Oggi affrontiamo la sesta e penultima emozione. Clicca qui per leggere quelle già pubblicate. Tra le emozioni autentiche, la sorpresa è forse la più sottovalutata. La consideriamo un’emozione minore, fugace, quasi neutra, e invece è una delle più potenti. In Analisi Transazionale la sorpresa è un’emozione che si attiva quando la realtà non corrisponde alle nostre aspettative. È l’emozione che interrompe l’automatismo, che ci costringe a fermarci, a riorientarci, a rivedere le nostre mappe interiori. Senza sorpresa, la vita diventa prevedibile, ma anche rigida.
La sorpresa non è di per sé positiva o negativa. Può aprire alla gioia o alla paura, alla fiducia o alla difesa. La sua funzione non è rassicurare, ma svegliare. È l’emozione che segnala che qualcosa di nuovo sta accadendo e che i nostri schemi abituali non bastano più. Per questo è un’emozione scomoda: ci espone all’ignoto, ci toglie il controllo, ci obbliga a lasciare la zona di comfort.
Molte persone faticano a tollerare la sorpresa perché hanno costruito la propria sicurezza sulla prevedibilità. Hanno bisogno di sapere in anticipo, di programmare, di tenere tutto sotto controllo. In questi casi la sorpresa viene vissuta come una minaccia e viene rapidamente neutralizzata: minimizzata, razionalizzata, trasformata in fastidio o in rabbia. Ma una vita senza sorpresa è una vita che non cresce.
Dal punto di vista dell’Analisi Transazionale, la sorpresa autentica è legata alla flessibilità dell’Io Adulto e alla vitalità del Bambino libero. È l’emozione che permette di aggiornare la realtà, di uscire dai copioni rigidi, di aprirsi a possibilità nuove. Quando la sorpresa non è tollerata, la persona resta intrappolata in schemi ripetitivi: “è sempre stato così”, “le persone sono fatte così”, “le relazioni finiscono sempre allo stesso modo”. La sorpresa rompe queste narrazioni chiuse.
Nella vita di coppia la sorpresa è importante. All’inizio di una relazione la sorpresa è naturale: l’altro è nuovo, imprevedibile, affascinante. Col tempo, però, molti partner smettono di lasciarsi sorprendere. Credono di sapere già chi è l’altro, come reagirà, cosa dirà. Ma quando la sorpresa scompare, la relazione si irrigidisce. L’altro non viene più incontrato, ma anticipato.
La sorpresa autentica è uno degli ingredienti più potenti per mantenere vivo il legame di coppia, proprio perché impedisce alla relazione di irrigidirsi. Permette di continuare a vedere l’altro come una persona in cammino, non come un personaggio già definito, incasellato in un ruolo. Quando smettiamo di sorprenderci dell’altro, iniziamo a darlo per scontato. E ciò che viene dato per scontato, nel tempo, perde valore emotivo.
La sorpresa può essere semplice e quotidiana: una parola detta in modo diverso dal solito, un gesto di attenzione inatteso, una reazione più morbida o più ferma di quanto ci aspettassimo. Ma può essere anche la sorpresa di una vulnerabilità che emerge, di una fragilità che non avevamo mai visto. In questi momenti la coppia ha un’opportunità preziosa: aggiornare l’immagine dell’altro, accettare che non sia identico a come lo avevamo immaginato o desiderato.
Esiste però anche una sorpresa dolorosa. Un cambiamento improvviso, una crisi, una ferita che mette in discussione gli equilibri precedenti. In questi casi la sorpresa non è piacevole, ma resta funzionale: costringe la coppia a fermarsi, a rinegoziare, a crescere. La sorpresa interrompe l’inerzia, smaschera automatismi che non funzionano più. Senza sorpresa, molte relazioni restano in piedi solo per abitudine.
Molti conflitti nascono proprio dall’incapacità di accogliere la sorpresa. Quando l’altro cambia, quando non risponde più come prima, scatta la delusione o la rabbia. Ma spesso dietro la rabbia c’è una sorpresa non elaborata: “non pensavo fossi così”, “non mi aspettavo questo da te”. Se questa sorpresa viene riconosciuta e detta, può diventare un luogo di dialogo: “sono spiazzato”, “non so come leggerti”. Se invece viene negata, si trasforma in accusa: “sei cambiato”, “non sei più quello di prima”. Accogliere la sorpresa non significa approvare tutto, ma restare disponibili a incontrare l’altro per quello che è oggi, non solo per quello che è stato ieri.
Dal punto di vista spirituale, la sorpresa è una delle vie privilegiate attraverso cui Dio entra nella vita. Nei Vangeli Dio sorprende continuamente: sceglie chi non conta, parla attraverso chi è ai margini, rovescia le attese. L’Incarnazione stessa è una sorpresa radicale. Dio non si manifesta secondo le aspettative umane, ma le supera. Per questo la fede autentica richiede una disponibilità alla sorpresa.
Eppure, anche nella vita spirituale, spesso cerchiamo un Dio prevedibile, rassicurante, che confermi ciò che già pensiamo. Quando Dio sorprende, quando scombina i nostri piani, può nascere resistenza. Ma una fede senza sorpresa diventa ideologia. La sorpresa, invece, mantiene il cuore aperto.
Esiste anche una sorpresa difensiva, quella che si trasforma subito in eccitazione o in shock, senza essere elaborata. È la sorpresa che non viene pensata, che non viene integrata. Ma la sorpresa autentica ha bisogno di tempo. Chiede di fermarsi, di ascoltare ciò che si muove dentro, di aggiornare le proprie categorie.
Imparare a vivere la sorpresa autentica significa accettare di non avere tutto sotto controllo. Significa permettere alla realtà, all’altro e a Dio di essere più grandi delle nostre aspettative. Nella coppia, quando la sorpresa viene accolta senza irrigidirsi, può diventare una risorsa potente: riapre il dialogo, rinnova lo sguardo, restituisce vitalità. La sorpresa autentica non è instabilità. È disponibilità. È l’emozione che ci ricorda che la vita non è un copione già scritto. Dove la sorpresa viene accolta, il cuore resta vivo. Dove viene rifiutata, la relazione si spegne lentamente nella ripetizione. La maturità affettiva e spirituale non consiste nel sapere tutto prima, ma nel restare capaci di lasciarsi sorprendere.
Antonio e Luisa
Acquista i nostri libri Il dono del corpo. L’ecologia dell’amore La grazia degli imperfetti