«Quando gli innamorati sono insieme passano ore e ore a ripetere la stessa cosa: ti amo! Ciò che manca alle persone che pensano che il rosario sia monotono è l’amore; e tutto ciò che non si fa per amore è inutile». Le parole di Lucia di Fatima aprono uno squarcio luminoso sul mistero dell’amore e della preghiera, e diventano particolarmente stimolanti nel mese di ottobre. Il mese, insieme a maggio, dedicato al Santo Rosario.
Quando due innamorati sono insieme, il tempo cambia volto. Le ore non pesano, la ripetizione non stanca, le parole non si consumano. Dire «Ti amo» cento volte non è inutile, perché ogni volta porta con sé una sfumatura nuova, un’intensità diversa, un desiderio rinnovato di comunione. L’amore vero non ha paura di ripetersi, perché non cerca la novità delle parole, ma la profondità dell’incontro. È per questo che l’innamorato non si annoia mai della presenza dell’amato: ciò che conta non è ciò che si dice, ma l’essere insieme.
Il Rosario nasce esattamente da questa dinamica. A chi lo guarda superficialmente può apparire monotono, fatto di formule sempre uguali, di parole che tornano identiche. Ma per chi ama, ogni Ave Maria è un «Ti amo» rivolto a Dio attraverso Maria. Non è la novità delle parole a rendere viva la preghiera, ma il cuore che le pronuncia. Dove manca l’amore, anche la preghiera più bella diventa pesante; dove c’è amore, anche la semplicità si trasforma in profondità.
Essere innamorati in Cristo significa entrare in un mistero che supera l’innamoramento stesso. È scoprire, spesso lentamente e non senza timore, che l’amore umano non è autosufficiente, che da solo non basta a reggere il peso delle promesse, del tempo, delle ferite. In Cristo, l’amore smette di poggiare solo sulle emozioni e trova una roccia più profonda. Non perché il sentimento venga sminuito, ma perché viene purificato, guarito, orientato verso una pienezza che da soli non potremmo raggiungere.
Gli innamorati in Cristo imparano che l’amore vero non è un rifugio dalla croce, quanto un luogo in cui la croce può essere abitata. Amare non significa evitare la sofferenza, ma scegliere di non fuggire quando arriva. Cristo, che ha amato donando tutto se stesso, insegna che l’amore maturo passa attraverso il sacrificio, la pazienza, il perdono. Non c’è nulla di romantico nel dolore, ma c’è qualcosa di profondamente santo nel restare, nel continuare ad amare quando sarebbe più facile chiudersi, difendersi, andare via.
C’è una bellezza silenziosa negli innamorati che pregano, anche quando non pregano insieme. È la consapevolezza di essere affidati allo stesso Signore, di camminare sotto lo stesso sguardo misericordioso. La preghiera diventa il luogo segreto in cui l’amore viene custodito, difeso dalle illusioni, rialzato dopo le cadute. Davanti a Dio, cadono le maschere, si riconoscono le fragilità, si impara a chiedere aiuto. E l’amore, invece di spezzarsi, si umanizza e si rafforza.
Ecco perché è vera la frase di Suor Lucia: «Quando gli innamorati sono insieme passano ore e ore a ripetere la stessa cosa: ti amo! Ciò che manca alle persone che pensano che il rosario sia monotono è l’amore; e tutto ciò che non si fa per amore è inutile»! Essere innamorati in Cristo significa anche accettare che l’amore non è mai possesso. Come Dio ama lasciando liberi, così l’amore cristiano non trattiene, non controlla, non soffoca. È un amore che affida, che si fida, che lascia spazio all’opera di Dio nell’altro. Questo richiede una fede concreta, fatta di rinunce interiori, di silenzi, di abbandono. Ma è proprio in questa libertà che l’amore respira e cresce.
Quando gli innamorati sono insieme, non hanno bisogno di molte spiegazioni. Basta la presenza, basta lo sguardo, basta il cuore. Così è il Rosario del mese di ottobre: una preghiera semplice, umile, ripetuta, ma carica di amore. E tutto ciò che nasce dall’amore, anche la più semplice Ave Maria sussurrata, non è mai inutile, perché diventa spazio in cui Dio può abitare e trasformare la vita.
Fabrizia Perrachon
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