Il matrimonio secondo Pinocchio /28

Cap. XXI Pinocchio è preso da un contadino, il quale lo costringe a far da cane da guardia a un pollajo.

Nel capitolo precedente si racconta del viaggio di ritorno verso la casa della Fata, ma sul finir del capitolo:

[…] non potendo più reggere ai morsi terribili della fame, saltò in un campo coll’intenzione di cogliere poche ciocche d’uva moscadella. Non l’avesse mai fatto!

Il povero burattino viene catturato da una tagliuola appostata per faine e finisce di scontare la pena della ruberia col fare il cane da guardia al pollaio al posto del defunto cane del padrone del campo. In questo capitolo si entra nei dettagli di questo fare il cane da guardia. E’ il tema dell’imbestiamento.

E’ un tema che ritornerà in seguito, ma al quale è bene dare uno sguardo attento da vicino. L’uomo ha fondamentalmente due strade nella vita, se segue l’una si divinizza se segue l’altra si imbestialisce.

Per fortuna anche in questo capitolo Pinocchio si pente delle proprie azioni e le riconosce, ma ormai il danno è fatto, e dovrà patirne le amare conseguenze; ma è una colpa non grave perciò l’imbestiamento è soltanto momentaneo.

Si potrebbe approfondire molto questa tematica, ma un articolo non ne è la sede, perciò ci basti puntualizzare il fatto che l’uomo si imbestialisce sempre di più quando vive nel peccato, contrariamente a quando vive nella Grazia, che lo divinizza sempre più.

Ora torniamo al solito focus riguardo la realtà matrimoniale: se una coppia di sposi continua a perseverare nel peccato senza pentimento e senza il minimo scrupolo, succede che pian piano si imbestialisce perdendo gradatamente la sua somiglianza con la propria origine, col Creatore.

Per concretizzare facciamo qualche esempio, pensiamo agli atti coniugali propri compiuti nella mentalità della contraccezione o, peggio ancora, compiuti nella mentalità abortista: poco a poco l’altro viene cosificato riducendolo ad oggetto da cui trarre piacere, da cui pretendere piacere, inoltre il proprio corpo viene ridotto alla stregua di un Luna-Park perdendo gradualmente il contatto con la realtà vera della nostra creaturalità. Si perde così non solo la trascendenza e la spiritualità ma si entra in una specie di vita in cui ci si aliena dal proprio io: l’anima continua a gridare la propria origine, tira verso l’Alto ma viene messa a tacere continuamente, essa però è attratta come da una calamita inarrestabile, sicché continua ad “urlare” come può la propria trascendenza, l’uomo per non sentire questa voce continua a silenziarla… l’uomo così si trova a rinnegare se stesso continuamente.

Oppure pensiamo alle coppie schiave del demone della gola: impiegano tutte le proprie energie (di ogni tipo) nel soddisfacimento di tutte le voglie del corpo, dando libero sfogo a tutti i piaceri quali: viaggi, vacanze, crociere, week-end nelle spa, concerti, aperitivi, serate in discoteca, divertimenti leciti ed illeciti senza freni e senza regole… o meglio, con una sola regola, che è il piacere. Per queste coppie i bambini sono un impedimento al proprio piacere, e anche il coniuge è adatto solo se rientra in questa logica egoistica, di utilità: proprio come il comportamento animale.

Come si fa a crescere nell’amare, cioè nel morire a se stessi per l’altro con questo stile di vita? Impossibile.

Pinocchio ci insegna che se si percorre la via sbagliata, la prima forma di pena è l’imbestiamento dell’umana natura. Fortunatamente la sua colpa non è grave, perciò l’imbestiamento è solo operativo e momentaneo, ma noi come stiamo? Cari sposi, non facciamoci mettere il guinzaglio anche noi.

Giorgio e Valentina.

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