Assuero: Dio agisce anche quando sembra assente

«Quella notte il re non riuscì a prendere sonno. Allora ordinò che gli si portasse il libro delle memorie, le cronache, e ne fu fatta la lettura alla presenza del re» (Est 6,1).

Dio può sembrare silenzioso, ma anche nei piccoli eventi, nei gesti dimenticati e nelle attese continua ad agire e a tessere una strada di salvezza. Clicca qui per leggere i moduli precedenti.

Il sesto capitolo del libro di Ester comincia con un dettaglio apparentemente insignificante: il re non riesce a dormire. Non c’è una visione, non interviene un angelo e non accade alcun miracolo spettacolare. Un uomo semplicemente trascorre una notte insonne e, per ingannare il tempo, chiede che gli vengano lette le cronache del regno.

Proprio durante quella lettura emerge un episodio dimenticato: tempo prima Mardocheo aveva scoperto un complotto contro il re e gli aveva salvato la vita, ma non aveva ricevuto alcuna ricompensa. Il re domanda allora che cosa sia stato fatto per onorarlo. La risposta è semplice: nulla.

Nel frattempo Aman sta arrivando a palazzo per chiedere al re il permesso di uccidere Mardocheo. Entra proprio nel momento in cui il sovrano sta decidendo di premiarlo. Il re gli domanda: «Che cosa si deve fare all’uomo che il re vuole onorare?». Aman, accecato dal proprio orgoglio, pensa che quell’uomo non possa essere altri che lui e suggerisce gli onori più grandi che riesce a immaginare. Scopre poi di doverli tributare personalmente al suo nemico. Tutto cambia nel corso di una notte. Eppure nessuno, all’interno del racconto, pronuncia il nome di Dio.

Qui è necessaria una precisazione. Nel testo ebraico di Ester Dio non viene mai nominato esplicitamente; le aggiunte greche, accolte nella Bibbia cattolica, rendono invece esplicite la preghiera di Ester e Mardocheo e l’azione del Signore. Questa differenza non indebolisce il messaggio: lo rende ancora più ricco. Il testo ebraico ci insegna a riconoscere Dio anche quando resta nascosto; quello greco rivela apertamente Colui al quale Ester e il suo popolo si affidano.

Nel sesto capitolo, dunque, Dio sembra assente, ma la realtà si muove. Una notte insonne, un libro aperto nel punto giusto, un gesto buono rimasto senza ricompensa, Aman che entra proprio in quell’istante: eventi ordinari che, intrecciandosi, cambiano il corso della storia. La Provvidenza non si manifesta sempre facendo accadere qualcosa di straordinario. Molto spesso opera attraverso ciò che appare casuale, piccolo o persino inutile.

Mardocheo aveva compiuto il bene senza ricevere nulla. Aveva salvato il re, ma il suo gesto era stato dimenticato. Avrebbe potuto pensare che la fedeltà non servisse, che comportarsi rettamente fosse inutile e che soltanto gli uomini senza scrupoli riuscissero a ottenere potere. Aman, infatti, cresceva nel prestigio, mentre su Mardocheo incombeva una condanna a morte. Eppure quel bene dimenticato non era perduto. Era scritto nelle cronache e aspettava il momento nel quale sarebbe tornato alla luce.

Anche nella coppia esistono molti gesti che sembrano non produrre alcun risultato. Un marito continua a prendersi cura della moglie senza ricevere la tenerezza che desidera. Una moglie sceglie di non rispondere con durezza, ma il marito sembra non accorgersene. Si prega per anni senza vedere cambiamenti. Si perdona, si ricomincia, si cerca il dialogo e qualche volta sembra che nulla si muova. Possiamo allora domandarci: «A che cosa serve?». Se il nostro gesto non viene riconosciuto e non provoca immediatamente la risposta sperata, rischiamo di considerarlo inutile.

Ester 6 ci ricorda che il bene può rimanere nascosto senza essere sterile. Non tutto ciò che non vediamo è fermo. Non tutto ciò che non riceve subito una ricompensa è stato dimenticato da Dio. Questo non significa che ogni situazione finirà esattamente come desideriamo. La fede nella Provvidenza non è la convinzione ingenua che tutto si aggiusterà rapidamente o che, se ci comportiamo bene, saremo sempre ricompensati. Nella vita esistono ingiustizie che restano senza una riparazione visibile, ferite che lasciano conseguenze e preghiere la cui risposta non assume la forma sperata. Fidarsi di Dio significa credere che la realtà non si esaurisca in ciò che riusciamo a comprendere oggi.

L’Analisi Transazionale ci aiuta a parlare di “fiducia nella realtà”. Lo stato dell’Io Adulto osserva ciò che accade nel presente, raccoglie informazioni e distingue i fatti dalle interpretazioni. Non nega il dolore e non inventa spiegazioni rassicuranti, ma evita di trasformare una percezione parziale in una sentenza definitiva.

Il fatto può essere: «Mio marito oggi è rimasto in silenzio». L’interpretazione potrebbe diventare: «Non gli importa più nulla di me». Il fatto può essere: «Mia moglie non ha riconosciuto questo mio gesto». L’interpretazione può diventare: «Qualunque cosa faccia per lei non servirà mai». Il fatto può essere: «Stiamo attraversando un periodo difficile». Il copione può concludere: «Il nostro matrimonio è stato un errore».

Quando siamo feriti, il nostro Bambino può leggere la realtà attraverso paure antiche: «Sarò abbandonato», «Non sono importante», «Non posso fidarmi di nessuno». Il Genitore Critico può aggiungere le proprie sentenze: «Le persone non cambiano», «Se cedi, perdi», «Devi occuparti di tutto tu». Queste convinzioni restringono lo sguardo. Ci fanno credere che ciò che vediamo in questo momento sia tutta la verità. L’Adulto integrato, invece, può dire: «Quello che sta accadendo mi fa soffrire, ma non conosco ancora tutto. Posso verificare, fare domande, osservare e attendere prima di emettere una condanna».

Fidarsi della realtà non significa subire passivamente. Ester ha pregato, digiunato, rischiato e preparato con sapienza il momento della propria richiesta. Mardocheo ha denunciato il complotto. Nessuno dei due è rimasto immobile aspettando che Dio facesse ogni cosa. La Provvidenza non sostituisce la responsabilità umana: la attraversa. Noi facciamo la nostra parte, ma rinunciamo alla pretesa di controllare tutto.

Nel matrimonio questa rinuncia è fondamentale. Possiamo comunicare con chiarezza, chiedere perdono, compiere gesti di cura, cercare aiuto e pregare. Non possiamo però costringere l’altro a cambiare secondo i nostri tempi. Non possiamo garantire che una conversazione produca subito il risultato desiderato. Non possiamo conoscere oggi tutti i frutti di una fedeltà vissuta per anni.

Ci sono stagioni nelle quali Dio sembra tacere. Continuiamo a pregare, ma non percepiamo la sua presenza. Guardiamo la nostra relazione e vediamo soltanto stanchezza, incomprensioni e distanza. Proprio allora possiamo cadere in due tentazioni opposte: voler controllare ogni cosa oppure arrenderci alla disperazione. Ester 6 apre una terza strada: continuare ad abitare fedelmente la realtà, lasciando a Dio uno spazio che non siamo in grado di misurare.

Mentre Ester riposa dopo il primo banchetto, mentre Mardocheo resta alla porta del palazzo e mentre Aman prepara il palo sul quale vorrebbe farlo morire, qualcosa sta già cambiando. Nessuno dei protagonisti lo sa. La salvezza comincia attraverso l’insonnia di un re.

Forse anche nelle nostre coppie esistono movimenti che ancora non vediamo. Una parola pronunciata con amore può restare a lungo nel cuore dell’altro prima di germogliare. Un perdono può iniziare a sciogliere una difesa senza che il cambiamento sia immediatamente visibile. Una preghiera può trasformare innanzitutto il nostro sguardo, preparandoci a riconoscere una strada che prima non vedevamo.

A volte comprendiamo l’azione di Dio soltanto rileggendo la nostra storia. Avvenimenti che sembravano scollegati acquistano un significato: un incontro, una parola, una crisi che ci ha costretti a chiedere aiuto, una persona arrivata nel momento opportuno. Non tutto ciò che ci è accaduto era buono e non dobbiamo attribuire a Dio il male ricevuto. La Provvidenza non rende buono il male, ma può impedirgli di avere l’ultima parola. Quante volte, guardando indietro, possiamo riconoscere: «Allora non capivo, ma oggi vedo che il Signore non ci aveva abbandonati».

Anche il sacramento del matrimonio porta in sé questa promessa. Cristo non garantisce agli sposi una vita senza fatiche, ma rimane presente dentro la loro alleanza. Può sembrare silenzioso quando la preghiera diventa arida, quando la tenerezza si indebolisce o quando gli eventi mettono alla prova la comunione. Eppure continua ad agire attraverso una scelta di fedeltà, una richiesta di perdono, una mano cercata nel letto, una parola trattenuta per non ferire, un caffè preparato al mattino. La presenza di Dio non coincide sempre con ciò che sentiamo. Anche quando non la percepiamo, possiamo scegliere di affidargli ciò che ancora non comprendiamo.

Il libro di Ester ci educa così a uno sguardo contemplativo sulla realtà. Non si tratta di chiamare miracolo ogni coincidenza né di cercare continuamente segni nascosti. Si tratta di vivere sapendo che la storia non è soltanto nelle nostre mani e neppure soltanto nelle mani di chi sembra più potente. Aman crede di controllare gli eventi. Ha preparato il patibolo, ottenuto autorità e costruito il proprio piano. Ma gli basta entrare nella sala del re pochi minuti prima o pochi minuti dopo perché tutto cambi. Mardocheo, invece, non controlla nulla, ma il bene che ha compiuto torna a parlare per lui.

La fiducia nella realtà nasce quando smettiamo di domandare a ogni istante: «Dove sei, Dio?», pretendendo una prova immediata, e impariamo anche a dire: «Non Ti vedo, ma scelgo di credere che Tu sia ancora qui». La notte del re ci ricorda che Dio può cominciare a rispondere mentre noi non sappiamo ancora che qualcosa si è mosso. Può preparare una strada dentro eventi ordinari, custodire un bene apparentemente dimenticato e trasformare in principio di salvezza persino una notte senza sonno.

Dio non è assente solo perché è silenzioso. Qualche volta il suo modo più profondo di essere presente consiste proprio nell’agire senza imporsi, lasciando che la sua Provvidenza emerga lentamente dalla trama della nostra storia.

Per dialogare insieme

  1. C’è stato un momento della nostra storia nel quale Dio ci sembrava assente, ma in seguito abbiamo riconosciuto la sua presenza?
  2. Quali gesti di bene compiuti nella nostra coppia mi sembrano dimenticati o inutili?
  3. Quando soffro, riesco a distinguere i fatti dalle interpretazioni generate dalle mie paure?
  4. Quale convinzione di copione rischia di farmi leggere negativamente la nostra relazione: «Nulla cambierà», «Non posso fidarmi», «Devo controllare tutto»?
  5. In quale situazione sono chiamato a fare responsabilmente la mia parte, affidando a Dio ciò che non posso controllare?
  6. Quali piccoli segni della presenza di Dio possiamo riconoscere oggi nella nostra quotidianità?

Ripercorrete insieme un periodo difficile che avete già attraversato. Provate a individuare le persone, le parole, le coincidenze e le scelte che vi hanno aiutato. Poi nominate un bene compiuto dall’altro che forse, in quel momento, non avevate saputo riconoscere. Concludete affidando a Dio una situazione presente della quale non riuscite ancora a vedere il significato.

Per pregare

Signore Gesù, ci sono momenti nei quali facciamo fatica a riconoscerti. Ti cerchiamo negli eventi straordinari e non ci accorgiamo che stai operando nel silenzio della nostra quotidianità. Quando la nostra preghiera sembra non ricevere risposta, custodisci in noi la fiducia. Quando il bene che compiamo appare inutile, donaci la perseveranza. Quando una prova restringe il nostro sguardo, ricordaci che la realtà è più grande di ciò che oggi riusciamo a vedere. Liberaci dalle interpretazioni dettate dalla paura. Aiutaci a distinguere i fatti dalle nostre ferite, il presente dai copioni del passato e ciò che sappiamo da ciò che soltanto temiamo. Donaci la sapienza di Ester, che agisce senza pretendere di controllare ogni esito, e la fedeltà di Mardocheo, che compie il bene anche quando nessuno sembra riconoscerlo. Entra nelle notti del nostro matrimonio: nelle distanze, nei silenzi, nella stanchezza e nelle domande rimaste aperte. Fa’ che non confondiamo il Tuo silenzio con l’abbandono. Anche quando non Ti sentiamo, insegnaci a credere che continui ad abitare la nostra alleanza. Apri i nostri occhi sui piccoli segni della Tua presenza: un gesto di cura, una parola mite, un perdono offerto, una preghiera condivisa, la scelta quotidiana di restare. Noi faremo la nostra parte, Signore, ma consegniamo a Te ciò che non possiamo governare. Prendi anche le ferite e gli eventi che non comprendiamo. Non permettere al male di pronunciare l’ultima parola sulla nostra storia. E quando arriverà il momento di rileggere la strada percorsa, concedici di riconoscere con gratitudine: Tu eri lì. Non Ti vedevamo, non comprendevamo ciò che stavi preparando, ma non ci avevi mai lasciati soli. Amen.

Antonio e Luisa

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