Amare anche dopo la morte: una storia vera

Si può amare anche dopo la morte?  Ci si può sentire profondamente e totalmente uniti al coniuge anche se la sua vita non è più su questa terra? È un’illusione o una realtà? La trama di un bel romanzo o un amore autentico e possibile? Mi sono posta queste domande tante volte in questi quasi diciotto anni di matrimonio che mi legano a mio marito. Che ne sarebbe di me se rimanessi da sola? E se capitasse a lui? In famiglia abbiamo un esempio di lunga vedovanza, vissuta con fedeltà e semplicità di cuore. Una prova dura, durissima, che onestamente non so se riuscirei a sopportare.

Non sono pensieri che faccio spesso ma, qualche tempo fa, il fatto che un caro amico sia rimasto vedovo mi ha costretto a tornarci su. Ci sono amicizie che, nonostante il tempo e la distanza continuano, portando frutti di bene reciproci. Amicizie che danno tanto, che t’insegnano, ti accompagnano. È proprio da una di queste che ho ricevuto un esempio talmente luminoso da non poterlo tenere solo per me, da non poterlo non condividere. E, soprattutto, da non poterlo non farlo qui sul blog, comunità nella quale – da tanti punti di vista – cerchiamo di dar risalto alla bellezza dell’amore vero, l’amore sponsale per Cristo, con Cristo e in Cristo.

A fine dicembre una nostra cara amica è andata in Cielo, dopo una vita spesa nell’accompagnare i pellegrini, soprattutto i giovani, a Medjugorje. Il marito l’ha assistita con infinito amore, prendendosi cura di lei anche nel lungo periodo della malattia. Già questo vuol dire tanto, in una società in cui – troppo spesso – si fugge il dolore, proprio e ancor più quello degli altri. Quello che, però, mi ha davvero colpita sono stati i messaggi che il marito mi ha inviato il 23 gennaio, giorno – guarda “caso” – in cui la Chiesa celebra i Santi Sposi. Ho il suo permesso nel pubblicarli. E lo faccio con tanta riconoscenza e gratitudine. Dunque, ricordando la moglie a poco meno di un mese dalla scomparsa, il nostro caro amico mi ha scritto:

“Io devo convivere con due diversi stati d’animo. Da una parte c’e’ la nostalgia della sua presenza perché passavo quasi tutto il tempo vicino a lei tenendole la mano. Per me era una ragione di vita. Dall’altra parte io ho la certezza che adesso lei è felice, ormai liberata dai condizionamenti della sua malattia, per i quali quella che conduceva non era più una vita”.

“Certo speravo che il Signore me la lasciasse ancora a lungo, ma mi rendo conto che il mio era un desiderio egoistico, per quello che ti ho detto sopra. Per quanto paradossale possa sembrare, posso dire che dal punto di vista affettivo, questo ultimo anno è mezzo in cui lei era allettata e’ stato il più bello della nostra vita a due perché ci ha permesso di prendere coscienza della profondità del rapporto che ci legava”.

“Un motivo di serenità deriva anche dal fatto che io avevo chiesto al Signore di tenermi ancora in vita e in salute fino a quando mia moglie avesse avuto bisogno della mia presenza. Lui mi ha esaudito e mi ha consentito di poterle stare vicino fino all’ultimo. Adesso non ho più preoccupazioni per il futuro. E aspetto che mi venga a prendere per stare di nuovo insieme e questa volta per sempre”.

Brividi. Di commozione, di ammirazione, di affetto. E mi sono chiesta: ma io so amare mio marito così? Chi di noi è così maturo e così libero da amare il coniuge in questo modo, modo che ha poco di umano e tanto di divino? Riusciamo a volere così tanto il bene dell’altro/altra da metterlo davvero davanti a noi, ai nostri desideri, alle nostre speranze, alle nostre aspettative? Con la massima sincerità devo ammettere che questi messaggi sono stati una lezione inaspettata e preziosissima, un bel “tagliando”. Li dono anche a voi affinché, oltre ad essere una testimonianza vera e vissuta, possano aiutare ciascuno a fare una profonda manutenzione del proprio legame coniugale. Perché il “per sempre” non è il titolo di coda di un qualunque sdolcinato film strappalacrime ma l’inizio dell’amore vero. Quello eterno, eppure possibile, del matrimonio cristiano.

Fabrizia Perrachon

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3 Pensieri su &Idquo;Amare anche dopo la morte: una storia vera

  1. E’ esattamente ciò che ho vissuto per 1 anno e 8 mesi, sino alla morte della mia amatissima moglie Roberta, avvenuta ad aprile 2023.
    Da allora, sebbene sia (come dicono in molti) ancora giovane, vivo nell’amore di chi gronda sangue per il dolore dell’assenza ma guarda al Cielo nella Speranza di ritrovare – in Dio – anche il proprio Amore.

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