Il Matrimonio Secondo Pinocchio /44 Da Burattini a Figli di Dio

Con questo articolo finisce il nostro itinerario dentro questo racconto, e l’ultimo capitolo contiene pagine molto emozionanti, in particolar modo la descrizione di Pinocchio che si sveglia non più burattino di legno ma bambino vero. Le parole che usa il Collodi hanno un che di magico poiché descrivono con la sua arte, forse inconsapevolmente, il cambiamento che avviene quando muore il nostro uomo vecchio e cominciamo a vivere da veri figli di Dio: l’uomo nuovo descritto da San Paolo nella lettera agli Efesini.

Vogliamo quindi porre un ultimo sguardo a questo racconto con gli occhi della fede, e lo facciamo mettendo in evidenza qualche frase.

Dopo andò a guardarsi allo specchio, e gli parve d’essere un altro.

Accade proprio così perché la conversione del cuore investe il corpo, il quale emana una luce diversa, una pace prima sempre sospirata e mai ottenuta, una serenità costante che prima era solo illusoria di pochi istanti, lo sguardo cambia perché ci sono occhi nuovi.

Pinocchio vede cambiato non solo se stesso, ma tutto attorno a sé: la casa non è più una capanna, il vestiario è nuovo con berretto e gli stivali di pelle, in tasca si trova un portamonete d’avorio con 40 zecchini d’oro al posto dei 40 soldi di rame che lui stesso s’era guadagnato col lavoro, ritrova il babbo sano ed arzillo e di buon’umore. Insomma, tutto è nuovo e più bello e più dignitoso.

Anche per gli sposi che ritrovano il sacramento perduto può avvenire tutto ciò, con la differenza che nel racconto di Pinocchio le cose cambiano davvero, mentre invece per noi sposi sovente la vita e le cose attorno a noi restano uguali a prima, o meglio, restano uguali e sono diverse nello stesso tempo.

Uguali perché magari il lavoro, la casa, il traffico, il coniuge, i figli, l’automobile, i suoceri, il capoufficio, i colleghi, il mutuo, il parroco, il vicino di casa… (e chi più ne ha più ne metta) restano quelli di prima con le loro luci e le loro ombre, ma diversi perché è cambiato il nostro sguardo, li vediamo con occhi nuovi, siamo noi ad essere cambiati.

E il vecchio Pinocchio di legno dove si sarà nascosto?

Eccolo là – rispose Geppetto: e gli accennò un grosso burattino appoggiato ad una seggiola, col capo girato sur una parte, con le braccia ciondoloni e con le gambe incrocicchiate e ripiegate a mezzo, da parere un miracolo se stava ritto.

Pinocchio si voltò a guardarlo; e dopo che l’ebbe guardato un poco, disse dentro di sé con grandissima compiacenza: – Com’ero buffo, quand’ero un burattino! e come ora son contento di essere diventato un ragazzino perbene!… –

Con queste poche righe si conclude la storia del burattino che tanto ci somiglia perché ancora stiamo come in esilio su questa terra, e quindi ci rispecchiamo nelle sue fragilità e nelle sue debolezze, ma anche nella sua capacità di rendersi conto di aver sbagliato e di pentirsene.

Ci ritroviamo nel suo desiderio di ritornare alla casa del babbo (il Padre) ed anche nei suoi ostinati tentativi di seguire le indicazioni della coscienza, quel suo e nostro continuo cadere e rialzarsi, quel suo e nostro anelito ad una vita più piena di significati.

Cari sposi, vi invitiamo a leggere queste ultime righe che abbiamo riportato non solo come l’uomo nuovo che guarda il vecchio se stesso ma anche e soprattutto come la visione che l’uomo ha di se stesso quando sarà nell’aldilà.

Dal Purgatorio o dal Paradiso guarderemo noi stessi e la nostra coppia nel tempo esclamando come Pinocchio: “Com’ero buffo… [Com’eravamo buffi] ” …quando litigavamo per ogni cosa, quando facevamo i superbi o gli altezzosi, quando facevamo i permalosi, quando non ci guardavamo l’un l’altra con gli occhi di Cristo.

Cari sposi, il Paradiso ed il tempo presente sono misteriosamente legati, anche se per ora il Paradiso ci appare futuro, ma quando saremo fuori dal rigido schema del tempo, ci sarà un eterno presente che ci svelerà ogni cosa.

Possiamo vivere il nostro Matrimonio come dei burattini di legno oppure aspirare a diventare dei ragazzini veri, dei veri figli del Padre; se cominciamo a vivere la condizione di figli, il Paradiso si farà già misteriosamente presente, come una sorta di assaggio, una pregustazione, quasi fosse un’antipasto.

Coraggio sposi, ora tocca a noi scrivere un racconto come fece il Collodi, ma la nostra storia non deve restare stampata su carta, noi possiamo scriverla con la nostra vita sponsale quotidiana, resterà stampata nei cuori e nelle vite di chi abbiamo amato.

Giorgio e Valentina.

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