Fragilità e Amore: Una Lezione Profonda

Ci sono storie che non fanno rumore, ma cambiano lo sguardo. Non risolvono tutto, non guariscono magicamente, ma ti obbligano a rivedere ciò che pensi sulla vita, sull’amore, perfino sull’utilità.

Luisa è andata a trovare una sua amica. Una donna malata oncologica, costretta a letto. Non può alzarsi, non può lavorare, non può “fare” quasi nulla di ciò che normalmente definiremmo vita attiva. Se guardiamo con i criteri del mondo, potremmo dire che è ferma, improduttiva, inutile. E invece no.

Accanto a lei ci sono tre uomini: il marito e i due figli. Non con rassegnazione, non con fastidio, ma con una presenza piena, concreta, tenera. Si prendono cura di lei nei gesti più semplici e più veri: l’assistenza, le attenzioni quotidiane, la vicinanza. E lei? Lei non si chiude. Non si indurisce. Non diventa solo dolore. Lei sorride. Lei ama. Lei si lascia amare. Perchè sì, anche per lasciarsi amare, quando non si ha nulla da dare apparentemente, serve coraggio e umiltà.

E qui succede qualcosa che spesso non capiamo: quella donna, apparentemente “inutilizzabile” secondo i criteri dell’efficienza, diventa il centro vivo della relazione. Non perché fa, ma perché è. Non perché produce, ma perché accoglie. Viviamo in una cultura che ha un’idea molto povera dell’uomo. Se non sei produttivo, se non generi risultati, se non sei autonomo, perdi valore. È una logica sottile, ma potentissima: valgo se servo. Valgo se funziono. Valgo se non ho bisogno. Ma la vita reale, quella profonda, smentisce tutto questo.

Quella donna malata sta facendo qualcosa di enorme: sta permettendo all’amore degli altri di esistere fino in fondo. Sta dando ai suoi figli e a suo marito la possibilità di amare davvero, non a parole, ma nella carne della vita. Senza di lei, quell’amore resterebbe teorico, incompleto. C’è una verità che facciamo fatica ad accettare: non siamo fatti solo per dare, ma anche per ricevere. E, a volte, la forma più alta dell’amore non è fare qualcosa per l’altro, ma lasciarsi amare dall’altro.

Ce lo ha ricordato in modo luminoso anche Chiara Corbella: quando non hai più niente da dare, ti resta una cosa sola. E non è una cosa di poco conto. È la più importante: lasciarsi amare. Questo non è passivo. Non è arrendersi. È un atto profondamente umano e, direi, profondamente cristiano. Perché il cristianesimo non è la religione dei forti, degli autosufficienti, di chi ce la fa sempre. È la storia di un Dio che si lascia amare, che si consegna, che si rende vulnerabile. Un Dio che sulla croce non “fa”, ma si offre. E proprio lì salva.

Quella donna, nel suo letto, sta vivendo qualcosa di molto vicino a questo mistero. Non perché il dolore sia bello – non lo è – ma perché dentro quel dolore non ha smesso di amare e di lasciarsi amare. E questo cambia tutto.

Quante volte, nelle nostre relazioni di coppia, entriamo in crisi perché uno dei due attraversa una fragilità: una malattia, una stanchezza, un momento di blocco. E subito scatta il pensiero: “Non serve più”, “Non è più quello di prima”, “Non mi dà più quello che mi dava”. Ma l’amore vero non è uno scambio di prestazioni. Se riduciamo la relazione a questo, prima o poi crolla. Perché tutti, prima o poi, diventiamo fragili. Tutti, a un certo punto, non riusciremo più a dare come prima.

La domanda allora è: cosa resta quando non puoi più fare? Resta l’essenziale. Resta lo sguardo. Resta la presenza. Resta la capacità di lasciarsi amare. E, paradossalmente, è proprio lì che l’amore diventa più vero. Perché non è più sostenuto dall’efficienza, ma dalla scelta. Non è più basato su ciò che ricevo, ma su chi ho davanti.

Quella famiglia, attorno a quel letto, non sta vivendo una sconfitta. Sta vivendo una forma alta di amore. Un amore che non scappa davanti alla fragilità, ma la attraversa. Un amore che non misura, ma si dona. E quella donna non è inutile. È necessaria. È il cuore di quella relazione.

Forse dovremmo smettere di avere paura della fragilità. Non perché sia facile, ma perché non è inutile. Anzi, spesso è il luogo dove l’amore smette di essere teoria e diventa verità. E forse dovremmo imparare anche noi, ogni tanto, a fare un passo indietro rispetto al bisogno di controllare, di dimostrare, di essere sempre all’altezza. Perché c’è una dignità profonda anche nel non farcela. C’è una bellezza reale anche nel bisogno.

E c’è un amore più grande che può emergere solo quando abbiamo il coraggio, difficile ma liberante, di lasciarci amare.

Antonio e Luisa

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5 Pensieri su &Idquo;Fragilità e Amore: Una Lezione Profonda

  1. l’ho vissuto accompagnando mamma e papà nelle braccia del Padre 💕🙏.

    mia mamma come una bambina perché aveva demenza e questo l’ha aiutata a fare la chemio: lei aveva la sensazione che la portassi in giro ad incontrare altre persone.

    per mio papà è stato diverso lui era un grande combattente, si è aggrappato a me, figlio maggiore di tre, per riuscire a contrastare il declino dei vari organi dovuti ad una severa malattia cardio vascolare che ha coinvolto i reni etc. Ha avuto tre momenti difficili tra Natale e Pasqua di tre anni fa. Ma altrettante “resurrezioni” E questo ha aiutato lui e noi figli ad accettare serenamente il progressivo distacco ricordando ogni giorno di quella fase finale, tra Pasqua ed Ascensione, le cose più belle della vita che papà riusciva a ricordare 💕💕 ed il suo testamento fu:

    grazie, perdonatemi se vi ho fatto arrabbiare, vogliatevi bene. 😘😘

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  2. Mio marito soffre del disturbo bipolare. Quando è in fase maniacale ne combina di tutte, compreso andare con altre donne, e ci tratta male.Quando è giù cerca la sua famiglia ed è buono con noi. Ho cercato di perdonare, ma il passato di tradimenti incombe sulla mia capacità di perdonare concretamente, non intellettualmente. Le medicine, gli psichiatri risolvono solo in parte il problema. Che fare quando la malattia è causa diretta del crollo del matrimonio?

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  3. 2 anni fa, il 28 marzo era giovedì santo e la mia mamma, malata oncologica ,ci lasciava.Io ho fede e sono certa che mamma veglia su di noi e a suo modo si rende presente.Ciò che ho letto, qui, stamattina, l’ho condiviso subito con i miei 2 fratelli e con mio padre. Lo abbiamo vissuto completamente e profondamente sulla nostra pelle.Come è possibile che proprio stamattina io abbia letto un articolo del genere???!!! Perché lei ha voluto che io lo leggessi, lo facessi mio, nostro, lo condividessi con la mia famiglia. Questa cosa è commovente, mi emoziona❤️. Il Signore è grande!Grazie infinite! Dio vi benedica!

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