Divina vendemmia

Cari sposi, la Parola va di pari passo con il ritmo della agricoltura e in particolar modo con la vendemmia. La vigna e l’uva, come sapete, sono elementi forieri di un significato biblico antico. La prima è il simbolo del popolo di Israele ed ha pertanto una significazione nuziale fortissima (lo dice Isaia 5,7 e poi soprattutto il Cantico 4,16). E il secondo, il vino, al centro anche delle nozze di Cana, ha un potente legame con l’amore coniugale.

Ciò che attira, anzitutto, la nostra attenzione è la parabola dei vignaioli omicidi per i contorni alquanto surrealisti con cui si svolge la scena. Essi sono dei comuni operai al lavoro tra i vari filari ma che non vogliono saperne di rapportarsi con i rappresentanti del proprietario, al punto da ucciderli. E pensare che proprio costoro erano gli intermediari per distribuire il salario giornaliero… e infine, il culmine è raggiunto quando i medesimi operai – persone per nulla legate alla vigna e che potevano essere presi anche solo per una volta sola – ebbene, proprio loro arrivano a supporre che, tolto di mezzo l’erede, tutti quei terreni sarebbero automaticamente passati a loro. Quale affittuario può mai pensare una cosa del genere? Esiste forse una legge che avvalli un simile pensiero? È un ragionamento grottesco che però nasconde un preciso significato.

Così si esprimeva al riguardo il card. Giacomo Biffi: “Ma chi è quel padre che sapendo di avere in casa dei briganti arrischia il suo unico figlio? E infatti i vignaioli decidono di uccidere anche lui, in modo da ereditare il patrimonio del padrone (chissà in quale codice sta scritto che l’eredità passa agli assassini dell’unico erede!)”.

Come dice anche Papa Francesco: “Con questa parabola, Gesù ci ricorda cosa succede quando l’uomo si illude di farsi da sé e dimentica la gratitudine, dimentica la realtà fondamentale della vita: che il bene viene dalla grazia di Dio, che il bene viene dal suo dono gratuito” (Angelus, 8 ottobre 2023).

Appunto, l’unica spiegazione plausibile è che tali operai avevano smarrito il senso del loro essere in quel ruolo, il motivo ultimo del loro lavoro: il dono di essere stati chiamati a servizio di Dio e non di sé stessi, essere divenuti per Grazia strumenti per un Altro e non il fine ultimo autoreferenziale. Ha ragione don Fabio Rosini quando dice: “E noi? Spesso siamo dominati dalla distrazione: siamo schizofrenici, multitasking, facciamo tante cose insieme. C’è una tendenza avida a prendere tutto…”. Finiamo così per avere nei confronti della Vigna – leggasi coppia – non l’amore di Cristo ma un atteggiamento possessivo.

Cari sposi, attenzione perché voi siete i vignaioli del Padre, inviati a coltivare l’amore e a diffonderlo! Mi piace pensare che Costui è talmente buono e misericordioso che, non pago della continua distrazione e superficialità dei suoi stipendiati, manda loro il Figlio. In questo si può leggere un’analogia al matrimonio sacramentale, in cui voi sposi avete ricevuto la presenza di Cristo che abita in voi.

Per cui il Signore, a voi sposi come ai vignaioli, in forza della presenza di Cristo, inizia a chiedere frutti: è il vostro amore fecondo? State generando attorno a voi coesione, fede, benevolenza, carità? Un bel metro per “misurare” la fecondità di coppia è prendere i nove frutti dello Spirito Santo (Gal 5, 5) e vedere se noi come coppia suscitiamo queste virtù in noi per primi e attorno a noi.

Pensate a quella miriadi di santi sacerdoti e alla scia di fecondità spirituale avuta in tante persone! Bene, anche voi coppie siete chiamate a una simile fruttuosità. A questo fa riferimento Papa Francesco quado dice, in Amoris Laetitia: “La loro fecondità si allarga e si traduce in mille modi di rendere presente l’amore di Dio nella società” (184). È questa la vigna che sogna in voi il Signore! In ultima analisi, questa parabola può suscitare in alcuni tristezza e scoraggiamento, ma Gesù “non si vendica! Dio ama, non si vendica, ci aspetta per perdonarci, per abbracciarci. Attraverso le “pietre di scarto” – e Cristo è la prima pietra che i costruttori hanno scartato – attraverso situazioni di debolezza e di peccato, Dio continua a mettere in circolazione il «vino nuovo» della sua vigna, cioè la misericordia; questo è il vino nuovo della vigna del Signore: la misericordia” (Angelus, 8 ottobre 2017).

Noi magari scarteremmo una coppia chiusa, egoista, superficiale, mondana. Invece Lui è disposto a prenderla, pulirla, levigarla, intagliarla, lisciarla, scalpellarla pur di imbellirla e trasformarla in una preziosità. Gesù non vuole scartare nulla e nessuno ma solo cambiare il nostro cuore in uno simile al Suo. Cari sposi, così vede ciascuno di voi coppie, anche se all’interno si aggira un qualche modus vivendi da vignaiolo egoista. Sentiamoci tutti una vigna amata e lasciamoci fare dal divino Agricoltore.

ANTONIO E LUISA

Anche nel matrimonio possiamo comportarci come quei vignaioli. Dio ci affida una vigna: il nostro amore, il coniuge, la famiglia. Ma facilmente dimentichiamo che quella vigna non è nostra. È un dono da custodire, non qualcosa da possedere. “Uccidiamo” Gesù quando vogliamo prenderci l’eredità senza riconoscere il Padrone. Quando diciamo: faccio come voglio io. Quando decido io cosa è giusto, quanto perdonare, quanto donarmi, quando chiudermi. Quando il mio orgoglio conta più della comunione, il mio benessere più del bene dell’altro, le mie ragioni più del Vangelo. Gesù viene continuamente nella nostra vigna attraverso il coniuge che chiede ascolto, attraverso una riconciliazione difficile, una rinuncia, un servizio che costa. E noi possiamo accoglierlo oppure cacciarlo fuori. Il matrimonio cambia quando smettiamo di chiederci: «Cosa voglio io?» e iniziamo a domandarci: «Signore, cosa vuoi fare Tu attraverso il nostro amore?»

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