Perché la violenza maschile non si combatte reprimendo la virilità, ma educandola. Un percorso tra statistiche, psicologia e fede per riscoprire il cuore dell’uomo.
Siamo ancora tutti scossi dal recente duplice omicidio di due giovani ragazze, vittime della violenza di coetanei. Eventi come questo ci lasciano senza parole, soprattutto quando si è genitori: ho tre figli maschi di 21, 20 e 16 anni e una figlia di 18, e non riesco a non immedesimarmi nel dolore di quelle famiglie. Il termine “femminicidio” è corretto, ma spesso rischia di oscurare il vero dramma: una cultura che ha smarrito il senso dell’umano, in particolare nella relazione tra uomo e donna.
La mentalità pornografica che disumanizza
Viviamo in un tempo in cui la sessualità è stata svuotata del suo significato più profondo. La pornografia – oggi accessibile in maniera immediata e massiva – ha educato intere generazioni a vedere la donna come un oggetto, una presenza sempre disponibile, sempre accondiscendente. Non solo attraverso siti espliciti, ma anche tramite social, pubblicità, musica e persino videogiochi.
Questa mentalità pornografica non educa alla relazione, ma al consumo. E quando questi giovani uomini incontrano ragazze reali, con desideri, limiti e personalità proprie, si scontrano con qualcosa che non sanno gestire: la realtà del rifiuto, della libertà dell’altro. È lì che, senza strumenti interiori, può emergere la frustrazione, e nei casi più estremi, la violenza.
I dati: meno femminicidi, ma più attenzione
Nonostante la giusta attenzione dei media, i dati mostrano che i femminicidi in Italia sono in calo. Secondo l’Istat, nel 2023 si sono registrati 117 omicidi con vittime donne, in diminuzione del 7,1% rispetto al 2022. Nel 2002 le vittime erano 187: una riduzione significativa nel corso di vent’anni.
Questo non sminuisce il problema, ma ci invita a leggerlo con maggiore profondità. Il fenomeno resta drammatico, ma può essere affrontato con intelligenza, cultura e prevenzione.
La repressione non è la risposta: l’uomo ha bisogno di vivere la sua virilità
Una parte della cultura contemporanea, nel tentativo di correggere gli abusi del passato, ha proposto una risposta sbagliata: reprimere la virilità maschile, ridicolizzarla, confonderla con l’aggressività. Ma l’uomo non diventa meno pericoloso se rinuncia a se stesso: diventa fragile, confuso e a volte pericolosamente instabile. L’uomo ha bisogno di vivere in pienezza la propria virilità per non trasformarla in violenza.
Virilità non è dominio. È forza sotto controllo, è energia orientata al bene, è responsabilità. Come scrive John Eldredge in Wild at Heart, «ogni uomo è stato creato con il desiderio di combattere per ciò che è giusto, vivere un’avventura e amare una donna». Quando questi desideri vengono repressi, si deformano in rabbia, isolamento o possesso.
Secondo il dott. Stefano Vicari, neuropsichiatra infantile, «la fragilità emotiva dei giovani maschi è il grande rimosso della nostra cultura». Crescono senza padri presenti, senza modelli affettivi sani, senza strumenti per affrontare la frustrazione. Ed è lì che esplodono i drammi.
Cristo: il volto pieno dell’uomo
La risposta a questa crisi non è la repressione, ma la redenzione. Ed è proprio Gesù Cristo a mostrarci la pienezza dell’essere uomo. Forte e mite, determinato e compassionevole, Gesù è capace di indignarsi per l’ingiustizia e di piangere per l’amico. Non possiede, ma si dona. Non conquista, ma custodisce.
Nella mia esperienza personale, è stato proprio l’incontro con Cristo – attraverso la relazione con mia moglie Luisa – a farmi riscoprire cosa significa essere uomo. Da giovane, appena fidanzati, la guardavo come un corpo. Un corpo da usare. Ero concentrato sulle mie pulsioni e su quello che io volevo. Solo dopo, attraverso un cammino di fede, ho capito che lei era una persona, un mistero, una figlia di Dio. L’amore è diventato dono, e non pretesa. Se volete approfondire la sessualità come gesto sacro e di donazione vi propongo il nostro nuovo libro.
Educare i figli all’amore vero
Per costruire una società più giusta, dobbiamo ripartire dall’educazione affettiva. Insegnare ai ragazzi che la donna non è un oggetto, ma una persona. Che amare significa rispettare. Che il “no” di una ragazza è sacro quanto il “sì”. Che il corpo è il linguaggio dell’amore, non della conquista.
Abbiamo bisogno di padri, educatori, maestri, catechisti, uomini veri che mostrino con la propria vita che essere uomini non significa dominare, ma donarsi. Che la virilità non è qualcosa da temere, ma da vivere con cuore integro e volontà formata.
Conclusione: generare uomini nuovi
Per le ragazze uccise possiamo solo pregare. Ma per i nostri figli – e per le figlie che dovranno incontrarli – possiamo fare molto. Possiamo insegnare loro che amare significa lasciare liberi. Possiamo testimoniare che esiste un modo bello, pieno e santo di essere uomini. Un modo che non ha paura della forza, ma la sa orientare al bene. Un modo che somiglia – in tutto – a Gesù.
Antonio e Luisa
Acquista il libro con gli articoli più belli del blog
Acquista il libro Il dono del corpo. La sessualità come dono sacro tra gli sposi.
TI SBAGLI….IL TERMINE FEMMINICIDIO E’ ERRATO………………………..
https://www.avast.com/sig-email?utm_medium=email&utm_source=link&utm_campaign=sig-email&utm_content=webmail Privo di virus.www.avast.com https://www.avast.com/sig-email?utm_medium=email&utm_source=link&utm_campaign=sig-email&utm_content=webmail
"Mi piace""Mi piace"
Vai oltre quello era solo per entrare nella sensibilità comune e poi dire qualcosa di diverso..
"Mi piace""Mi piace"
stavolta non ho letto prima tutto l’articolo , non ho resistito a dire subito la mia su questa parola idiota e non conforme…….FEMMINICIDIO NON VUOL DIRE NULLA,,,,,ANZI MENO DI NULLA……e’ solo un modo per orientare le colpe del rapporto sul maschio……anzi vi prego di non usarla piu’ e di usare invece la parola OMICIDIO,,,,,,,
"Mi piace""Mi piace"
Forse non avete capito bene…..il termine femminicidio non significa nulla…..anzi meno di nulla……..e’ solo una parola usata dal sistema per condannare l’uomo, il maschio, il capofamiglia……..anzi vi prego di non usarla piu’ altrimenti la gente continuera’ ad abboccare a questa falsa idea……l’unico termine valido e’ e resta OMICIDIO……
https://www.avast.com/sig-email?utm_medium=email&utm_source=link&utm_campaign=sig-email&utm_content=webmail Privo di virus.www.avast.com https://www.avast.com/sig-email?utm_medium=email&utm_source=link&utm_campaign=sig-email&utm_content=webmail
"Mi piace""Mi piace"
Ma leggi l’articolo e non ti fermare alle parole. Combatto esattamente quello che dici tu. Questa rigidità serve solo a non creare un dialogo. Poi se non sei d’accordo va bene. Possiamo pensarla diversamente
"Mi piace""Mi piace"
NON HO ANCORA LETTO L’ARTICOLO MA IL TERMINE FEMMINICIDIO NON DOVREBBE ESSERE USATO MAI PIU’………..DEVE ESSERE CANCELLATO DAL LESSICO…….CHISSA’ SE HO RESO L’IDEA….
"Mi piace""Mi piace"
E allora di che parliamo? Leggi e poi se vuoi obietta su qualcosa di concreto. E io uso se permetti le parole che voglio.
"Mi piace""Mi piace"