Domenica e famiglia, un connubio possibile / 5

Nell’articolo di sabato scorso abbiamo parlato della “Bellezza che salverà il mondo” ed abbiamo messo in luce alcune domande che gli altri dovrebbero porci nel vederci tornare da Messa : ma dove trovi tutta questa energia di vita ? tutto questo entusiasmo ? come fai a vedere tutto bello ? cosa vi danno a Messa, un’energizzante ?

Oggi ci lasceremo stuzzicare da queste provocazioni per mettere timidamente il naso dentro ad alcune realtà, quasi che esse abbiano lasciato la porta socchiusa sì da spiarci dentro.

Ci sono giornate in cui tutto è più bello ed altre in cui tutto diventa motivo di tristezza, ma sarà proprio così ? Se provassimo a registrare con una telecamera due giornate tipo, scopriremmo che la prima e la seconda non hanno grandi differenze…. la stessa coda nel traffico, la stessa frenesia nell’avere mille impegni, le stesse ore e lo stesso lavoro, la solita automobile, la solita moglie, il solito marito, i soliti figli, i soliti semafori rossi, i soliti “urban fighters” del parcheggio…. ma allora cos’è che ci fa vedere tutto più bello o tutto più brutto ?

E’ il nostro sguardo sulla vita che cambia, che ci fa vedere tutto in una prospettiva più allargata ; spesso è la felicità per una buona notizia ricevuta che ci fa catalogare tutto più bello ; altre volte è l’attesa di un evento che ci suscita gioia, ed il contare le ore è già una pregustazione di quell’evento tanto atteso.

Ebbene, la S. Messa Domenicale è tutto ciò e molto di più, perché impariamo che la prospettiva con cui guardare alla nostra vita è quella del Cielo, che allarga l’orizzonte fino all’eternità.

Infatti già il saluto iniziale dice di questa meravigliosa realtà : “Il Signore sia con voi. E con il tuo spirito”. Non ci augura che sia con noi la salute fisica, oppure la salute delle nostre finanze, piuttosto che la voglia di fare straordinari al lavoro…. no, niente di tutto ciò , ma il Signore. Capito ? Il Signore, cioè Colui che era presente quando furono fatti i cieli e la terra, il cosmo… anzi, Colui che li ha pensati, Colui che è più in là nel tempo del nostro antenato medievale… mentre se fosse con noi la salute, quanto potrebbe durare con noi ? oggi forse … e domani ? Se invece con noi è il Signore che è pure il Creatore, cambia tutto, perché come fa a voler stare con noi Colui che ha pensato il cielo e la terra, Colui che ha inventato la natura regolandola con le leggi che ha messo in essa ? Chi sono io perché questo Signore e Creatore voglia restare con me ?

E’ come se l’inventore della Reggia di Caserta volesse stare con la più piccola fogliolina d’erba del prato che circonda la Reggia. Apparentemente è assurdo, ma è così. E noi siamo come quelle minuscole foglioline d’erba insignificanti per tutti, ma non per il creatore dell’opera. Che bello sentirsi dire “Il Signore sia con te/voi”. Quanti uomini e donne vivono un’esistenza in ombra, non considerati in casa, non considerati al lavoro, non considerati dagli amici, semplicemente ai margini ! E queste persone possono vivere 6 giorni nel dimenticatoio del mondo , ma la Domenica si sentono dire “Il Signore sia con te”. Quanta consolazione !

Come esercizio per gli sposi, a partire già da domani, vi invitiamo a salutarvi fin dal primo risveglio così : ” Il Signore sia con te “.

S. Giovanni Bosco era solito ripetere ai suoi giovani rimasti orfani ( lui stesso rimase orfano di padre da piccolo ) che nessuno è orfano davvero…. perché tutti abbiamo un Padre. E’ questo Padre che vuole restare con noi…. basterebbe già questo primo anelito per vivere in trepidante attesa della prossima Domenica per risentire questo dolce saluto “Il Signore sia con voi/te ” risuonare nelle nostre orecchie e riecheggiare nel nostro cuore.

Cari sposi, quando i bambini ci chiedono se dobbiamo andare a Messa domani, possiamo rispondere invitandoli ad andare a conoscere ed incontrare Colui che li ha voluti da sempre e li ha fatti esistere, e non vede l’ora di restare dentro il nostro cuore per tutta la settimana.

Coraggio famiglie, il Signore ci aspetta tutti, grandi e piccini ! Buona e Santa Pasqua.

Giorgio e Valentina.

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Oggi è il nostro anniversario di Matrimonio

Ricordo con profonda commozione la première del film The Passion. Era a marzo del 2003 ed io mi trovavo a Città del Messico. Andai a vederlo con i miei confratelli. L’aspettativa era alle stelle, il tam tam nei telegiornali e quotidiani, più le polemiche che gridavano allo scandalo, “troppo crudo e bestiale, improponibile al pubblico, da vietare ai minori”, che ero teso già prima di entrare. Figuriamoci non appena si abbassarono le luci in sala, tanto da farmi quasi conficcare le dita nei braccioli per tutta la proiezione.

Chi l’ha vissuto, sa bene di cosa parlo. I miei confratelli, più o meno, li vedevo messi come me. Ma che era successo? Eh, difficile da spiegare, ricordo solo che all’uscita, avevo lo sguardo basso, non mi veniva da dir nulla e volevo starmene in silenzio meditare.

Come mai? Di film sanguinari, alla Quentin Tarantino, penso di averne un lungo repertorio alle spalle. Ma quello era proprio speciale. Perché dopo “Salvate il soldato Ryan” o “Kill Bill” o “Platoon” … non accadeva lo stesso? Sarà che quella storia mi tocca in prima persona e queste mi coinvolgono solo superficialmente? Sarà che quella storia parla alla mia anima? Che pungola la mia coscienza? Che appella a tutta la mia vita?

Forse mi stava succedendo, in minima parte, quanto accadde secoli prima ad Angela da Foligno mentre meditava sulla Passione quando Gesù le disse: “Io non ti ho amata per scherzo” (Libro XXIII, 2). O forse il Signore mi voleva donare quello che diede a Teresa D’Avila: “E fu proprio ciò che capitò un giorno di primavera del 1554. Un episodio particolare diede una svolta alla sua vita. Tornando da uno di quei colloqui spirituali che ormai la turbavano e la impoverivano, si trovò a passare davanti a un’immagine di Cristo tutto coperto di piaghe, che occasionalmente era stato portato in convento per una certa celebrazione. «Appena lo guardai… il dolore che provai, la pena dell’ingratitudine con la quale rispondevo al suo amore fu così grande che mi parve che il cuore mi si spezzasse. Mi gettai ai suoi piedi tutta in lacrime e lo supplicai di darmi la grazia di non offenderlo più» (Libro della mia vita 9,1). Fu come una nuova nascita”.

Giorni dopo lessi un articolo sulle reazioni al film. Mi colpì molto il caso di un uomo negli States. Lui abitava in una bella casa di una zona residenziale, una vita comoda e tranquilla ma ognuno lì si faceva i fatti suoi. Dopo aver visto il film diceva che avrebbe voluto bussare alla porta di ogni vicino che non salutava da anni e dirgli: “sai, ti voglio tanto bene” e avrebbe voluto affacciarsi alla finestra e gridare: “Sei grande Dio. Grazie!!!”. Della serie: non posso più essere quello di prima. E anche lì mi sono rivisto.

Perché tutto questo è così bello e ci tocca in profondità? Perché il Signore sta parlando al più intimo del nostro cuore e sta risvegliando la nostra capacità di amare e di essere amati. “Strano, questo mi sembrava un film da preti o suore, di quelli che abbondano sotto Natale o Pasqua, tipo «I dieci comandamenti» o «Beh Hur»”.

Dio ci ha creati per donarci e riceverci in dono, ci ha concepito come persone “sponsali”, fatte per rispondere a un dono di Amore che ci precede, per questo la Passione di Gesù ha un potente sapore sponsale, è una chiamata di amore che richiede la nostra risposta di amore. Difatti, quell’amore che sprigiona Gesù da ogni poro è stato riversato, come direbbe san Paolo (cfr. Rm 5, 5), nel tuo sacramento nuziale. Ricordalo quando contemplerai per intero la Passione oggi.

Senti che bella cosa dice Papa Francesco: “Il sacramento è un dono per la santificazione e la salvezza degli sposi, perché la loro reciproca appartenenza è la rappresentazione reale, per il tramite del segno sacramentale, del rapporto stesso di Cristo con la Chiesa. Gli sposi sono pertanto il richiamo permanente per la Chiesa di ciò che è accaduto sulla Croce; sono l’uno per l’altra, e per i figli, testimoni della salvezza, di cui il sacramento li rende partecipi” (Amoris Laetitia, 72).

Per questo, caro sposo e cara sposa, ti invito oggi a fare questo esercizio: prova a ripercorrere ogni momento della Passione, se il film di Mel Gibson ti aiuta, meglio. Prova a riprendere ogni momento di sofferenza di Gesù… l’orto, la cattura, le percosse, le umiliazioni, i flagelli… considera: quanto amore c’è dietro a ognuno di quei gesti? Gesù li ha assunti e vissuti consapevolmente, non fatalisticamente. Poteva liberarsene quando avesse voluto e invece è stato lì e non si è tirato indietro.

Ad ognuno di questi momenti pensa: quell’Amore è oggi, è adesso già nel nostro amore di coppia, è già compreso nel nostro matrimonio. Non devo andare a trovarlo chissà dove, non me lo devo reinventare, è in noi due, è nella grazia che abbiamo ricevuto quel giorno in chiesa. Pensa: noi, marito e moglie, pur con tutti i nostri limiti e fragilità, siamo “rappresentazione reale” dell’Amore che Gesù oggi ci ha donato!

Sant’Ignazio, nella sua celebre preghiera “Anima di Cristo”, a un certo punto dice: “Passione di Cristo, confortami”. Cioè “dammi forza, donami tempra, rendimi saldo”. È quello che auguro ad ogni coppia, che guardando la Passione di Gesù sappia intravedere quale intensità di amore c’è nella propria relazione nuziale, quale riserva infinita possiede, quanto quel vostro volervi bene è stato trasfigurato ed elevato dal Sacramento. Che la Passione possa farvi esclamare: “ma quanto amore c’è tra di noi se Gesù ci ha amato così?” Che la Sua Passione renda il vostro amore sempre più appassionato, appassionato nel perdono, appassionato nell’intimità, appassionato nella pazienza, appassionato nel mutuo servizio. Passione di Cristo, mantienici sempre appassionati a Te e tra noi per tutta la vita!

Padre Luca Frontali

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E noi? Sappiamo lavarci i piedi?

Siamo arrivati anche quest’anno al Triduo Pasquale. Siamo al giovedì santo. Un giorno che per noi sposi dovrebbe essere particolarmente significativo. Oggi si ricorda l’ultima cena. L’ultima cena dove Gesù istituisce ufficialmente l’Eucarestia. Dove offre cioè il suo corpo e il suo sangue. Dove Lui stesso si offre come agnello sacrificale. Come avverrà solo poche ore dopo sulla croce. C’è però un altro gesto molto importante. Si tratta della lavanda dei piedi. Gesù che mostra la sua regalità nel modo più umile possibile. Gesù si fa servo e si china sulla sporcizia della nostra vita e del nostro cuore. La lavanda dei piedi è un gesto con un significato grandissimo. Soprattutto per noi sposi.

Si può dire per certi versi che quel giorno Gesù non solo ha istituito l’Eucarestia ma ha mostrato in pienezza anche il sacramento del matrimonio.

Giovanni lo aveva capito benissimo. Non so se ci avete mai pensato. Giovanni è l’unico evangelista che dedica tantissimo spazio alla lavanda dei piedi e molto meno all’ultima cena, all’istituzione dell’Eucarestia. Strana questa scelta. L’Eucarestia è il fondamento della nostra Chiesa. La presenza viva dello Sposo, che in ogni Messa si rende nuovamente e misteriosamente presente. Cosa ci vuole dire Giovanni?

L’amore di Dio è presente nella Chiesa quando diventa servizio. Quando ci si china sulle miserie del fratello, sui suoi peccati, sulle sue povertà, sulle sue caratteristiche e atteggiamenti meno amabili. Nella mia riflessione personale ho visto l’importanza e la complementarietà di questi due gesti. L’Eucarestia che diventa nutrimento, speranza, accoglimento e forza per ogni cristiano. L’Eucarestia sacramento affidato al sacerdote per il bene di tutta la Chiesa. Ma non basta l’Eucarestia. Serve la lavanda dei piedi. Serve l’amore vissuto e sperimentato. Gesto che diventa sacramento nel matrimonio. Il nostro sacerdozio comune di sposi battezzati si concretizza in tutti i nostri gesti d’amore dell’uno verso l’altra. Siamo noi sposi a dover incarnare questo gesto nella nostra vita. Se il sacerdote, attraverso l’Eucarestia, dona Cristo alla Chiesa, noi sposi, attraverso il dono, il servizio e la tenerezza, doniamo il modo di amare di Cristo, rendiamo visibile l’amore di Cristo. Almeno dovremmo, siamo consacrati per essere immagine dell’amore di Dio. Gesù che si inginocchia per lavare i piedi ai suoi discepoli. Un’immagine che noi sposi dovremmo meditare in profondità e che dovremmo imprimere a fuoco nella nostra testa.

Gesù, uomo e Dio, che si inginocchia per lavare i piedi dei suoi discepoli. I suoi discepoli, gente dalla testa dura, egoista, paurosa, incoerente, litigiosa e incredula. Gente esattamente come noi, come sono io, come è mia moglie. Noi siamo sposi in Cristo, e Gesù vive nella nostra relazione e si mostra all’altro/a attraverso di noi. Noi siamo mediatori l’uno per l’altra dell’amore di Dio. E’ un dono dello Spirito Santo. E’ il centro del nostro sacramento. Noi, per il nostro sposo, per la nostra sposa, siamo, o dovremmo essere, quel Gesù che si inginocchia davanti a lui/lei, che con delicatezza prende quei piedi piagati e feriti dal cammino della vita e sporcati dal fango del peccato. Quel Gesù che, con il balsamo della tenerezza è capace di lenire le piaghe e le ferite, e che con l’acqua pura dell’amore li monda e scioglie quel fango che, ormai reso secco dal tempo, li incrostava e li insudiciava.

Questo è l’amore sponsale autentico. Tutti sono capaci, davanti alle fragilità e agli errori del coniuge, di ergersi a giudice. Tutti sono capaci di condannare e di far scontare gli sbagli negando amore e attenzione. Solo chi è discepolo di Gesù, dinnanzi ai peccati, alle fragilità, alle incoerenze dell’amato/a è capace di inginocchiarsi, di farsi piccolo, in modo che quelle fragilità, che potevano allontanare e dividere, possano trasformarsi in via di riconciliazione e di salvezza. Sembra difficile, ma non lo è. Noi che abbiamo sperimentato l’amore misericordioso di Dio nella nostra vita, che siamo innamorati di Gesù per come ha saputo amarci, e siamo quindi pieni di riconoscenza per Lui, possiamo restituirgli parte del molto che ci ha donato amando nostra moglie e nostro marito sempre, anche quando non è facile e ci ha ferito. Esattamente come un’altra figura del vangelo, la peccatrice, che bagnati i piedi di Gesù con le sue lacrime, li asciugò con i capelli .Ho sperimentato tante volte questa realtà con mia moglie, e in lei che si inginocchiava davanti alla mia miseria ho riconosciuto la grandezza di Gesù e del suo amore.

Antonio e Luisa

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