Dal libro dell’Èsodo (Es 32,15-24.30-34) In quei giorni, Mosè si voltò e scese dal monte con in mano le due tavole della Testimonianza, tavole scritte sui due lati, da una parte e dall’altra. Le tavole erano opera di Dio, la scrittura era scrittura di Dio, scolpita sulle tavole. […] Quando (Mosè) si fu avvicinato all’accampamento, vide il vitello e le danze. Allora l’ira di Mosè si accese: egli scagliò dalle mani le tavole, spezzandole ai piedi della montagna. Poi afferrò il vitello che avevano fatto, lo bruciò nel fuoco, lo frantumò fino a ridurlo in polvere, ne sparse la polvere nell’acqua e la fece bere agli Israeliti. […]
Continua in questi giorni il racconto della storia della salvezza tratto dal libro dell’Esodo, e oggi siamo di fronte a una scena probabilmente famosa, se non a tutti, quantomeno agli addetti del settore cinematografico, visto che non manca in nessun film che parli di Mosè. Effettivamente, è una scena molto forte ed in parte appare un po’ controversa: dopo tutta la fatica, l’impegno e il sacrificio per scendere a piedi dal Sinai con le tavole dei Dieci Comandamenti, Mosè le scaglia come nulla fosse contro la roccia, spezzandole.
Dio aveva preparato con cura e atteso questo incontro da secoli, non è che Dio gli aveva scritto qualche consiglio su una pergamena, non gli ha scritto un memo per un appuntamento, non gli ha fatto vedere le foto di famiglia sul cellulare, non si erano trovati sul Sinai per scolarsi una birra insieme, non è che hanno fatto una bella chiacchierata tra amici parlando del più e del meno, non si sono fatti un apericena con cocktail, niente di tutto ciò : Mosè aveva appena ricevuto i Dieci Comandamenti!
E la Scrittura sottolinea che: Le tavole erano opera di Dio, la scrittura era scrittura di Dio, scolpita sulle tavole. Mosè ha frantumato la scrittura di Dio, non ha cancellato come facciamo noi un messaggio dal telefonino, non è che abbia messo un file nel cestino di Windows così da poterlo recuperare in seguito, ma ha spezzato le due tavole scritte da Dio in persona. Forse non ci rendiamo conto della gravità di questo gesto, però possiamo intuirne qualcosa guardando alle dinamiche umane. Provate ad immaginare di voler fare un bel regalo al vostro fidanzato/a o al vostro coniuge per un’occasione unica : dopo molte ricerche, finalmente trovate il regalo perfetto, fate in modo che il giorno della consegna sia speciale, molto atteso da entrambi, il vostro amato/a apre il pacchetto, che è avvolto in una confezione indimenticabile, vi ringrazia di tutto cuore perché è un regalo meraviglioso e che racconta del vostro amore per lei/lui, sul più bello… apre la finestra e lo lancia alle ortiche. Che ne dite? È una bella prospettiva?
Guardando la scena attraverso il nostro simpatico esempio, potremmo dedurne che Mosè non si fosse reso conto di quanto avesse tra le mani, oppure che fosse un tipo un po’ irriverente e ingrato, per cui non teneva in gran conto la scrittura stessa di Dio. Eppure, Mosè viene più volte citato come “l’amico di Dio”, ma questo gesto è un po’ controverso per un amico che riceve un regalo da Dio, manco fosse l’amico delle elementari. Cosa c’è allora dietro questo gesto?
Da secoli Dio si era impegnato per far capire al suo popolo che non esistono innumerevoli dèi, ma un solo Dio. Stava cercando di sconfiggere l’idolatria/politeismo, e l’ha fatto in molti modi, con tanta pazienza e misericordia, aspettando che pian piano il popolo abbandonasse tutti i falsi dèi per adorare l’unico vero Dio. Il Signore aveva già perdonato moltissime infedeltà, finalmente sembrava che il popolo si fosse convinto e quindi lo lasciò per qualche giorno “parcheggiato” ai piedi del Sinai, intanto che rivelava i suoi Dieci Comandamenti al suo servo e amico Mosè, che faceva da mediatore tra il popolo eletto e Dio. Ancora una volta, il Signore mostra la Sua misericordia perché non dà al Suo popolo un milione di leggi, gliene dà solo dieci, venendo incontro alla loro limitata capacità di comprensione. Quasi come se volesse inaugurare la loro alleanza senza appesantirne troppo le condizioni, poche regole, diremmo, ma buone.
Ma il popolo non si è dimostrato ancora pronto per ricevere i Dieci Comandamenti, non si era ancora liberato dell’idolatria/politeismo, figuriamoci se fosse pronto a seguire le leggi del Signore. Ecco spiegato il motivo del gesto eclatante di Mosè, un gesto che avrà suscitato non poco scalpore, se lo saranno raccontato chissà per quante generazioni tanto è stato plateale, ed infatti è stato registrato per giungere fino a noi. Ma noi che c’entriamo con questo popolo dalla dura cervice?
Cari sposi, quel popolo era la prefigura di noi quando ci inginocchiamo di fronte agli idoli di questo mondo come i soldi, il sesso, il potere, il successo. Questo mondo ci inganna e vuole invertire le coordinate, sostituendo il Dio che ha creato l’uomo con gli dei creati dall’uomo. La Grazia del sacramento del Matrimonio ci serve per adorare l’unico vero Dio. Ecco perché il primo e più grande comandamento è amare Dio con tutto noi stessi; tutto il resto proviene da questa adorazione. Se pensiamo di tenere in piedi la nostra relazione confidando meramente sulle nostre capacità siamo da commiserare – per dirla con un neologismo “siamo fritti” – poichè senza di Lui non possiamo fare nulla.
Coraggio famiglie, è giunta l’ora di prendere il nostro vitello per le corna e frantumarlo sulla roccia che è Gesù Cristo, sbricioliamolo calpestandolo con i piedi di Sua Madre, facciamolo ora altrimenti questa calura estiva non sarà niente in confronto della calura del fuoco eterno.
Giorgio e Valentina.