“Spesso solo di fronte ad una grande sofferenza le persone cambiano“: qualche giorno fa, ascoltando la testimonianza di una persona a me cara, mi ha colpito molto questa frase. E ho pensato che di fronte alla sofferenza, spesso, si rivela quello che abbiamo nel cuore. Il dolore, ad esempio, di vivere una malattia terminale, di trovarsi di fronte alla morte di una persona cara, ci interroga a tal punto da ristabilire le nostre priorità. Di fronte ad un dolore così grande Dio ci offre una possibilità: elevare lo sguardo al Cielo, alla vita eterna che Lui ha promesso a chiunque crede in Lui.
Ce lo ricorda bene la storia di una giovane, Chiara Badano, proclamata Beata da Papa Benedetto XVI, che di fronte ad un tumore scoperto a soli 17 anni non ha esitato ad offrire la propria sofferenza a Gesù. Chiara nasce il 29 ottobre 1971 in un piccolo paesino dell’entroterra ligure. È una bambina vivace, allegra e all’età di nove anni conosce il movimento dei focolari fondato da Chiara Lubich.
Vive la sua adolescenza sempre attenta al prossimo. Un giorno, durante una partita di tennis, avverte un forte dolore alla spalla, si sottopone ad alcune analisi e presto arriva la diagnosi: tumore alle ossa. Chiara ha solo 17 anni ma di fronte a questo non reagisce con rabbia, non si dispera, non maledice la sua sofferenza ma con gioia esclama: “Gesù, se lo vuoi tu, lo voglio anche io!”.
Chiara è giovane, non ha ancora compiuto la maggiore età ma, dopo un periodo di lotta interiore, vede nella sua sofferenza una possibilità. La possibilità di affidarla al Padre, di viverla con serenità d’animo nella certezza che Lui stia operando per il meglio. Durante il periodo della malattia avvia una corrispondenza con Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei focolari, che le dona il nome di “Chiara Luce”. Nonostante la sofferenza, infatti, Chiara diventa una luce per tutti coloro che vanno a visitarla. È quasi costretta all’immobilità e, quando la malattia si aggrava, i medici le propongono la somministrazione della morfina ma lei la rifiuta: “Mi toglie la lucidità e io a Gesù posso offrire solo il mio dolore”, queste le sue parole.
Chiara non vive il dolore come privazione ma come dono, come offerta preziosa al Padre. Alla mamma dice: “Vedi, mamma, io non ho più nulla, ma ho ancora il cuore e con quello posso ancora amare”. Quando la malattia peggiora, Chiara inizia ad organizzare il suo funerale nei minimi dettagli. Sceglie le canzoni, pensa al vestito per i suoi genitori e al suo: un abito bianco, da sposa. Chiara sa che ad aspettarla, dopo la morte fisica, c’è il suo Sposo e il suo Creatore; è sicura che la morte terrena non ha l’ultima parola ma è solo un passaggio alla vita in Cielo. Chiara sa che ad aspettarla c’è Gesù e vuole che il suo funerale sia una festa tanto che prima di morire dice alla mamma: “Sii felice perché io lo sono!”.
Chiara sale in Cielo all’alba del 7 ottobre 1990. Ha solo 18 anni.
Sono passati esattamente 36 anni da quel 7 ottobre, giorno in cui la Chiesa celebra la memoria della Beata Vergine del Rosario. Chiara “Luce” Badano è stata proclamata beata nel 2010 da Papa Benedetto XVI; alla celebrazione della sua beatificazione erano presenti circa 25.000 giovani.
Quella di Chiara è una giovane vita che di fronte alla sofferenza è diventata testimonianza preziosa di fede per tutti noi. Di fronte alle nostre sofferenze ogni giorno abbiamo la possibilità di offrirle al Padre e dire: “Signore, affido a Te questo mio dolore”. Di fronte alla sofferenza abbiamo la possibilità di non maledirla, non rinnegarla e nemmeno subirla ma dire con fiducia “Gesù, se lo vuoi tu, lo voglio anche io”, proprio come Chiara.
“La morte è stata inghiottita nella vittoria. Dov’è, o morte, la tua vittoria?” scrive San Paolo nella Prima Lettera ai Corinzi (15, 54 -55). La morte non ha l’ultima parola così come non hanno l’ultima parola le nostre croci e le nostre sofferenze quotidiane perché la nostra certezza è questa: Gesù Cristo ha vinto la morte e “per le sue piaghe noi siamo stati guariti”. (Is 53, 5)
“Quando sarò partita per il Cielo, tu scriverai l’esperienza che abbiamo vissuto insieme e la andrete a donare“, dice Chiara alla madre. E la vita di Chiara oggi ci ricorda proprio questo: anche la sofferenza più grande, se affidata al Padre, può diventare un dono. Anche la sofferenza più grande, se consegnata al Padre, può cambiare noi stessi e diventare una luce preziosa per chi cammina accanto a noi.
Francesca Parlangeli