Vocazione continua

Cari sposi, la Liturgia ci fa vivere in “slow motion” una serie di fatti accaduti e durati molto probabilmente poco tempo ma che noi viviamo in più domeniche. È il lasso di tempo che va dal Battesimo di Gesù all’inizio della sua vita pubblica con la chiamata dei primi discepoli.

La parola attorno a cui gira la Parola odierna è “conversione”, il passare dalle tenebre alla luce, dalla morte alla vita. La conversione non è mai facile, è un cambiamento radicale di un modo di essere che dura da anni, spesso innato. Ma Gesù ce lo sta chiedendo perentoriamente, il testo biblico usa un verbo in forma imperativa, non è un invito, come nel caso del giovane ricco, qui è un richiamo inderogabile.

Eppure, c’è una bella notizia perché, nel momento in cui Gesù ci sfida a cambiare vita, ci sta mostrando che comunque è con noi, ci è vicino per darci la forza di farlo e di perseverare. E se noi sovente siamo tentati di mollare, invece Gesù non si stanca mai di venirci appresso, di incontrarsi con noi e come se non bastasse, al contempo ci manda il Suo Spirito e ci affida a Maria, Sua Madre per aiutarci. Tutto ciò l’abbiamo visto nella vita di tanti santi di ieri e di oggi, da S. Francesco fino Pier Giorgio Frassati e Carlo Acutis.

Sentiamoci davvero noi quelle persone a cui Gesù oggi rivolge questa sfida. Se Cristo avesse svolto quel gesto di allora nel 2026 si sarebbe rivolto a persone nomali e semplici, proprio come noi: “Gesù comincia la sua missione non solo da un luogo decentrato, ma anche da uomini che si direbbero, così si può dire, «di basso profilo». Per scegliere i suoi primi discepoli e futuri apostoli, non si rivolge alle scuole degli scribi e dei dottori della Legge, ma alle persone umili e alle persone semplici, che si preparano con impegno alla venuta del Regno di Dio” (Angelus, 26 gennaio 2014).

Pertanto, siamo invitati a ricordare il giorno e l’ora, se possibile, della nostra conversione, del momento in cui abbiamo incontrato il Risorto e Lui ci ha chiamato a seguirLo. È davvero di capitale importanza fare tesoro delle circostanze in cui il Signore si è avvicinato e ha toccato la mia vita prima di tutto per ravvivare di continuo la certezza che Egli è con me e poi perché il Signore non smette mai di ripetere quel gesto, proprio perché vuole tessere con me una relazione di amore: “Anche oggi in questo momento, qui, il Signore passa per la piazza. Ci chiama ad andare con Lui, a lavorare con Lui per il Regno di Dio, nelle «Galilee» dei nostri tempi. Ognuno di voi pensi: il Signore passa oggi, il Signore mi guarda, mi sta guardando!” (Angelus, 26 gennaio 2014).

Un caso di chiamata alla conversione di coppia lo abbiamo nella vicenda di Emmaus. Tra i due discepoli in questione, quello non nominato è forse da intendersi come la moglie di Cleopa. Tale è l’opinione di due biblisti del calibro di Gianfranco Ravasi ne “Le sette parole di Maria” e di Renè Laurentin nel suo libro “Indagine su Maria”.

Anche in questo caso vi è un’evidente chiamata alla conversione, non in modo così esplicito come nella liturgia odierna ma altrettanto chiaro secondo il contesto. Questi sposi erano mesti e abbattuti per la morte di Cristo e il loro discepolato pareva essere giunto al capolinea. Per caso Gesù appare loro per rimproverarli? O Pietro li va a prendere con la forza? Oppure sono i sensi di colpa a farli tornare indietro? Nulla di straordinario li trasforma interiormente bensì vivono 3 esperienze del tutto simili a cui anche noi, dopo 2000, possiamo attingere: 1) Celebrano con il cuore l’Eucaristia; 2) Assimilano la Parola; 3) Vivono a contatto con la propria comunità.

Penso proprio che Gesù, passando dalle rive di tante coppie, giovani o meno giovani, ripeterebbe in tal modo la chiamata che ha rivolto a Pietro, Giovanni e Giacomo. Dice Giovanni Paolo II che “Dio ha chiamato gli sposi «al» matrimonio, continua a chiamarli «nel» matrimonio” (Familiaris consortio 51). Così, cari sposi, Gesù vi continua a chiamare ogni giorno e non si scoraggia davanti alle chiusure che gli possiamo opporre. Con la grazia del sacramento, possiate esprimere un “sì” generoso e pieno.

ANTONIO E LUISA

Una mattina qualunque, mentre facevo colazione con mia moglie, niente di speciale: bambini da preparare, lavoro che incombe, stanchezza addosso. A un certo punto mi sono accorto che Gesù stava passando proprio lì, sulla riva della nostra cucina. Non con parole solenni, ma con una domanda silenziosa: “Vuoi seguirmi anche oggi?” Non una chiamata nuova, ma la stessa, dentro il matrimonio. Anche quando rispondo male, anche quando mi chiudo. E Lui non se ne va. Resta. Mi richiama. E grazie al sacramento, posso ancora dire sì. Ogni giorno.

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