La Fabbrica della Tenerezza

Oggi un contributo molto gradito da parte di due coniugi impegnati da tanti anni a favore della famiglia e dell’amore. Si tratta di Maria Lubrano e Raimondo Scotto. Ci hanno scritto per arricchire il confronto nato da un articolo di alcuni mesi fa Mio Marito è Anaffettivo. E Io ho Fame d’Amore. Il loro contributo prende spunto da ul libro che hanno publicato nel 2011 Inseguendo l’anima gemella. Nelle pagine che hanno deciso di condividere con noi c’è la storia di Elena e di suo marito.

Elena ha fame di amore ma fin dal fidanzamento si è accorta che il marito è anaffettivo perché nella sua famiglia nessuno gli aveva insegnato ad esprimere l’amore, mai abbracci, mai baci, mai empatia. C’erano stati dei primi segnali dolorosi. Tutte le coppie di fidanzati loro amici si tenevano per mano, oppure camminavano abbracciati ma per lei non c’erano abbracci.

Eppure lei stimava quell’uomo introverso ma seriamente impegnato a costruire il loro legame affettivo. Dopo il fidanzamento le nozze.  Elena vorrebbe lasciarlo dopo pochi mesi dal matrimonio ma  decide consapevolmente la via della fedelta al sacramento e di continuare ad amarlo per riempire quel serbatoio di amore che nel marito è rimasto vuoto. Nelle righe che seguono viene raccontato il momento cruciale in cui lei “sceglie” di restare con suo marito

LA FABBRICA DELLA TENEREZZA.  

Entra l’aria fresca del mattino dalle imposte accostate. Gui è andato via salutandola frettolosamente, la credeva forse  ancora un po’ addormentata, ma  Elena era ben sveglia. Si è alzata ed ha guardato il limoneto ancora in fiore. Quel verde l’ ha abbagliata,  stordita, ma solo per pochi istanti, subito è ritornata alla sera prima, all’odio che avevano saputo  generare tra loro. Nella sua  anima è sceso il gelo. Il suo meraviglioso mese di maggio che le piaceva tanto, adesso le è indifferente.

Si guarda intorno, le arance mature, la brocca rossa, il letto disfatto, le pareti immobili… tutto è senza vita, non c’è più lo smalto, manca la luce… Ha nel cuore una sensazione di sconfitta, di danno irreparabile…  Vorrebbe gridare : “Ti prego Gui, te lo chiedo in ginocchio, non distruggere così quello in cui abbiamo creduto… aiutami a ritrovarti”.

L’aria ancora un po’ pungente si colora di tenero verde, di giallo, di pallido viola. I tetti riflettono allegri il cielo luminoso. Elena si appoggia all’ inferriata del balcone, lo sguardo si perde nel limoneto. Quanti anni sono passati da quel giorno di aprile quando le campane di Sant’Antonio la chiamavano: sposa… sposa… sposa. Con quanto entusiasmo era cominciata la loro vita a due, poi, per quell’incapacità di Gui di esprimere le sue emozioni, per quella frequente mancanza di gentilezza, tutto aveva iniziato a sgretolarsi. Le sembra adesso di trovarsi in un vicolo cieco, le sembra di non trovare via d’uscita.  La tentazione di fuggire, di buttare all’aria la loro relazione, da mesi è forte.

Un pensiero imprevisto ad un tratto le attraversa la mente… forse ancora possono riprovarci? imparare a  volersi bene, arginando le piene del cuore, scavalcando gli ostacoli, evitando di farsi del male, urtando gli spigoli?

Qualche mese dopo

Elena e Gui sono ancora insieme, non sono cambiati, alcune ferite radicate nell’infanzia rimangono per sempre, alcune pieghe dell’anima sono indelebili ma è accaduto qualcosa di nuovo, di sorprendente. Sono cambiati quel poco che basta per guardarsi negli occhi senza rancori,  lui sempre incapace di esprimere sentimenti e emozioni, lei sempre assetata di gentilezza, di  tenerezza.

Elena si domanda stupita: come ha potuto sopravvivere, come le sono scivolati addosso tutti  quei giorni senza versare più lacrime? Ancora se lo chiede, ancora si stupisce di fronte alla voragine impensata delle potenzialità umane, alle straordinarie energie del cuore, al fedele aiuto di quel Dio in cui aveva ricominciato a credere.

Momenti di riflessioni  ce ne sono stati tanti  e tanti sono stati i  suoi propositi, le proposte accorate per Gui, per poter ricominciare a credere nel “noi”. Era come spostare una montagna appuntita, saltare da un muro alto nel vuoto, ma ogni volta era riconoscere orizzonti nuovi,  ampi panorami sconosciuti, e atterrare al suolo su di un tappeto erboso senza ferite, solo qualche leggera ammaccatura simile al dolore che si prova dopo una frizione rigenerante sul corpo. Nonostante i tanti momenti bui, ogni dolore, piccolo o grande, era stato sempre per loro due, uno spazio creativo, dove poter intravedere piccole strade nuove per incontrarsi.

Il miracolo era avvenuto, si era sciolto nel suo cuore il rancore, la pretesa, aveva accolto le fragilità di Gui, buttando all’aria,  lei per prima, la guerra fredda che avevano entrambi generata. La sua fame di amore si era saziata cibandosi dell’amore di Dio e Dio le aveva insegnato a dare tenerezza.

La tenerezza, la gentilezza di cui aveva bisogno, Elena aveva iniziato a fabbricarsela  da sé, la generava nel suo cuore e nasceva anche negli altri. Se lei si fermava, se si stancava di produrla, tutti si fermavano. A volte era stanca di essere quella sorta di fabbrica di gentilezza, a volte come oggi che si appoggia al balcone e si perde con lo sguardo nel limoneto per ritrovare energia, oggi che è senza forze. 

Un’idea le sfiora l’anima: ognuno nella vita in fondo, per essere utile, deve fabbricare qualcosa. C’è chi fabbrica musica, chi arte, chi studio, chi idee, chi poesie, chi cultura ecc…ella non può tradire la sua natura, gli ideali che l’hanno affascinata fin da quando era bambina… lei potrebbe fabbricare gentilezza. Ricorda di aver letto una volta la storia di una ragazza che si chiamava “Dona Musica”. Ella, dovunque entrava, doveva donare note per far felici i presenti…

Nell’impeto dei suoi tredici anni aveva deciso subito, con determinazione, di voler fare anche lei così. Le occasioni nella vita non le sono mancate, ed è contenta di non essersi tirata indietro, anche se la tentazione di farlo è stata a volte così forte come un vortice nel mare in tempesta; ma ogni volta una piccola cordicella, un’idea, un piccolo filo d’oro, l’hanno tirata fuori. Quell’ improvviso ricordo di “Dona Musica” quella storia sarà forse  il filo d’oro di oggi per ritrovare la forza di essere gentile?

Le foglie verdi ondeggiano piano, si sente il fischio di una nave, la brezza del mare vicino culla i suoi pensieri.

Quel giorno quando Gui ritorna dal lavoro, come sempre stanco, taciturno, schiacciato dai suoi pensieri, trova Elena, più accogliente del solito, che gli sorride  e lo blocca sulla porta di casa con un abbraccio coinvolgente. Come ormai  accade negli ultimi due mesi, si meraviglia di quel cambiamento, di quei suoi sorrisi inaspettati, di quell’abbraccio che scioglie tutta la tensione accumulata in quell’ufficio dove non c’è mai tregua, dove i problemi si accavallano, si accumulano senza soluzioni. La tenerezza di Elena scende nel suo cuore come una musica dolce che lo rasserena, che lo porta a sciogliere quel nodo che gli blocca le parole da sempre, da quando bambino si sentiva invisibile, davanti a un padre che sapeva solo lanciare messaggi di sfiducia. Allora, come un prodigio, fiorisce per la prima volta, sulla sua bocca una frase: Grazie Elena, tu non sai  quanto sei importante per me…

Raimondo e Maria Scotto

Acquista il libro con gli articoli più belli del blog

Acquista il libro Il dono del corpo. La sessualità come dono sacro tra gli sposi.

Acquista L’ecologia dell’amore

Tutto è possibile per chi crede. Diario di un fidanzamento cristiano

Parte I

“Non prenderai per mio figlio una moglie tra le figlie dei Cananei, in mezzo ai quali abito, ma andrai nella mia terra, tra la mia parentela, a scegliere una moglie per mio figlio Isacco”– Genesi 24,4

Cari lettori, la volta scorsa ci siamo soffermati sul VI comandamento e sui tanti doni che esso ci vuole fare se lo accogliamo. In questo articolo vorremmo offrire una luce di speranza a quelle persone, giovani e adulte, le quali per tante ragioni non hanno trovato una persona con la quale poter intraprendere un fidanzamento cristiano, pur desiderandolo fortemente.

In effetti nella nostra società chi sente nel cuore questo desiderio deve fare i conti con una realtà sociale totalmente in opposizione. E’ molto difficile incontrare qualcuno che non solo sia credente, ma che lo sia anche nei fatti e quindi voglia vivere davvero i valori cristiani e gli insegnamenti della Chiesa, specialmente intorno alla tematica delle relazioni e del fidanzamento.

C’è un linguaggio mediatico che assolutamente non ci aiuta in questo, questo linguaggio ci invita a vivere secondo i nostri desideri del momento, ci incoraggia a intraprendere relazioni fisiche con qualsivoglia persona, tanto quello che conta è divertirsi no? Ci propone la strada della convivenza come prova del nove, ci incoraggia a non sposarci affatto. Vorremmo ribadire con molta chiarezza che chi vive un fidanzamento cristiano impara a conoscere l’interiorità dell’altro come se stesso, scioglie tutti i nodi e i problemi in anticipo e non ha alcuna necessità, assolutamente nessuna, di scegliere la convivenza prima del matrimonio!

E’ una garanzia di felicità che il mondo non conosce e dalla quale nascono sorgenti di grazie in tante modalità diverse. Lascio un riferimento a un’intervista che ci è stata fatta da Cecilia Galatolo su Punto Famiglia:

Ritorniamo allora alla Parola di Dio che ci dà indicazioni di saggezza anche in tema “fidanzamenti”. Nel contesto del popolo ebraico ritorna quasi sempre l’invito a cercare moglie/marito all’interno del popolo d’Israele, in quanto si condividono gli stessi valori e la stessa fede; non viene vista compatibile l’unione con gli altri popoli (es: cananei, amorrei, ecc…).

Questa indicazione di saggezza la dovremmo applicare anche alla scelta del nostro fidanzato/fidanzata, dunque scegliere una persona che voglia intraprendere un cammino di fidanzamento basato sulla fede e sugli insegnamenti cristiani, altrimenti incontreremmo una serie di ostacoli a catena che non ci aiuterebbero a sbocciare in prima persona (non condivisione della scelta della castità prematrimoniale, proposta di convivenza, inutilità del matrimonio, incapacità di comprendere il significato teologico del matrimonio sacramento, probabilmente meglio fare viaggi e avere animali piuttosto di avere dei figli, divergenze sull’educazione morale dei figli ecc…).

Vorrei proporvi di rileggere Genesi capitolo 24, nel quale si racconta di come Abramo incarichi un servo di scegliere la moglie per suo figlio Isacco. Si raccomanda di sceglierla all’interno del popolo ebraico e di andare a cercarla nella sua terra d’origine, la famosa Mesopotamia. E’ molto bello il riferimento ad una protezione divina in questa delicata missione: «Egli stesso manderà il suo angelo davanti a te, perché tu possa prendere là una moglie per mio figlio.» Se il matrimonio è la nostra vocazione Dio non si dimenticherà di aiutarci in questo, la sua benedizione sarà con noi anche nel trovare la persona giusta. Non dimentichiamoci di pregare…la nostra preghiera sincera otterrà quanto chiediamo secondo il nostro bene.

La scelta della moglie per Isacco cade su Rebecca, una pronipote di Abramo. Rebecca si dimostra accogliente e gentile nei confronti del servo di Abramo e gli dà da bere presso un pozzo d’acqua. Il pozzo, così come la sorgente d’acqua ritornano diverse volte nella Bibbia; all’elemento  “acqua” sono associate  grazie particolari (il Battesimo, la ferita del costato di Cristo dalla quale sgorgano sangue ed acqua, l’apparizione della Madonna alla piccola Bernadette a Lourdes, nella quale Maria invita la pastorella a scavare nella terra per far sgorgare una sorgente d’acqua ecc…). Rebecca accoglie con libera  volontà la proposta di fidanzamento e si reca a incontrare Isacco. Leggiamo quindi:

«Intanto Isacco rientrava dal pozzo di Lacai-Roì; abitava infatti nella regione del Negheb. Isacco uscì sul far della sera per svagarsi in campagna e, alzando gli occhi, vide venire i cammelli. Alzò gli occhi anche Rebecca, vide Isacco e scese subito dal cammello. E disse al servo: “Chi è quell’uomo che viene attraverso la campagna incontro a noi?”. Il servo rispose: “È il mio padrone”. Allora ella prese il velo e si coprì. Il servo raccontò a Isacco tutte le cose che aveva fatto. Isacco introdusse Rebecca nella tenda che era stata di sua madre Sara; si prese in moglie Rebecca e l’amò. »

Rebecca si copre il viso con un velo quando vede Isacco per la prima volta, perché si tratta di un gesto di  rispetto e di decoro, tipico del contesto culturale dell’epoca. Questo atto indica che  riconosce Isacco come futuro marito e che si presenta a lui con umiltà. Il velo non è solo un indumento, ma un simbolo di modestia e di accettazione del ruolo di moglie. 

È un modo per Rebecca di comunicare il suo consenso al matrimonio e il suo rispetto per Isacco, prima ancora che inizino a parlare. Questo gesto è simile a quello di altre figure bibliche, come Mosè che si copriva il volto davanti a Dio, sottolineando il carattere sacro e solenne dell’incontro. Lascio di seguito un video di approfondimento molto interessante sull’incontro tra Isacco e Rebecca:

Detto ciò, io e Alessandro, abbiamo pensato di dare la possibilità ai giovani e alle giovani che leggono Diario di un fidanzamento cristiano di conoscere altre persone che condividano gli stessi valori cristiani e il desiderio di vivere un fidanzamento cristiano. Abbiamo creato una community  Whats App nella quale può entrare chi sente nel cuore questo desiderio particolare. Di seguito il link di invito:

https://chat.whatsapp.com/BuhxrUClIwO5Laj5a08JrF?mode=ac_t

Si tratta di un’opportunità non scontata, ma che davvero può portare molta gioia e speranza nella vita dei giovani.

Chiediamo a chi entra nella community di scrivere una breve presentazione di sé indicando: Nome, età, città di domicilio, studi e professione, passioni e notizie di sé che  desidera condividere.

Il successo di questa community, con questa finalità specifica, dipenderà da quante persone si iscriveranno. Vi invitiamo a non avere paura né a vergognarvi, sarà un gruppo all’insegna della gentilezza. Una volta che un numero congruo di persone sarà entrato e che esse si saranno presentate, avrete la possibilità di scrivere privatamente a chi desiderate.

Vi aspettiamo!

Nel prossimo articolo, la parte II di “Tutto è possibile per chi crede”, parleremo di una proposta simile per persone dai 30 ai 50 anni, gestita da un’associazione di Milano, Istituto La Casa.

Scriveteci a eleonoraealessandro4@gmail.com

Un abbraccio,

Eleonora e Alessandro

Acquista il libro Il dono del corpo. La sessualità come dono sacro tra gli sposi.

Acquista L’ecologia dell’amore

Pier Giorgio e il suo amore per Laura

Voglio un amore che sappia di te, con quel gusto un po’ amaro di un vino da re” è l’esordio di “Un amore grande”, canzone italiana di oltre quarant’anni fa. Come questo testo ben suggerisce, l’amore non è solo felicità ma anche sacrificio. Non solo cuoricini ma anche sofferenza. Non solo spensieratezza ma anche – necessariamente – serietà. Non solo emozione ma anche scelta. E, soprattutto, non costrizione ma piuttosto libertà. Proprio così fu l’amore che (l’ormai prossimo San) Pier Giorgio Frassati provò nei confronti di Laura Hidalgo. Dato che il 4 luglio ricorre il suo dies natalis, penso sia importante parlare di un aspetto forse poco conosciuto di questo giovane eroe della fede. Perché in Cielo si va anche se, oltre a Dio, si ha avuto pure un amore umano.

Conosciuta durante le vacanze di carnevale del 1923, Laura era figlia di un generale spagnolo divenuto poi cittadino italiano. Rimasta orfana di entrambi i genitori, dopo aver studiato al liceo “Massimo D’Azeglio” di Torino, si era iscritta alla facoltà di matematica. Proprio come Pier Giorgio, anche per Laura la fede cristiana e la carità verso gli altri erano i valori portanti della vita. Fu questo a far scorgere in lei, agli occhi e al cuore del giovane Frassati, non una ragazza come tante ma la possibilità di un amore vero, bello, puro. C’era un però, un grande però: Laura non era abbastanza altolocata per diventare la moglie di uno dei rampolli più in vista della società dell’epoca. Pier Giorgio lo sapeva. E sapeva pure che parlarne ai genitori avrebbe acuito la gravissima crisi che già minava, da anni, il loro rapporto coniugale. Che fare, allora?

Dichiarare a Laura il suo amore oppure no? Confidarsi con qualcuno? Parlarne in casa, pur sapendo di scatenare malcontento? Straziarsi il cuore? Pier Giorgio, pieno di fiducia in Dio, fece una scelta coraggiosa, che forse oggi definiremmo quasi folle: soffrire in silenzio per non far soffrire nessun altro a parte se stesso.

Non si rivelò a Laura né chiese il benestare ai genitori, ben sapendo che non sarebbe mai arrivato. In un’epoca, la nostra, in cui egoismo ed egocentrismo sembrano le uniche cose che contano – e da soddisfare sempre e comunque – il Frassati c’insegna qualcosa di profondo, autentico, quasi dimenticato. C’insegna che l’amore vero non è quello che pretende tutto e subito, quello che esige, che fa la voce grossa, che minaccia, che stolkera. L’amore vero è quello capace di fare anche un passo indietro. Quello preparato per aspettare, riflettere, valutare. Un amore in grado di offrire a Dio anche le pene più intime, sicuro di trovare il più grande conforto.

Chi è in grado, ai nostri giorni, di “rallentare”, come ha fatto Pier Giorgio? Chi è in grado di ragionare pur davanti ai piccoli e grandi “no” che necessariamente la vita ci pone dinnanzi? Forse chi si lascia travolgere dai raptus della violenza e dell’odio? O forse chi – proprio come Frassati – sa mettersi in ginocchio davanti al Padre? Proviamo a immaginare il dolore di questo ragazzo, poco più che ventenne: un amore che non sarebbe mai stato accettato dai genitori, un sentimento rimasto in sospeso, un sogno spezzato.

Pier Giorgio ne soffrì molto, confidandosi con pochissimi fidati amici e, in seguito, anche con la sorella Luciana. Quest’ultima ha raccontato che il fratello, un giorno, le si avvicinò “con i suoi grandi occhi neri e mi ha detto che era innamorato di una ragazza che conoscevo“.  Scrisse Pier Giorgio che “sacrificava l’idea di una relazione che avrebbe potuto portare molta gioia […] E’ colei che ho amato di un Amore puro e oggi, rinunciando ad esso, desidero la sua felicità […] Così lei sarà sempre per me una buona amica che […] mi avrà aiutato a mantenere la retta via verso la Meta“.

Potrebbe sembrare una storia triste ma, in realtà, questo aspetto della vita di Pier Giorgio ha ben altro da dirci e qualcosa di ben più profondo da lasciarci: non vergognarsi se non si eccelle in tutto, nella vita. Non vergognarsi dei fallimenti, delle difficoltà, dei momenti bui, delle contrarietà. Pier Giorgio c’insegna che non siamo i soli a soffrire e che il nostro valore non dipende dalle sconfitte ma da come sappiamo affrontarle, e superarle. Pier Giorgio ci aiuta ad avere coraggio e a non cedere allo sconforto perché “tutto concorre al bene di coloro amano Dio” (Rm 8, 28).

E, infine, Pier Giorgio ci fornisce un magnifico esempio di amore vero. Non quello annacquato delle copertine patinate. Non quello finto e illusorio di tanti Social. Non quello pericoloso di tante relazioni malate. No. Un amore che ha dell’amore di Dio, che per primo si è donato. Un amore che ha dell’amore di Dio, che per primo ha accolto anche chi non accettava. Un amore che ha dell’amore di Dio, che per primo ha dimostrato nei fatti cosa significhi servire.

Pier Giorgio è stato un campione di fede e non a tutti sono chiesti i sacrifici che ha sopportato lui. Ma qualcosa, sicuramente ci accomuna e rende fattibile, per ciascuno di noi, la via al Cielo; per usare le sue stesse parole: “Da te non farai nulla ma se Dio avrai per centro di ogni tua azione, allora sì, arriverai fino alla fine”.

Fabrizia Perrachon

P.S.: un piccolo, grande regalo per tutti: l’e-book gratuito per bambini e ragazzi che ho realizzato su Pier Giorgio Frassati! Lo trovate qui. Diffondetelo, stampatelo, coloratelo: sarà un modo snello e simpatico per diffondere la santità travolgente di Pier Giorgio.

Antonio e Luisa

Acquista il libro con gli articoli più belli del blog

Acquista il libro Il dono del corpo. La sessualità come dono sacro tra gli sposi.

Acquista L’ecologia dell’amore

Dove la Fede Incontra la Psicologia: Un Cammino di Libertà

Carissimi, viviamo in un tempo in cui l’amore non può più essere lasciato al caso. Le relazioni superficiali non reggono, la fragilità affettiva spesso ci disorienta, e la vita ci chiede radici profonde, sguardi autentici, e strumenti concreti per amare davvero. In questo contesto nasce “In relazione con Te”, (vai alla scheda del corso) un percorso formativo unico nel suo genere, pensato per chi desidera accompagnare sé stesso e gli altri – nella vita di coppia, in famiglia, nella pastorale – con competenza e profondità umana e spirituale.

Il cuore di questo corso è un’intuizione potente: la fede e la psicologia non sono mondi separati. Non dobbiamo più scegliere se approfondire l’uno o l’altra. È proprio la loro integrazione che può aprire spazi nuovi di crescita personale e relazionale. La fede ci rivela la bellezza e la dignità dell’uomo creato e redento; la psicologia ci aiuta a comprendere come funzioniamo nel concreto della nostra vita emotiva e delle nostre relazioni quotidiane.

Questa visione è al centro del progetto nato dalla collaborazione tra Amati per Amare e matrimoniocristiano.org, due realtà impegnate da anni nella formazione cristiana, con il desiderio di costruire percorsi che parlino al cuore, alla mente e alla vita reale delle persone. A guidare il corso ci saranno ad accompagnarmi in questo progetto, professionisti qualificati – oltre che cari amici – e profondamente radicati nella fede:

  • Claudia Viola, psicoterapeuta, Analista Transazionale ed EMDR practitioner
  • Roberto Reis, psicologo e terapeuta in formazione

Il percorso si rivolge a educatori, operatori pastorali, sacerdoti, sposi, genitori e a chiunque senta il desiderio di prendersi cura di sé e degli altri con uno sguardo integrale, che non separa l’anima dalla psiche, la spiritualità dalla vita concreta. Ma è anche un cammino prezioso per chi, in questo momento, sente il bisogno di conoscersi meglio e imparare a navigare nel proprio mondo interiore con maggiore consapevolezza.

La fede cristiana è, prima di tutto, incontro con una Persona viva: Gesù Cristo. Lui ci chiama a seguirlo non in modo disincarnato, ma diventando pienamente umani. La sequela di Cristo ci porta a integrare fede e vita, spirito e psiche, e questo corso ci aiuterà a farlo con l’aiuto dell’Analisi Transazionale, una chiave di lettura semplice, efficace e profondamente rispettosa della persona.

Attraverso sei moduli online, a cadenza mensile e in diretta, il corso ci accompagnerà in un viaggio concreto e trasformante, che unisce teoria e pratica, con esercizi, esempi e strumenti da applicare subito nella vita quotidiana. I contenuti nascono da episodi evangelici concreti, dove Gesù si rivela come il Maestro della relazione autentica.

  • Con la Samaritana (Gv 4,1-42), Gesù ci insegna l’arte dell’ascolto vero, senza giudizio, capace di accogliere l’altro con autenticità e rispetto. Impareremo a comunicare in modo efficace e a essere presenti, con tutto noi stessi, nei nostri dialoghi.
  • Nel Getsemani (Mt 26,36-46), Gesù ci mostra come vivere le emozioni profonde senza negarle né esserne schiacciati. Impareremo a riconoscere e ad esprimere i sentimenti, maturando una maggiore libertà interiore.
  • Nella moltiplicazione dei pani e dei pesci (Mc 6,30-44), Gesù guida i discepoli con equilibrio e compassione, mostrandoci come gestire un gruppo in modo sano e orientato al bene di tutti. Scopriremo strategie concrete per accompagnare e coordinare persone e comunità.
  • Nell’invio dei discepoli in missione (Lc 10,1-12.17-20), Gesù ci introduce all’apprendimento esperienziale: si cresce facendo, sbagliando, riflettendo insieme. Apprenderemo il modello di Kolb e Fry per imparare a crescere a partire dall’esperienza vissuta.
  • Con Marta e Maria (Lc 10,38-42), Gesù ci invita a integrare le diverse parti di noi: il Genitore Critico, il Bambino Libero, l’Adulto consapevole. Esploreremo come trasformare il nostro stile relazionale per costruire legami più autentici.
  • Con la donna adultera (Gv 8,1-11), Gesù ci libera dai giochi psicologici di colpa e punizione. Impareremo a riconoscere i copioni interiori che ci intrappolano e a scegliere risposte nuove e liberanti.

Voglio dirvelo in tutta sincerità: per me fare questo cammino di consapevolezza nella mia fede attraverso la psicologia ha rappresentato un vero salto di qualità nella mia vita. La mia immagine di Dio, il modo in cui lo percepisco come Padre, è stato profondamente influenzato dalle mie esperienze relazionali, fin dall’infanzia. Solo grazie a questo percorso, accompagnato con grande delicatezza e competenza sia da Claudia e Roberto, che anche da terapeuti che mi hanno consigliato, ho potuto riscrivere certe immagini interiori, guarire ferite antiche e scoprire un modo nuovo, più libero e più vero, di stare con Dio, con me stesso e con gli altri.

Questo percorso non è solo formazione. È un’inizio, un’opportunità per trasformare la tua vita e le tue relazioni, per crescere nella consapevolezza di te e per diventare un accompagnatore più autentico e competente nella Chiesa, nella famiglia, nella società.

Se senti che è tempo di fare un passo in più, di amare meglio, di prenderti cura di te per prenderti cura degli altri, questo corso è per te. Non perdere questa occasione: la vera formazione nasce quando fede e psicologia si incontrano per aiutarti a diventare pienamente umano e pienamente cristiano.

Antonio e Luisa

Acquista il libro con gli articoli più belli del blog

Acquista il libro Il dono del corpo. La sessualità come dono sacro tra gli sposi.

Acquista L’ecologia dell’amore

Figli Luminosi

O Dio, che con il tuo Spirito di adozione ci hai reso figli della luce, fa’ che non ricadiamo nelle tenebre dell’errore, ma restiamo sempre luminosi nello splendore della verità. Per il nostro Signore.

Questa è l’orazione che la Chiesa prega in questi giorni, e lo fa a nome di tutti i battezzati, anche quelli che per motivi vari non possono partecipare alla Divina Liturgia. Forse abbiamo già sentito l’espressione “figli della luce” con il suo contrapposto “figli delle tenebre”, ebbene, concretamente come agisce un figlio della luce?

Ci viene incontro San Paolo scrivendo ai Tessalonicesi e ai Filippesi:

Rendete piena la mia gioia con l’unione dei vostri spiriti, con la stessa carità, con gli stessi sentimenti. Ciascuno consideri gli altri superiori a se stesso, senza cercare il proprio interesse, ma quello degli altri. Sostenete i deboli, siate pazienti con tutti, cercate sempre il bene tra voi e con tutti, senza cercare il proprio interesse, ma quello degli altri.

  1. Queste parole di san Paolo sembrano delineare l‘identikit di una comunità ideale, l’unione degli spiriti tra i fratelli è meravigliosa, sicuramente almeno una volta l’abbiamo provata sulla nostra pelle, ed è un’esperienza che arricchisce ed accende di entusiasmo i cuori.
  2. Quanta fatica si fa nel considerare gli altri superiori a se stessi, però quanta pace si sperimenta quando si lascia spazio affinché ciascuno metta in campo le proprie abilità, competenze, doni, carismi. Anche se siamo una piccola pedina nel grande mosaico, ma senza le tante pedine che lo compongono, ognuna col proprio colore e sfumatura, non si avrebbe il risultato finale.
  3. Il mondo non se ne fa niente dei deboli, anzi, li scarta, li vorrebbe morti poiché ritenuti inutili o dannosi, ma Dio no, ed infatti Lui per primo si è fatto debole; quanta fatica sostenere un debole, poiché non si tratta di toglierlo dalla sua debolezza, ma di sostenerlo nella sua debolezza, di incoraggiarlo a non mollare, di invitarlo alla speranza, di farlo sentire amato.
  4. Si dice che la pazienza sia la virtù dei forti, ma la prima pazienza che dobbiamo sempre imparare è quella verso noi stessi, verso le nostre debolezze, le nostre fatiche, le nostre fragilità, i nostri peccati, le nostre cadute, i nostri limiti, i nostri errori… più diventiamo maestri nell’arte di portar pazienza verso noi stessi e più saremo misericordiosi ed indulgenti verso gli altri.

Fin qui il lettore direbbe che va tutto bene poiché sembra di parlare di una comunità immaginaria, ma vi invitiamo a tornare indietro e rileggere i quattro numeri pensando non alla comunità immaginaria dell’isola che non c’è, ma rivedendo la vostra coppia, la vostra famiglia, il vostro matrimonio.

Là ove San Paolo usa “altri” metteteci il nome del vostro coniuge, allora la Parola di Dio comincerà a diventare ancora una volta carne, ovvero vita vissuta. Coraggio sposi, basta cominciare.

Buona lavoro.

Giorgio e Valentina.

Acquista il libro con gli articoli più belli del blog

Acquista il libro Il dono del corpo. La sessualità come dono sacro tra gli sposi.

Acquista L’ecologia dell’amore