Ripartiamo dalla famiglia

Venerdì scorso (16 agosto) è terminato l’XI Convegno Nazionale della Fraternità Sposi per Sempre a Loreto. Il tema era ”La Fedeltà: un’utopia o la verità dell’amore?” L’evento si è svolto sotto la guida di don Renzo Bonetti e con le catechesi di Don Salvatore Bucolo; eravamo 60 separati/divorziati, di cui quindici completamente nuovi, esclusi sacerdoti e accompagnatori.

Per la mia impressione e per i ritorni che ho ricevuto, è stato un bel convegno. È stato intenso, sia per le tematiche che per il programma serrato. È stato anche ricco e utile per approfondire, crescere e condividere. Come sempre, quando uno torna a casa, si porta con sé tutte le parole ascoltate, in particolare quelle delle persone con cui è stato più in contatto. Così le relazioni si rinsaldano e se ne creano di nuove.

Oltre alle cinque catechesi, i laboratori, i momenti di preghiera, la bellissima fiaccolata nella vigilia di Santa Maria Assunta, il rinnovo delle promesse matrimoniali e la serata ricreativa elegante con canti e balli, abbiamo fatto una prova pratica di CFE, comunità familiari di evangelizzazione, divisi in piccoli gruppi. Tutte le catechesi che don Renzo ha fatto a noi nell’ultimo anno hanno riguardato questo argomento.

Non è nulla di nuovo nella Chiesa. Non s’inventa niente. Già i primi cristiani si ritrovavano per condividere la fede. Nel tempo, per motivi vari, questo sistema è passato in secondo piano rispetto ad altri strumenti di evangelizzazione.

Le CFE sono uno strumento pastorale che rende le famiglie protagoniste della missione e coscienti di essere chiesa domestica. Gli sposi consacrati dal Sacramento ricevono la Grazia di essere segno reale dell’Amore di Gesù per la Chiesa. Sono chiamati ad annunciarlo nella loro vita. In poche parole, se gli sposi non evangelizzano, è come se avessero ricevuto in regalo una Ferrari nuova e la tenessero sempre spenta nel garage.

Come dice bene Papa Francesco in Amoris Laetitia n° 87: La Chiesa è famiglia di famiglie, costantemente arricchita dalla vita di tutte le Chiese domestiche. Pertanto, in virtù del sacramento del matrimonio ogni famiglia diventa a tutti gli effetti un bene per la Chiesa. In questa prospettiva sarà certamente un dono prezioso, per l’oggi della Chiesa, considerare anche la reciprocità tra famiglia e Chiesa: la Chiesa è un bene per la famiglia, la famiglia è un bene per la Chiesa. La custodia del dono sacramentale del Signore coinvolge non solo la singola famiglia, ma la stessa comunità cristiana”.

La CFE ha una struttura che aiuta gli sposi a sperimentare di essere Chiesa vivendone gli elementi essenziali: preghiera, ascolto della Parola, condivisione e comunione fraterna. La casa diventa quindi solo il luogo intimo dove accogliere, una volta a settimana, una decina di persone, in qualsiasi stato di vita. Singoli, fidanzati, sposati, separati e consacrati possono partecipare. L’incontro avviene tipicamente dopo cena e al massimo dura un’ora e mezza.

Non è possibile qui scendere ulteriormente in dettagli, mi piace solo sottolineare come si conclude la CFE: con la recita del padre nostro, in piedi, tenuti per mano, ma girati verso l’esterno. È un piccolo segno che sta a indicare la missione. È lo sguardo rivolto verso il mondo, verso le persone vicine e lontane. Infatti, quello che avviene durante l’incontro non è solo per i partecipanti. Deve dare i suoi frutti anche all’esterno, in modo che la Sua parola e i Suoi doni vadano anche agli altri.

Come ho scritto, in genere la CFE viene condotta da una coppia di sposi: quindi perché può essere condotta anche da un separato/divorziato fedele? Proprio perché, anche in caso di separazione o divorzio, il Sacramento del matrimonio rimane completamente. È come se il coniuge fosse assente a causa di un impegno. (L’unità è in Cristo, non nel letto matrimoniale). In forza del Sacramento sono Chiesa stabilmente riunita, anche se rimango solo.

Ora che è finita la formazione sulle CFE, non so quanti di noi stanno pensando seriamente d’iniziare. È sicuramente un impegno che richiede tempo, cura, preparazione e preghiera (anche su chi invitare). Sono stato contento di aver acquisito le basi per poterla mettere in pratica, prima o poi, a Dio piacendo.

Stiamo vivendo un periodo di calo di vocazioni sacerdotali. Le chiese sono sempre più vuote. Forse lo Spirito Santo ci sta suggerendo di ripartire dal basso, dalle famiglie, dalla quotidianità, dai nostri amici e colleghi, com’è successo all’inizio del cristianesimo. Sono convinto che, se faremo così, tornando a mettere Gesù al centro nelle famiglie, ci sarà un’inversione di tendenza anche per tutte le altre vocazioni. È bene ricordare che le vocazioni nascono spesso dalla qualità e dalla gratuità dell’amore sperimentato fra le mura domestiche.

Ettore Leandri (Presidente Fraternità Sposi per Sempre)

2 Pensieri su &Idquo;Ripartiamo dalla famiglia

  1. Stiamo vivendo un periodo di calo di vocazioni sacerdotali, in generale alla vita consacrata. Ma… Anche le coppie che si sposano sono in calo, mi sembra, così come chi decide apertamente di mettere al mondo uno o più figli. Insomma, un po’ tutto sembrerebbe in calo. La messe è molta, gli operai sono pochi. Speriamo di compensare con la qualità, in attesa di risalire anche un po’ con la qualità.

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