’amore pieno, di chi non si accontenta delle briciole, di chi non mendica amore, ma di chi vuole assaporarlo fino in fondo. Il canto dell’amore è il canto del re. Così come Cristo è re e Cristo è amore. Naturalmente questa è una lettura cristiana. Cristo è re perché ama. Così anche noi, più saremo capaci di amare nella nostra relazione sponsale e più saremo re e regine della nostra vita. Più vivremo questo amore e meno saremo schiavi.

Mi baci con i baci della tua bocca! Il Cantico inizia con l’amata che prende subito la parola. Per tanti esegeti, qui c’è la prosecuzione del racconto della Genesi. All’esclamazione ammirata di Adamo di fronte ad Eva, Questa volta essa è carne dalla mia carne e osso dalle mie ossa, lei non risponde. Il racconto della Genesi aveva lasciato il discorso in sospeso. Ora la Sulamita, l’amata del Cantico, risponde all’amato. Torniamo con l’immaginazione nell’Eden. In questa grande armonia delle origini. Adamo esplode di gioia alla vista della donna, una creatura così simile a lui, ma allo stesso tempo diversa, misteriosa e affascinante. Lei non resta impassibile. La risposta alla gioia di Adamo si trova nel Cantico: che lui mi baci con i baci della sua bocca!

Un’immagine subito fortissima. Lei riconosce nell’amato la persona che può soddisfare quel desiderio di intimità profonda che alberga nel suo cuore. Non un bacio solo, ma tanti baci, come se non potesse accontentarsi, ma desiderasse che quel momento non finisse mai. Il bacio tra innamorati è un’immagine fortissima, perché tutti noi, che ne abbiamo fatto esperienza, possiamo capire come attraverso questo gesto si possa davvero assaporare l’intimo dell’altro. Non solo apriamo il nostro intimo all’altro, il nostro respiro, il nostro alito vitale, ma siamo desiderosi di ricevere quello dell’altro.

Sì, più inebrianti del vino sono le tue carezze. Le tenerezze sono tutte quelle espressioni d’amore che ci possono essere tra due innamorati: carezze, abbracci, baci ecc. Sono migliori del vino. Il vino ha una valenza simbolica molto definita. Il vino è la gioia. Nelle nozze di Cana è evidentissimo questo richiamo. Vino è gioia, abbondanza, ebrezza e festa. Le tenerezze dell’amato sono meglio del vino. Significa che non c’è nulla che doni piacere, gioia e pienezza alla donna quanto le tenerezze dell’amato. Io le desidero sta dicendo l’amata all’amato. Avete certamente notato la spregiudicatezza dell’amata, che esprime i suoi desideri, il suo amore, la sua passione e prende l’iniziativa. Inconcepibile per la mentalità maschilista dell’epoca in cui il Cantico è stato scritto. Mentalità che però non ha impedito di riconoscere questo testo come ispirato da Dio.

Antonio e Luisa

Per acquistare il nostro libro clicca qui

  1. Il Cantico, quindi, deve accompagnare gli innamorati nelle tappe oscure e serene, nel riso e nelle lacrime di quella stupenda vicenda che è il loro amore. Ma il Cantico è nella sua meta terminale la figura suprema dell’amore tra Dio e la sua creatura, per cui esso diventa un testo capitale soprattutto per tutti i credenti. Perciò, aveva ragione il grande scrittore cristiano del III secolo Origene di Alessandria quando scriveva: «Beato chi comprende e canta i cantici delle Sacre Scritture! Ma ben più beato chi canta e comprende il Cantico dei Cantici!». (da l’Osservatore Romano – Gianfranco Ravasi) ↩︎

Salomone e la Sulamita: un simbolo di armonia e uguaglianza (4 puntata)

Ultima riflessione prima di entrare nel cuore del libro. Per leggere i precedenti articoli clicca qui

Chi sono i due protagonisti del canto d’amore? Non hanno un nome specifico, non sono identificati. Restano un po’ anonimi. Questo cosa suggerisce? Che in quell’uomo e quella donna possono rispecchiarsi tutti gli sposi. La coppia del Cantico è un esempio e un’immagine di tutte le coppie del mondo.

In altre letterature famose possiamo trovare la vicenda di Romeo e Giulietta, di Paolo e Francesca, di Orfeo ed Euridice, di Tristano e Isotta e così via. Quella raccontata è la loro storia. Nel Cantico non si racconta la storia di qualcun altro, ma la nostra storia. Siamo noi i protagonisti. Ognuno di noi si può identificare.

Gli unici appellativi utilizzati nel testo non sono identificativi dei due protagonisti, ma hanno un forte richiamo simbolico. Lui Salomone, lei la Sulamita. Poi, nel proseguo, vedremo il perché di questi nomi. Posso subito anticipare la radice comune dei due nomi: la parola ebraica shalom, cioè pace. I due protagonisti sono l’uomo e la donna della pace. Adamo ed Eva invece, dopo il peccato originale, sperimentano tra loro distanza e incomprensione. Per contro, nel Cantico Salomone è l’uomo della pace per la Sulamita e lei è la donna della pace per lui. Si torna alle origini. All’armonia delle origini.

Altra considerazione importantissima e per nulla scontata: i due amanti sono posti sullo stesso piano di dignità. Un testo poetico di 500 anni prima di Cristo, quando la donna era considerata inferiore all’uomo, equipara la donna all’uomo. Un particolare spesso trascurato.

Viene proposta una donna attiva, che ha desideri e volontà indipendenti e con pari dignità dell’uomo, in una società che invece era maschilista. Probabilmente questo è stato uno dei motivi che hanno provocato tante opposizioni all’introduzione di questo testo nel canone sacro. La Sulamita appariva troppo spregiudicata, tanto da essere vista quasi come una poco di buono per l’epoca.

Un’ultima riflessione prima di iniziare con il Prologo del Cantico. C’è un’altra storia della Bibbia dove ci sono un uomo e una donna non identificati. Noi li chiamiamo Adamo ed Eva, ma il testo di Genesi li identifica come Ish e Isha. Anche in questo caso non sono nomi propri, ma hanno una forte valenza simbolica. Siamo sempre noi Ish e Isha. Salomone e la Sulamita sono Ish e Isha e sono Antonio e Luisa. Molti potrebbero pensare che l’amore narrato nel Cantico sia meraviglioso, ma non per loro.

Sono pienamente d’accordo che per tanti, troppi sposi è così. Il matrimonio è spesso fatica, divisione, rottura e sofferenza. Dimentichiamo le divergenze e lasciamoci trasportare e meravigliare dai versi del Cantico. Cerchiamo di contemplare a cosa tutti siamo chiamati. Cosa potremmo avere se solo ci abbandonassimo a Cristo nel nostro matrimonio.

Dalla prossima puntata incominceremo ad approfondire il testo partendo dal Prologo. Non mancate!

Antonio e Luisa

Cantico dei Cantici: un corpo sessuato per mostrare Dio (3 puntata)

Proseguiamo oggi con l’introduzione al testo. Clicca qui per rileggere le puntate già pubblicate.

Nel Cantico dei Cantici viene cantato l’amore. L’amore umano. È un libro che narra un’esperienza d’amore, concreta, tra un uomo e una donna. Un amore di tipo sponsale. Tutto il contesto lo fa credere. Non è solo un amore oblativo, di dono. Non è un amore platonico. È un amore prevalentemente carnale. È un amore completo, totale. Un amore passionale con risvolti erotici, per nulla velati, ma molto espliciti. Dove, seppur in modo poetico e mai volgare, non viene tralasciato nulla del corpo dell’amato e dell’amata.

Non viene tralasciato nulla di sensazioni, emozioni, sapori, odori e colori. Una bellezza che piano piano si svela, proporzionalmente allo svelarsi e all’accogliersi vicendevole dei due sposi, in un crescendo di esperienza sempre più concreta ed intima dell’uno con l’altra.

Per vivere questo amore cantato nel Cantico, dobbiamo purificare il nostro sguardo. Dobbiamo essere capaci di eliminare una certa malizia, che spesso si nasconde dietro certe idee di amore erotico. Dobbiamo eliminare anche un falso pudore, che spesso nasconde la nostra chiusura all’altro e incapacità di farci dono.

L’amore erotico tra due sposi non è nulla di vergognoso o di sporco. Certo possiamo sporcarlo noi con il nostro egoismo. L’amore erotico che Dio ha pensato per noi è qualcosa che apre alla meraviglia dell’amore, che diventa esperienza concreta vissuta nel corpo. Lo sguardo di Dio sulla sessualità umana, da sempre, è uno sguardo buono e positivo. L’espressione che troviamo nella Genesi al cap.1 E Dio vide che era cosa molto buona è posta proprio al termine della creazione dove aveva appena formato uomo e donna. Due creature sessuate, diverse e complementari, che, nell’unione intima, diventano una sola carne e diventano fecondi.

Due creature fatte a somiglianza di Dio, che nella loro relazione sponsale riproducono la relazione d’amore di Dio Trinità in se stesso. Detto in altre parole, Dio ci ha voluto sessuati, perché nell’unione intima e completa di due sposi si potesse scorgere, in maniera diversa e limitata ma concreta, la relazione perfetta delle persone della Trinità1.

Il corpo, che non solo ci appartiene ma ci costituisce come persone insieme all’anima, diventa strumento per esprimere in modo chiaro e netto quell’amore che abbiamo nel profondo di noi. Il corpo rende visibile ciò che non è visibile. Una realtà non solo lecita, ma santissima. Santissima come lo è il Cantico. Il Cantico parla di questo amore. Un libro da leggere con lo stupore di chi si addentra nella profondità del pensiero di Dio. Un libro che apre alle meraviglie di un’esperienza, che noi sposi possiamo e dobbiamo vivere nella concretezza della nostra relazione e della nostra vita insieme.

Antonio e Luisa

  1. E come tutti sappiamo, la differenza sessuale è presente in tante forme di vita, nella lunga scala dei viventi. Ma solo nell’uomo e nella donna essa porta in sé l’immagine e la somiglianza di Dio: il testo biblico lo ripete per ben tre volte in due versetti (26-27): uomo e donna sono immagine e somiglianza di Dio. Questo ci dice che non solo l’uomo preso a sé è immagine di Dio, non solo la donna presa a sé è immagine di Dio, ma anche l’uomo e la donna, come coppia, sono immagine di Dio. La differenza tra uomo e donna non è per la contrapposizione, o la subordinazione, ma per la comunione e la generazione, sempre ad immagine e somiglianza di Dio. (Udienza di Papa Francesco del 15/4/2015) ↩︎

Cantico dei Cantici: un libro spregiudicato (2 puntata)

Seconda puntata per leggere le precedenti clicca qui

L’arte di amare con tutto il cuore e tutto il corpo ci viene insegnata da Dio, Dio si fa maestro, attraverso un libro della Bibbia: il Cantico dei Cantici. Se non entriamo in questo modo di amare, non entriamo nella vita vera, non vivremo mai appieno il nostro matrimonio. L’intimità sessuale è un mezzo privilegiato per gli sposi per perseguire la santità. L’intimità sessuale va rivalutata, liberando questo gesto dalle incrostazioni del passato e dagli inquinamenti del presente. Per questo gli sposi dovrebbero leggere e meditare spesso il Cantico dei Cantici, per immergere il loro cuore e la loro mente sempre più intensamente nell’educazione sessuale elargita loro da Dio stesso.

Se è vero che il nostro sacerdozio si concretizza nell’amare sempre più il nostro sposo o la nostra sposa, non possiamo che meditare e approfondire questo libro della Bibbia, dove Dio ci mostra il modo per poterlo fare in pienezza. Il matrimonio spesso è fatica, divisione, rottura e sofferenza. Ma Dio non ha pensato questo per noi. Non ha voluto che ci unissimo per sempre ad una persona affinché fossimo tristi e sofferenti, ma al contrario perché potessimo realizzarci in pienezza, recuperare quella parte di figliolanza divina che il peccato ci ha tolto e ci ha nascosto agli occhi. Sentite questo commento ebraico al Cantico dei Cantici:

Quando Adamo peccò, la Shekinah, la dimora di Dio, salì al primo cielo, allontanandosi dalla terra e dagli uomini. Quando peccò Caino, salì al secondo cielo. Con la generazione di Enoch, salì al terzo; con quella del diluvio, al quarto; con quella di Babele al quinto; con quella di Sodoma, al sesto; con la schiavitù di Egitto, al settimo, l’ultimo e il più lontano dagli uomini. Ma il giorno in cui il Cantico dei Cantici fu donato ad Israele, la Shekinah ritornò sulla terra.

Cosa significa questa bellissima riflessione? Possiamo riportare Dio nella nostra casa o, meglio, possiamo tornare ad abitare la dimora di Dio, amando come Dio ci ha insegnato sapientemente nel Cantico in modo carnale e passionale, ma puro, senza sguardo di possesso e concupiscenza che rovina tutto e avvizzisce l’amore tra gli sposi amanti. Il peccato rovina tutto, fa sì che l’essere nudi davanti al nostro amato o alla nostra amata diventi fastidioso e odioso, perché ci sentiamo vulnerabili e trasparenti, non possiamo nasconderci e il nostro egoismo è evidente a tutti.

Gesù ci ha redento, ha sconfitto il peccato e la morte con la sua morte e resurrezione e nel sacramento del matrimonio, attraverso la Sua Grazia, possiamo liberarci delle catene del peccato e amare con lo stile di Gesù, che non tiene nulla per sé, ma si mette totalmente a nudo per noi donando tutto di Lui a noi che siamo la Chiesa e quindi la Sua sposa. Se riusciremo ad amarci come gli amanti del Cantico dei Cantici, la nudità non sarà più motivo di disagio, ma sarà via di donazione e relazione vera e piena. Dio potrà scendere nella nostra casa dalle altezze del cielo, dove era finito a causa del nostro peccato, e potremo finalmente vivere nella pace e nell’amore di Dio.

Prima di leggere e meditare i canti di questo testo è necessaria una breve introduzione. Cosa è il Cantico dei Cantici? Di cosa tratta? Perché è stato inserito nella Bibbia? Il Cantico dei Cantici è uno dei libri sacri della Bibbia. È collocato nel cuore della Bibbia, cioè al centro. È uno dei libri più brevi di tutta la Sacra Scrittura eppure, qualunque sia la versione che voi usate, il Cantico è sempre posto al centro della Bibbia.

È un libro entrato nel canone sacro, prima per gli ebrei e poi anche per noi cristiani, non senza divisioni, discussioni e polemiche. È un testo che scotta, che parla dell’amore umano, anzi tratta dell’amore erotico umano. Alcuni passaggi potrebbero sembrare imbarazzanti e spregiudicati. Molti si sono chiesti cosa c’entra un testo del genere con la Sacra Scrittura. Lo Spirito Santo, che fa bene ogni cosa, alla fine ha trovato il modo affinché il Cantico fosse inserito nel canone sacro.

Non c’è un autore conosciuto ed unico per il Cantico. È una raccolta di canti d’amore. Canti conosciuti e usati in Israele molti secoli fa, durante le celebrazioni delle feste nuziali. Feste che duravano parecchi giorni. Canti antichi, tramandati, tradizionali, ma non sacri, fino al concilio ebraico di Javne della fine del I secolo d.C., quando un rabbino molto autorevole del tempo, Rabbi Akiva, ruppe gli indugi e spinse con convinzione per l’introduzione di questi canti all’interno dei testi sacri.

Per convincere i presenti disse: Il mondo intero non vale quanto il giorno in cui il Cantico fu dato ad Israele, poiché tutti gli scritti sono santi, ma il Cantico è santissimo. Rabbi Akiva aveva intuito la grandezza di questo testo. Non solo poteva entrare a pieno titolo nei libri sacri, ma ne aveva più motivo degli altri. Aveva intuito la grandezza di questo dono che Dio aveva fatto al suo popolo e, attraverso Israele, all’umanità intera.

Il Cantico è stato composto presumibilmente verso il quinto secolo avanti Cristo e ci sono voluti circa 600 anni per farlo entrare nel novero dei libri sacri. È considerato santissimo, perché il popolo d’Israele ha letto nel Cantico dei Cantici, e precisamente nello sposo e nella sposa, la figura di Dio e del popolo d’Israele stesso. Nel cristianesimo resta questa lettura, però, lo sposo non è più Yahweh ma Gesù e la sposa è la sua Chiesa. Non sono letture sbagliate. Sono letture legittime, profonde e autentiche. Ciò non toglie che anche la lettura che cercherò di proporre è altrettanto legittima e autentica. Non sono io a dirlo, ma tanti e autorevoli esegeti cristiani. Noi siamo sposi e dobbiamo cercare di incarnare nella nostra vita tutti quei significati che il Cantico può avere nella sua lettura teologica e mistica. Le letture più profonde di questo testo non lo rendono astratto e meno adatto agli sposi, ma al contrario, lo arricchiscono della dimensione profetica a cui gli sposi sono chiamati. Attraverso la vita di noi sposi quei versetti possono prendere vita e rendere concreta l’immagine dell’amore di Dio e la vicenda d’amore dei protagonisti. Procederemo quindi nei prossimi capitoli alla lettura più semplice e diretta, quella che vede la relazione d’amore tra uno sposo e una sposa. Relazione meravigliosa che apre alla pienezza dell’amore e consente di recuperare l’autenticità e la purezza delle origini.

Antonio e Luisa

Sacerdoti dell’amore: riflessioni sul Cantico dei Cantici (1 puntata)

Alcuni anni fa Luisa ed io abbiamo pubblicato un libro sul Cantico dei Cantici. Un libro che ci è piaciuto tantissimo scrivere perché la stesura del testo ci ha motivato a conoscere questo breve e bellissimo libro biblico. Abbiamo scoperto una profondità unica e una narrazione dell’amore umano che è attualissima anche oggi. Il libro non è più in stampa, visto l’elevato numero di pagine e il costo per produrlo. Abbiamo deciso quindi di pubblicare un capitolo ogni lunedì, perché è bello e perché non vogliamo disperdere un lavoro che ci è costato impegno, tempo e fatica, ma che ci ha dato molta soddisfazione.

Una meraviglia da recuperare

Potremmo azzardare una definizione della dimensione sacerdotale degli sposi: siamo sacerdoti dell’amore. Cerchiamo quindi di chiarirci le idee su cosa significhi amore e amare nella realtà cristiana. Sappiamo che questa parola è abusata e inflazionata e può acquisire significati molto soggettivi e diversi tra di loro. Per un cristiano non può essere così. Abbiamo visto come il gesto più alto di amore di Gesù, gesto sacerdotale, sia stato il suo dono totale sulla croce. Dono accolto dalla sua Chiesa, da ognuno di noi. L’amore è quindi: donarsi ed accogliersi reciproco di due persone, che determina un’unione profonda coinvolgente la totalità del loro essere, cioè cuore-anima-corpo, in modo diverso secondo la finalità del dono.1 Un coinvolgimento, però, che pur conservando sempre sia la dimensione del dono che quella dell’accoglienza, assume caratteristiche diverse a seconda del tipo di relazione di amore che si sta vivendo. Ovviamente un amore di amicizia è diverso da quello tra fidanzati, tra genitori e figli, tra sposi e così via. Sono diversi i gesti, le modalità e l’intensità. Questo è il significato oggettivo e naturale della parola amore. Tutte le diverse relazioni d’amore che possiamo intrecciare con altre persone mirano a rispondere al desiderio di socialità. Solo l’amore sponsale (nel quale inserisco anche la chiamata al sacerdozio o alla vita consacrata) risponde al desiderio di sessualità. La sessualità è un desiderio che richiede un’unione totale, fedele, feconda e indissolubile con una persona complementare e diversa da noi.

Dio ci ha donato un libro dove ci insegna ad essere sacerdoti, si fa maestro dell’amore sponsale. È il Cantico dei Cantici. Ecco perché questo Libro della Bibbia sarà la base delle nostre riflessioni, una volta terminata questa introduzione. Dobbiamo farci provocare e interrogare dal testo. Noi siamo a livello di quanto descritto? Viviamo quel tipo di amore naturale, anche erotico e carnale, che è la base dell’amore soprannaturale e della Grazia del nostro sacramento?

Non dobbiamo avere la presunzione di essere troppo spirituali. Spesso scappare nella spiritualità, nella preghiera e nella trascendenza nasconde una incapacità di farsi dono nel corpo. Non si può costruire una casa dal tetto. Bisogna partire dalle fondamenta e poi si potrà arrivare anche al tetto. Se l’amore naturale è il concetto che ho espresso sopra, cosa sarà l’amore dei figli di Dio? L’amore dei battezzati e dei consacrati nel matrimonio? È l’amore naturale perfezionato, aumentato e plasmato dal fuoco consacratorio dello Spirito Santo.2

Se non abbiamo consolidato, compreso e vissuto l’amore naturale, non esiste la base per l’azione dello Spirito Santo nella nostra unione sponsale. Dio ci rende capaci di amare come la Trinità. Gli sposi sono icona della Trinità. Certo, non siamo che una pallida immagine finita e imperfetta della Trinità. Possiamo però assumere lo stile di Dio, se ci impegniamo e ci abbandoniamo a Lui e al suo progetto su di noi. Noi, come genere umano, siamo stati creati per amare così. Siamo creati ad immagine di Dio.

Il peccato originale ha distrutto questa armonia creata che da soli non possiamo recuperare, ma che con la Grazia del sacramento possiamo rivivere nella nostra relazione sponsale.3 Il Cantico dei Cantici esprime pienamente l’amore delle origini, di cui noi abbiamo nostalgia e che possiamo riconquistare con il matrimonio. Il Cantico dei Cantici, secondo alcuni esegeti, è la prosecuzione della Genesi. Ricordiamo che Adamo, davanti ad Eva, esclama: Questa volta essa è carne dalla mia carne e osso dalle mie ossa. La si chiamerà donna perché dall’uomo è stata tolta (Genesi 2,23). Non sappiamo la risposta di Eva. La possiamo però trovare nel Cantico dei Cantici dove ritroviamo quella meraviglia e quello stupore di Adamo. Meraviglia e stupore recuperati.4 Adesso stiamo davvero entrando in concetti meno astratti e più concreti. Stiamo entrando nella bellezza della nostra realtà di sposi che si esprime in un modo di amare, in atteggiamenti e gesti, che diventano non solo gesti d’amore, ma gesti sacerdotali.

Antonio e Luisa

  1. Da L’amore sponsale vita vera di Dio e degli uomini, Padre Raimondo Bardelli, Elledici. ↩︎
  2. Dio aumenta e infiamma il nostro amore umano e naturale con la Sua Grazia. La Grazia santificante è un amore creato in tutto simile a quello di Dio, che lo Spirito Santo effonde nei cuori degli sposi in proporzione all’apertura del loro cuore ad accoglierlo. (da L’amore sponsale vita vera di Dio e degli uomini, Padre Raimondo Bardelli, Elledici) ↩︎
  3. L’armonia nella quale essi erano posti, grazie alla giustizia originale, è distrutta; la padronanza delle facoltà spirituali dell’anima sul corpo è infranta; l’unione dell’uomo e della donna è sottoposta a tensioni; i loro rapporti saranno segnati dalla concupiscenza e dalla tendenza all’asservimento. (CCC 400) ↩︎
  4. Ma Gesù, nella sua riflessione sul matrimonio, ci rimanda a un’altra pagina del Libro della Genesi, il capitolo 2, dove appare un mirabile ritratto della coppia con dettagli luminosi. Ne scegliamo solo due. Il primo è l’inquietudine dell’uomo che cerca «un aiuto che gli corrisponda» (vv. 18.20), capace di risolvere quella solitudine che lo disturba e che non è placata dalla vicinanza degli animali e di tutto il creato. L’espressione originale ebraica ci rimanda a una relazione diretta, quasi “frontale” – gli occhi negli occhi – in un dialogo anche tacito, perché nell’amore i silenzi sono spesso più eloquenti delle parole. È l’incontro con un volto, un “tu” che riflette l’amore divino ed è «il primo dei beni, un aiuto adatto a lui e una colonna d’appoggio» (Sir 36,26), come dice un saggio biblico. O anche come esclamerà la sposa del Cantico dei Cantici in una stupenda professione d’amore e di donazione nella reciprocità: «Il mio amato è mio e io sono sua […] Io sono del mio amato e il mio amato è mio» (2,16; 6,3). (Esortazione Apostolica Amoris Laetitia di Papa Francesco n. 12) ↩︎