Pochi giorni fa Antonio mi ha chiesto di realizzare un video per rispondere a un marito, così ho deciso anche di scrivere una risposta un po’ più articolata; la domanda è questa: “Se mia moglie mi ha lasciato perché si vuole divertire con altri uomini, io gli devo stare fedele anche con la castità?”.
A gennaio avevo risposto ad una domanda simile, ma ora voglio parlare di altro. Secondo la mentalità del mondo, però, la risposta alla tentazione sarebbe: “Cosa aspetti? Goditi la vita anche tu!”. Ma peccare non è mai un vero divertimento. Può sembrarlo all’inizio, perché il male spesso si presenta mascherato di dolcezza — come veleno coperto di miele — ma alla fine mostra sempre le sue conseguenze amare.
Io credo che invece questa brutta situazione possa essere sfruttata come un momento di crescita nella fede, come uno step da fare per passare al livello successivo, cioè da un amore corrisposto e quindi dove do qualcosa, ma anche ricevo, a un amore totalmente disinteressato e gratuito, come quello di Cristo.
Finché non affronti una prova concreta, non puoi sapere davvero se sei capace di superare le difficoltà. Puoi anche pensare di farcela, ma è solo il test che lo dimostra. È per questo che ho sempre sostenuto l’importanza degli esami, anche a scuola. Ricordo ancora, ad esempio, l’interrogazione finale in quinta elementare: un momento formativo che oggi, purtroppo, è stato eliminato.
In questo caso c’è in gioco la fede, ci crediamo davvero o siamo solo capaci a biascicare qualche preghiera, giusto per accontentare la nostra coscienza?
Nessuno vorrebbe affrontare le prove della vita, ci immaginiamo sempre che la nostra strada sia in discesa, dimenticando che sono le salite quelle che temprano il corpo e lo spirito; d’altra parte la porta stretta richiede uno sforzo per entrare.
Tornando alla domanda: fare l’amore al di fuori di un legame che sia davvero un “per sempre”, senza una donazione totale e aperta alla vita, non è vero amore, ma solo un atto genitale, uno sfogo dell’istinto. Può sembrare che ci sia amore sincero, ma in realtà manca sempre qualcosa: quella pienezza e verità che solo l’impegno totale può garantire.
La fedeltà è un terreno sacro: quando un coniuge resta fedele nonostante l’abbandono dell’altro, sta mantenendo aperta la porta alla grazia e alla potenza di Dio, permettendoGli di agire nella storia della coppia. Ognuno è libero di fare ciò che vuole, anche sfruttare gli altri e svendersi, ma noi cristiani sappiamo che dobbiamo aver cura del nostro corpo, perché è il tempio di Dio. Quindi la fedeltà nella prova diventa fecondità nella grazia per noi e per chi ci sta intorno.
Se una moglie (in questo caso, ma vale ovviamente anche per il marito) se ne va, il marito può scegliere di comportarsi allo stesso modo, oppure restare fedele per fede e in forza del Sacramento (non perché è bravo).
Il coniuge è, su questa terra, la persona che ha il potere spirituale più grande sull’altro, perché il sacramento del matrimonio ha consacrato la loro unione. Nemmeno un sacerdote o un vescovo possono intercedere presso Dio più profondamente di un marito per sua moglie, o di una moglie per suo marito. Questo significa che la mia vita, le mie scelte, la mia fedeltà possono influenzare l’eternità di mia moglie. È facile pensare che non lo meriti, che debba pagare per ciò che ha fatto — per le ferite, per il male arrecato anche ai figli — ma quando ragiono così, sto guardando tutto con occhi umani, secondo la logica della giustizia terrena. Dio però non ragiona così: ama mia moglie quanto ama me e vuole salvarla. Ma ha bisogno della mia collaborazione per farlo.
Quindi se io cerco di amare davvero, mettendomi dalla parte di Chi si sarebbe meritato più bene di tutti nella storia ed è stato messo in croce, sto rispettando il mio impegno di dare la vita, nonostante il suo comportamento. E quando si perde la vita per gli altri, sappiamo che invece si guadagna quella eterna, la più importante e che Dio non ci farà mancare la pace e tanto altro.
Una vita vissuta nella castità — che, più propriamente, è continenza, poiché la castità riguarda ogni stato di vita ed è molto più profonda del solo aspetto sessuale — non va intesa come un sacrificio fine a se stesso, né come una croce insopportabile. Al contrario, è una forma di donazione, una scelta d’amore. E quando sei tu a scegliere, non ti senti schiacciato da un’imposizione, ma libero e leggero nel portare avanti la tua missione.
La continenza, in questo contesto, non è privazione, ma pienezza. È la libertà di amare senza cercare compensazioni, di restare saldi nella promessa fatta, non per obbligo, ma per scelta consapevole. Chi rimane fedele non è uno sconfitto, ma un vincitore nella logica del Vangelo.
Un’ultima cosa: nei giorni nostri sembra che una persona non possa vivere bene e felice se non ha rapporti sessuali. Certamente fare l’amore è una grande fonte di piacere e appagamento, ma non è l’unica: garantisco che si può avere una vita bellissima e felice anche vivendo nella continenza. Questo avviene anche attraverso piaceri sani, come un abbraccio, una passeggiata nella natura, la visione di un film, la lettura di un libro, una pizza con gli amici, aiutare gli altri, stare insieme ai figli, gioire delle loro conquiste, un viaggio e anche pregare. Sarò strano, ma io preferisco divertirmi così e non mi manca niente, perché amando, sono insieme allo Sposo Gesù e a tanti amici.
Ettore Leandri (Presidente Fraternità Sposi per Sempre)
Buon pomeriggio, condivido appieno il suo pensiero e per me anche adesso che sto per concludere la fase di divorzio e quello della nullità Sacramentale, che ha richiesto lui paradossalmente, rimane quello del vincolo sppnsale indisssolubile agli occhi di Dio, mi hanno colpita molto le sue riflessioni.
Non mi addentro molto nella mia vicenda personale, perché sarebbe troppo lungo ed annoso il racconto. Le dico soltanto che ho a mia volta invocato la sua incapacità psichica….
Mi domandavo a tal proposito, una volta ottenuta la nullità, sebbene per me quel Sacramento sia stato celebrato con tutti i crismi ed io ero consapevole della mia scelta, mentre lui evidentemente no, può considerarsi come mai non celebrato e dunque libera di potermi un domani rifare famiglia, giacché non ho avuto la grazia di avere figli? Il mio padre spirituale mi dice di si, conoscendo la nostra storia, ma io ho questo forte conflitto interiore.
Una sua frequente lettrice
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Rosaemma intanto ti abbraccio in questa tua sofferenza e grande dolore. Il percorso di nullità come anche il divorzio è un vero lutto da elaborare. Venendo alla tua domanda se il matrimonio viene dichiarato nullo significa che la Chiesa in piena coscienza e responsabilità afferma che non c’è mai stato. Non si annulla qualcosa che esiste ma si dichiara che non sia mai esistito.
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Si è un vero e proprio lutto, che va metabolizzato e cristallizzato. Ce la sto mettendo tutta per affrontare con forza e speranza tutta la situazione, attraverso la Fede, che mi sta accompagnando ogni giorno con piccole e grandi grazie e doni.
Tutti mi rispondono allo stesso modo circa la mia domanda e prego il Signore ogni giorno affinché attraverso lo Spirito Santo mi indichi la strada ed illumini la mia mente.
Grazie infinite per la risposta e per tutti i vostri contributi che leggo sempre con tanto piacere ed interesse.
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Grazie per il tuo messaggio Rosaemma.
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Come ti ha risposto bene Antonio, un Sacramento non si può annullare mai, si può solo verificare se c’erano le condizioni perchè avvenisse. Quindi stai serena, affida tutto a Dio, prega e fai tutto in completa sincerità e trasparenza, in modo da fare verità nella tua vita. Un matrimonio può essere nullo anche se ci sono 10 figli. Un abbraccio e buon cammino.
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