Matrimonio e spiritualità: la metafora degli alberi da frutto secondo Ezechiele

In questi giorni di vacanza abbiamo scelto di dedicare più tempo alla nostra coppia. I nonni si stanno occupando del nostro piccolo Pietro. Ci siamo presi del tempo per pregare insieme lo Spirito Santo e per meditare sul sacramento che, come sposi cristiani, costituiamo. Solo qualche mese fa abbiamo ricevuto la preghiera di effusione nel Rinnovamento nello Spirito.

È stato bello essere cullati tra le braccia del Padre. Ci siamo sentiti di volare sorretti dalle Sue ali. Siamo usciti da quella chiesa talmente euforici. Ci sentivamo così tanto felici. Avevamo il desiderio di abbracciare ogni persona che incontravamo. Volevamo dirgli: ”gioisci perché Dio ti ama!

Abbiamo capito facendone esperienza. Abbiamo provato ciò che hanno provato i discepoli a Pentecoste. Quando sono usciti dal cenacolo, li hanno visti come ubriachi. Abbiamo sentito proprio tutto l’amore dello Spirito Santo in un solo momento, un amore troppo grande. Abbiamo avuto la percezione che i nostri piedi si staccassero da terra.

Quella sensazione poi si esaurisce col tempo. Chi ha ricevuto l’effusione dello Spirito Santo lo sa bene. Non si vive sul monte della trasfigurazione ma si torna a casa. Le sofferenze e i problemi della vita quotidiana hanno un forte impatto sul nostro umore. Però non svanisce quella sete di Lui e di preghiera che lo Spirito Santo ha messo nei nostri cuori.

E così, tornando a questi nostri giorni di vacanza, abbiamo pregato insieme lo Spirito Santo con la preghiera di lode sia cantata che no. Il Signore ci ha donato una parola molto bella dal libro del profeta Ezechiele, capitolo 47 versetto 12 in cui è scritto:

Lungo il fiume, su una riva e sull’altra, crescerà ogni sorta di alberi da frutto, le cui fronde non appassiranno: i loro frutti non cesseranno e ogni mese matureranno, perché le loro acque sgorgano dal santuario. I loro frutti serviranno come cibo e le foglie come medicina.

Questi versetti vengono scritti dal profeta Ezechiele in un momento di grande patimento per il popolo ebraico, quello della deportazione. E in questo contesto il profeta ci dona un’immagine suggerita dallo Spirito Santo di ciò che avverrà. Un angelo mostra ad Ezechiele un tempio da cui nasce un rivolo d’acqua diretto verso oriente.

Il tempio in questione non è stato edificato sulla roccia, bensì sulla sabbia. Quindi non può essere luogo di salvezza per il popolo. Lo Spirito Santo si rivela come fonte di acqua viva che cresce sempre più. Dall’essere molto meno di un fiumiciattolo andando verso est (da dove spunta il sole) si ingrandisce sempre più. Diventa percorribile solo nuotandovi.

L’acqua che è lo Spirito Santo si dirige verso l’Araba. L’Araba è una terra calda e arida di deserto che si affaccia sul Mar Morto. Questa acqua è un’acqua che porta alla risurrezione facendo rifiorire ogni albero che porterà molto frutto. I loro frutti matureranno sempre più e non termineranno mai e le loro foglie non seccheranno mai. Le foglie poi, ci comunica infine Ezechiele, saranno medicina.

Questo passo, in apparenza molto enigmatico, parla direttamente a noi sposi. Quella che ci presenta Ezechiele nell’antico testamento è una immagine che rimanda alle nozze di Cana del nuovo testamento.

Nelle nozze di Cana, Gesù è identificato con il vino nuovo. Questo vino rende gli sposi capaci di amarsi di un amore sempre più vero e sincero. Con il passare degli anni, però, l’onda delle emozioni tende a modificarsi e ad esaurirsi. In questa visione metaforica del profeta Ezechiele gli sposi si trovano in una situazione di deserto. Quale coppia non si è mai trovata o non si troverà a camminare lungo sentieri desolati in determinati tempi di questo nostro peregrinare terreno?

Svariati possono essere i motivi. Possono essere problemi sul lavoro o di salute. Possono esserci difficoltà legate all’educazione dei figli, lutti familiari o ferite delle famiglie di origine che emergono. Allora Ezechiele ci invita a non disperare. Quel terreno sterile, grazie alla alleanza di Dio con gli sposi che si rinnova ogni giorno, diventa incredibilmente fertile.

L’acqua che disseta la valle di Araba è Gesù stesso. Nel sacramento dell’Eucarestia, Gesù ci permette di vivere giornalmente quella comunione d’amore con Lui. Questo ci consente di entrare in comunione tra noi. Ci fa sentire amati da Lui di un amore profondo come lo sono le acque che scorrono verso l’Araba. Ci rende come quegli alberi che portano molto frutto. Quali frutti?

I frutti dello Spirito, come afferma San Paolo nella sua lettera ai Galati, sono: carità, gioia, pace, magnanimità, benevolenza. Sono anche bontà, fedeltà, mitezza e dominio di sé. Restando uniti a Cristo Gesù con il sacramento dell’Eucarestia abbiamo la possibilità di far maturare questi frutti. Lo Spirito Santo che abita in noi li sta già facendo germogliare, ma sono ancora acerbi.

Poi, con la nostra meditazione, ci siamo soffermati molto sul segno delle foglie. Esse sono medicina degli alberi della valle della Araba. Noi sposi siamo le piante da frutto. Gesù è l’acqua che ci nutre. La terra prima è spoglia e poi feconda le varie “stagioni” della vita di una coppia. Ci siamo domandati: E le foglie che significato hanno in questa visione di Ezechiele?

Lo Spirito Santo, durante la nostra preghiera, ci ha sussurrato una caratteristica benefica delle foglie. Esse sono i polmoni delle piante (un albero senza foglie non può portare frutto). Ma sono anche i polmoni di tutto il mondo. Le piante ci donano l’ossigeno senza cui non possiamo vivere. Una caratteristica delle foglie è proprio la generosità. Le foglie, afferma Ezechiele, sono medicina. Ci permettono di morire al nostro ego per poter amare in maniera totale. Senza questo passaggio non possiamo nutrirci come le piante di ciò che Dio ci dona nel Suo Santo Spirito. Di conseguenza, i nostri frutti non possono maturare e diventare sostentamento per l’altro.

Non saremmo cioè capaci di avere tutti quei gesti di amore e servizio. Quelle parole dolci e di incoraggiamento. Quelle attenzioni per il nostro sposo o per la nostra sposa attraverso i quali ci rendiamo pane spezzato per l’altro. Ovvero frutto che è cibo.

Le foglie possiamo pertanto associarle al sacramento della riconciliazione. Attraverso questo sacramento riscopriamo la voce di Dio nei nostri cuori. Questo ci permette di agire secondo la Sua volontà.

I sacramenti della Comunione, della Riconciliazione e del Matrimonio sono strettamente connessi tra loro. Per accostarci all’Eucarestia non dobbiamo essere perfetti altrimenti saremo già santi in paradiso. Sentendoci uno con Cristo, ricevendolo come pane di vita, siamo in grado di comprendere se ci sono degli errori che la nostra coscienza ci rimprovera. Questi ci rendono difficile sentirci avvolti dalle ali dello Spirito. Allora ritorniamo in ginocchio davanti al Padre. Gli chiediamo il dono della guarigione da tutto ciò che non viene da Lui. Chiediamo il dono della guarigione da ciò che è di ostacolo al processo di perfezionamento dei nostri frutti.

Senza voler togliere nulla all’esame di coscienza che facciamo privatamente, davanti a Lui eucarestia, non possiamo mentire a noi stessi. Lo Spirito di verità ci riempie.

Alessandra e Riccardo

Un pensiero su &Idquo;Matrimonio e spiritualità: la metafora degli alberi da frutto secondo Ezechiele

Scrivi una risposta a nives1950 Cancella risposta