Cari sposi, siamo grati e riconoscenti al Signore per il dono del 2025, come anche per poter iniziare nella sua Grazia il 2026. Secondo la Liturgia, con la Vigilia del 24 dicembre e fino al Battesimo di Gesù, abbiamo iniziato il tempo di Natale, un periodo in cui la Chiesa ci fa meditare gli eventi legati all’infanzia di Cristo ma anche per aver l’occasione di “digerire” così tante solennità e feste ravvicinate. In un certo senso, è quello che spesso sperimentiamo, tra così tanti pranzi e cene, nel voler permettere al corpo di assimilare le molte prelibatezze natalizie.
In particolare, oggi la Parola ci pone davanti due grandi verità che sono collegate a vicenda. Da una parte la prima lettura si rispecchia nel Vangelo e tutto gira attorno al fatto che Cristo è la Sapienza del Padre ma S. Giovanni si spinge oltre usando l’espressione “Verbo”. Gesù non è un attributo divino, quale appunto si poteva intendere con l’espressione “sapienza” ma è Dio stesso, è Parola, Ragione, Amore fatto Persona. Con l’Incarnazione Dio smette di essere un’idea di qualche filosofo o pensatore e si autorivela agli uomini nella sua vera identità.
Per questo, ed è l’altra verità fondamentale, noi siamo realmente benedetti. Difatti, senza alcuna pretesa di superiorità o di polemica sterile, noi cristiani possiamo affermare con certezza di aver ricevuto un Dono che non ha eguali in altre religioni. Se ci addentriamo nei testi principali dell’Islam, del Buddismo, dell’Induismo, dell’Ebraismo… noi non troviamo nulla di simile a quello che esprime il Vangelo odierno. Noi cristiani siamo smisuratamente benedetti, cioè ci è capitata una Grazia così straordinaria che sovente facciamo fatica ad accettarla, tanto è incommensurabile.
Lo diceva molto bene Papa Francesco: “Il Vangelo, con il Prologo di San Giovanni, ci mostra la novità sconvolgente: il Verbo eterno, il Figlio di Dio, «si fece carne» (v. 14). Non solo è venuto ad abitare tra il popolo, ma si è fatto uno del popolo, uno di noi! Dopo questo avvenimento, per orientare la nostra vita non abbiamo più soltanto una legge, una istituzione, ma una Persona, una Persona divina, Gesù, che ci orienta la vita, ci fa andare sulla strada perché Lui l’ha fatta prima” (Angelus 5 gennaio 2020).
E poi prosegue il Papa: “San Paolo benedice Dio per il suo disegno d’amore realizzato in Gesù Cristo (cfr Ef 1,3-6.15-18). In questo disegno ognuno di noi trova la propria vocazione fondamentale. Qual è? Così dice Paolo: siamo predestinati ad essere figli di Dio per opera di Gesù Cristo. Il Figlio di Dio si fece uomo per fare noi, uomini, figli di Dio. Per questo il Figlio eterno si è fatto carne: per introdurci nella sua relazione filiale con il Padre” (Angelus 5 gennaio 2020).
Seguendo lo stesso pensiero, anche voi sposi trovate nel Natale la vostra altissima vocazione di essere introdotti in una relazione altrettanto speciale con Gesù. Quella di essere nientemeno una reale ripresentazione del Mistero di Betlemme. Lo ha espresso con parole assai audaci San Giovanni Paolo II: “L’analogia del matrimonio, come realtà umana, in cui viene incarnato l’amore sponsale, aiuta in certo grado e in certo modo a comprendere il mistero della grazia come realtà eterna in Dio e come frutto «storico» della redenzione dell’umanità in Cristo” (Udienza del 29 settembre 1982).
L’incarnazione del Verbo si riflette, in modo certamente analogico ma reale, nell’amore sponsale. Per questo voi sposi siete oltremsura benedetti, non per merito o bravura personale, ma per grazia e sovrabbondanza di Dio e di questo dovete esserne fieri e lieti.
Cari sposi, se il tempo di Natale ve lo permette, vi invito a portare nella preghiera questa meravigliosa realtà: l’Incarnazione del Verbo è divenuta parte della vostra relazione di amore per la grazia del sacramento del matrimonio.
ANTONIO E LUISA
Ricordo un Natale di qualche anno fa, con i bambini piccoli, la casa in disordine e la stanchezza addosso. Io e mia moglie avevamo discusso per sciocchezze, il cuore era tutto fuorché “spirituale”. Poi, la sera, davanti al presepe, ci siamo presi per mano in silenzio. Niente parole alte, solo una presenza. In quel momento ho capito che il Natale non chiede coppie perfette, ma coppie vere. Anche il nostro amore fragile, riconciliato, diventava spazio perché Gesù nascesse di nuovo. Non come idea, ma come vita incarnata dentro la nostra storia.
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