Azzurra e Clara, due modi diversi di essere donna

Oggi vorrei davvero scrivere a cuore aperto. Un modo per condividere con voi non tanto dei concetti ma delle emozioni, qualcosa che tocca il cuore. Sono due notizie, sono due donne, una che sembra essere in antitesi all’altra. La prima è Clara di 30 anni. Una vita piena di impegni, un lavoro da fotografa professionista che le piace e la fa sentire realizzata e ha un compagno che condivide la sua scelta di vita. Tra cui rientra non avere figli. Non c’è spazio per loro. Clara afferma: Ho scelto di non avere figli: per la vita e il lavoro che faccio non c’è spazio per un bambino. Troppa responsabilità, e amo il tempo libero.

Poi c’è Azzurra. Una giovane moglie veneta di 34 anni. Sposata da poco. Lei desiderava moltissimo un bambino. Bambino che è arrivato ma durante la malattia di Azzurra. La giovane donna era infatti malata di cancro e a ha ritardato le cure per non danneggiare il bimbo che portava in grembo. Azzurra è morta pochi giorni fa e il marito ha riportato un pensiero della moglie: Mi diceva di sentirsi fortunata ad avere tanto amore intorno quando era lei il nostro esempio d’amore.

Leggendo queste due storie ho avuto delle sensazioni molto chiare. Ho visto nella storia di Azzurra il compimento di una vita. Ho visto una donna capace di cogliere il senso profondo della vita che è quello di amare e di lasciarsi amare, facendo della propria vita un dono d’amore.

Cosa che non riesco invece a vedere nella storia di Clara. Non credo che sia un caso che Clara abbia un compagno mentre Azzurra un marito. Nelle parole di Clara vedo quello che è un po’ la povertà del nostro tempo. Che non riguarda solo le donne. Vedo una donna concentrata su di sè, su ciò che le piace, sui propri bisogni, sulle proprie aaspettative. Che non c’è nulla di male. Ciò che non funziona, a mio avviso, è che Clara – come tantissime altre persone – è incapace di fare quel passo in più. Amare se stessa per diventare dono per gli altri. Tanto che anche il compagno sembra più che altro funzionale a soddisfare un bisogno e non tanto a essere destinatario di un dono d’amore gratuito.

Quindi, tutte le donne devono essere madri prima di ogni altra cosa? Assolutamente no. È totalmente sbagliato imporlo come un obbligo morale. Il desiderio di maternità dovrebbe essere il naturale risultato dell’amore fecondo, non una responsabilità imposta. La libertà di scelta è fondamentale. Ma quando una donna è veramente libera? Quando come Clara è continuamente ripiegata su di sè anche se apparentemente aperta al mondo oppure quando ti senti così amata come Azzurra tanto da trovare la forza e la motivazione di donarti completamente? Azzurra non si è annullata, Azzurra si è donata. Come Gesù sulla croce.

Non tutti siamo chiamati fortunatamente a scelte come quella di Azzurra. Tutti però siamo chiamati a comportarci come Azzurra in tante piccole occasioni quotidiane. A me piace tanto l’esempio della candela. La candela che si consuma giorno dopo giorno donando luce e calore. Io avevo tutto prima di sposarmi. Avevo un lavoro, giocavo a futsal con gli amici, uscivo, mi divertivo, andavo in vacanza all’estero. Insomma non mi mancava nulla apparentemente. Con Luisa ho inizito una relazione che mi ha tolto – nel matrimonio e con l’arrivo dei figli – tanta di quella tranquillità e spensieratezza. Allora perchè l’ho fatto? Perchè amo questa vita incasinata e stressante. La amo perchè ogni giorno arrivo a sera e nell’intimità della mia casa mi sento amato. E nel servire e prendermi cura della mia famiglia trovo la pace e il senso della vita. Noi siamo esseri che hanno bisogno di relazioni e più queste sono profonde e più ci danno senso. Lo stesso vale per Luisa.


Quando il matrimonio è vissuto pienamente, diventa fecondo. Questo significa che l’amore tra i coniugi va oltre i confini della coppia, diventando generativo e capace di generare nuova vita in senso ampio. Non solo vita biologica, ma impegno, forza, empatia, creatività e positività. Tutte queste qualità vengono poi riversate anche nel lavoro, trasformando così la quotidianità in un’avventura appassionante piena di significato. Il lavoro non è il fine. Il fine della vita è l’amore. Una vita ben vissuta sa mettere al giusto posto ogni cosa.

Essere cristiani non significa essere contenti del male, delle malattie e dei problemi. Essere cristiani è sapere che in ogni situazione della vita possiamo trovare un senso e un orizzonte d’amore che ci lascia sempre una speranza. Non so se Azzurra avesse fede e non so come la vivesse, però Azzurra aveva compreso l’amore e questo l’ha resa libera di amare anche in una situazione difficilissima come la malattia terminale, più libera di Clara a cui apparentemente non manca nulla.

Antonio e Luisa

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