«Il regno dei cieli è simile a un granello di senape, che un uomo prese e seminò nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande delle altre piante dell’orto e diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami». – Matteo 13
Cari lettori,
in questo primo articolo dedicato al fidanzamento cristiano vorrei soffermarmi in parte sulla storia del mio fidanzamento con Alessandro e in parte su considerazioni generali che spero possano essere una luce di fiducia per incoraggiare sempre più persone a intraprendere il loro fidanzamento secondo il Vangelo e secondo i consigli della Chiesa Cattolica.
Prima di tutto voglio dirvi che sono figlia di una coppia di sposi separata. La loro separazione è avvenuta pochi anni fa dopo molti anni di matrimonio, ma i miei genitori non avevano davvero costruito la loro relazione sul Signore Gesù, non pregavano insieme e non hanno vissuto un fidanzamento cristiano.
I loro continui litigi negli anni passati, specialmente quando ero adolescente mi hanno segnata profondamente, ma ho avuto la grazia di affidarmi sempre nella preghiera a Dio anche in quei momenti. Mi sono interrogata molto su quale fosse la mia vera vocazione e in questo percorso sono stata aiutata dai frati cappuccini toscani, uno di loro in particolare mi ha aiutata nel discernimento interiore e gli eventi che ho vissuto nel corso del tempo mi hanno fatto capire nel cuore che la strada per me era quella del matrimonio, forse anche perché con il mio percorso di vita avrei dovuto “riparare la casa interiore” , un po’ come quando Dio disse a San Francesco:
«Francesco, va’ ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina» (2 Cel. 3).
Nell’ultimo anno delle superiori e nel primo anno di Università sono stata in una relazione con un compagno di scuola, ma non la posso definire fidanzamento, per i seguenti motivi: quel ragazzo non aveva fede e faceva fatica a rispettare i miei propositi fermi di una relazione casta e il secondo motivo era che mio cuore era molto agitato, turbato da quale fosse il mio percorso vocazionale.
Probabilmente una parte dell’inquietudine che sentivo era data anche dal fatto che quella relazione non mi faceva del bene e quindi quella persona non era quella giusta per me. Fu quel ragazzo a decidere di lasciarmi, era maggio 2019. Nei mesi precedenti quando ormai avevo capito che quel legame stava per finire già avevo iniziato a chiedere a Dio nella preghiera di farmi incontrare la persona giusta, una persona con la quale poter condividere la mia vita.
Ricordo che cercai su internet una preghiera a Sant’Antonio di Padova, un santo soprannominato dai sudamericani Casamenteiro (che significa “colui che favorisce i matrimoni”), in quanto esiste una tradizione legata a un miracolo compiuto dal santo a favore di una fanciulla che necessitava di una dote per potersi sposare.
Il Signore Gesù mi aveva già preparato la strada, ben prima di questa mia preghiera; infatti a dicembre 2018, presso la Chiesa di San Carlo dei frati cappuccini dove svolgevo il servizio di catechista, arrivò una domenica mattina, un nuovo organista chiamato a sostituire la persona che abitualmente suonava in chiesa e che in quel periodo non poteva venire. La messa come sempre era alle 11.30, ma poiché prima erano necessarie alcune prove ricordo che lasciai un attimo i bambini del catechismo in una stanza e mi avviai alla porta ad accogliere quella persona nuova. Mi colpì molto il bel sorriso che quel giovane ragazzo dai modi gentili aveva. Mi presentai e lo accompagnai all’organo. Dopo qualche parola capimmo che eravamo dello stesso anno, 1998, lui di maggio, io di dicembre. Quella fu la prima volta che lo vidi. Il suo nome era Alessandro.
Vi aspetto il prossimo mese con il proseguo del mio diario. Un caro saluto.
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Eleonora e Alessandro