La Vera Pace, in Cammino Verso lo Sposo

Cari sposi, può essere che nella vostra vita vi sia toccato di presenziare il momento in cui una persona cara rivela di essere gravemente malata. Un colpo durissimo, un fulmine a ciel sereno, un drastico cambio nel ménage familiare. D’istinto si cerca di essere vicini, di consolare, di farsi prossimo al tempo stesso che avvertiamo tutta la nostra impotenza.

Gesù, nel brano di oggi, occupa questo posto dal momento che siamo all’interno del “Discorso di addio”, pronunciato poche ore prima della sua Passione. Ma ecco l’incredibile: è Gesù stesso a infondere coraggio agli apostoli che, confusi e sconvolti, non potevano credere a quelle parole, Lui stesso, nel pieno del suo turbamento e angoscia interiore che di lì a poco lo porteranno a sudare sangue, sta coccolando i suoi con parole piene di dolcezza e consolazione: “non siate turbati, abbiate fiducia”.

Solo una persona perdutamente innamorata può comportarsi così, che grande è il Cuore di Gesù! Con ragione suor Faustina appuntava nel suo diario: “La Mia Misericordia è talmente grande che nessuna mente, né umana né angelica, riuscirà a sviscerarla pur impegnandovisi per tutta l’eternità” (Diario, 699).

Ma, il dono della Pace di Gesù non è un accessorio, un optional nella sua vita, perché Lui stesso è la pace, come ci insegna San Paolo: «Egli, infatti, è la nostra pace» (Ef 2,14). Cristo impersona la pace dato che, con la Passione, Morte e Risurrezione, Lui ha riconciliato Dio e l’uomo e ha messo pace tra gli uomini stessi, anzitutto tra Giudei e pagani. Ogni cellula del suo corpo, ogni parte del suo comportamento esprime tale Pace.

La pace è quindi un dono relazionale, il frutto della comunione ristabilita con Cristo e nel Corpo di Cristo, come ancora ci ricorda San Paolo: “Giustificati per la fede, abbiamo pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo” (Rm 5,1). Che differenza corre tra questa pace di Gesù e quella che offre il mondo (pensiamo a tutti i sacrosanti sforzi per la pace in Ucraina e in Palestina)! Gesù ci offre la pace tramite il dono di sé, tramite il suo sacrificio redentore, con il suo esempio; in cambio, non al massimo siamo capaci di compromessi e di do ut des.

Sant’Agostino ci ricorda che, per il Battesimo, Gesù è “interior intimo meo et superior summo meo più interiore del mio intimo e più in alto della mia parte più alta” (Le Confessioni, III,6,11). Quindi la Sua Pace è già potenzialmente in noi, anche se non ce ne accorgiamo. È quel tesoro nascosto nel campo che dobbiamo riscoprire di continuo e lasciar agire in noi. Per questo, sempre S. Agostino, ci ricorda che è la preghiera del cuore il modo con cui lasciamo fare a Gesù in noi.

Se questo vale per tutti, per voi sposi c’è un accento in più. La viva presenza di Cristo nella vostra relazione vi rende Sposi portatori di pace, quella pace che Gesù vuole radicare nel vostro rapporto. Proprio a motivo del fatto che il mondo maschile e femminile sono fondamentalmente diversi e tendono al conflitto, ecco allora che Gesù, con la grazia del matrimonio, vuole “abbattere il muro di divisione”.

Sulla irriducibile differenza uomo/donna si sono versati fiumi di inchiostro e qui l’atteggiamento più comune sfocia nel cercare la consapevolezza della propria diversità, oppure si risolve il tutto con la teoria della fluidità di genere e la decostruzione dei cosiddetti “stereotipi culturali”.

In realtà, la pace tra uomo e donna, tra marito e moglie, e quindi la vera comunione, al di là dei battibecchi triviali o dei sani confronti pur nella divergenza di opinioni, passa dalla sequela di Cristo Sposo. Solo nella misura in cui una coppia opta consapevolmente di lasciarsi guidare dallo Sposo potrà iniziare a sperimentare la vera pace.

Ce lo spiega magistralmente l’allora Card. Ratzinger in un documento profetico, scritto a quattro mani assieme a Giovanni Paolo II: “«Quanti siete stati battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo… non c’è più uomo né donna», scrive San Paolo ai Galati (3,27-28). L’Apostolo non dichiara qui decaduta la distinzione uomo-donna che altrove dice appartenere al progetto di Dio. Ciò che vuole dire è piuttosto questo: nel Cristo, la rivalità, l’inimicizia e la violenza che sfiguravano la relazione dell’uomo e della donna sono superabili e superate. In questo senso, è più che mai riaffermata la distinzione dell’uomo e della donna, che, del resto, accompagna fino alla fine la rivelazione biblica. Nell’ora finale della storia presente, mentre si profilano nell’Apocalisse di Giovanni «un cielo nuovo» e «una nuova terra» (Ap21,1), viene presentata in visione una Gerusalemme femminile «pronta come una sposa adorna per il suo sposo» (Ap 21,2). La rivelazione stessa si conclude con la parola della Sposa e dello Spirito che implorano la venuta dello Sposo: «Vieni, Signore Gesù» (Ap 22,20)” (Lettera ai Vescovi della Chiesa Cattolica sulla collaborazione dell’uomo e della donna nella Chiesa e nel mondo,12).

ANTONIO E LUISA

Se uno mi ama, osserverà la mia parola…” (Gv 14,23): è questa la chiave della presenza di Dio tra gli sposi. Dal giorno del matrimonio, Dio non abita in noi automaticamente: prende dimora solo se Gli apriamo il cuore, se scegliamo ogni giorno di seguirLo nel concreto, nella fatica di amarci come Cristo ci ama. L’amore coniugale diventa allora un tabernacolo vivente, ma solo quando è illuminato dalla Parola, nutrito dai sacramenti e offerto nella libertà. La fedeltà, il perdono, la tenerezza: tutto può essere abitato da Dio… se siamo noi a lasciare spazio, a scegliere la Sua via e non la nostra.

Antonio e Luisa

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Un pensiero su &Idquo;La Vera Pace, in Cammino Verso lo Sposo

  1. il motivo del conflitto fra due persone (uomo/donna o di stesso genere) non è dovuto alla diversità, ma all’egocentrismo passionale adolescenziale, ovvero personalità che educate in modo assistenziale hanno una scarsa gestione razionale (soprattutto Volontà) e la forte passione personale gli fa avere aspettative comportamentali che inevitabilmente vengono deluse, per non sfociare in odio, separazione o divorzio. La soluzione è recuperare l’educazione collaborativa corresponsabile mancante, ovvero lavorare a fianco di mamma e papà e nel volontariato.

    sono d’accordo!

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