Oggi è il nostro anniversario di Matrimonio

Ricordo con profonda commozione la première del film The Passion. Era a marzo del 2003 ed io mi trovavo a Città del Messico. Andai a vederlo con i miei confratelli. L’aspettativa era alle stelle, il tam tam nei telegiornali e quotidiani, più le polemiche che gridavano allo scandalo, “troppo crudo e bestiale, improponibile al pubblico, da vietare ai minori”, che ero teso già prima di entrare. Figuriamoci non appena si abbassarono le luci in sala, tanto da farmi quasi conficcare le dita nei braccioli per tutta la proiezione.

Chi l’ha vissuto, sa bene di cosa parlo. I miei confratelli, più o meno, li vedevo messi come me. Ma che era successo? Eh, difficile da spiegare, ricordo solo che all’uscita, avevo lo sguardo basso, non mi veniva da dir nulla e volevo starmene in silenzio meditare.

Come mai? Di film sanguinari, alla Quentin Tarantino, penso di averne un lungo repertorio alle spalle. Ma quello era proprio speciale. Perché dopo “Salvate il soldato Ryan” o “Kill Bill” o “Platoon” … non accadeva lo stesso? Sarà che quella storia mi tocca in prima persona e queste mi coinvolgono solo superficialmente? Sarà che quella storia parla alla mia anima? Che pungola la mia coscienza? Che appella a tutta la mia vita?

Forse mi stava succedendo, in minima parte, quanto accadde secoli prima ad Angela da Foligno mentre meditava sulla Passione quando Gesù le disse: “Io non ti ho amata per scherzo” (Libro XXIII, 2). O forse il Signore mi voleva donare quello che diede a Teresa D’Avila: “E fu proprio ciò che capitò un giorno di primavera del 1554. Un episodio particolare diede una svolta alla sua vita. Tornando da uno di quei colloqui spirituali che ormai la turbavano e la impoverivano, si trovò a passare davanti a un’immagine di Cristo tutto coperto di piaghe, che occasionalmente era stato portato in convento per una certa celebrazione. «Appena lo guardai… il dolore che provai, la pena dell’ingratitudine con la quale rispondevo al suo amore fu così grande che mi parve che il cuore mi si spezzasse. Mi gettai ai suoi piedi tutta in lacrime e lo supplicai di darmi la grazia di non offenderlo più» (Libro della mia vita 9,1). Fu come una nuova nascita”.

Giorni dopo lessi un articolo sulle reazioni al film. Mi colpì molto il caso di un uomo negli States. Lui abitava in una bella casa di una zona residenziale, una vita comoda e tranquilla ma ognuno lì si faceva i fatti suoi. Dopo aver visto il film diceva che avrebbe voluto bussare alla porta di ogni vicino che non salutava da anni e dirgli: “sai, ti voglio tanto bene” e avrebbe voluto affacciarsi alla finestra e gridare: “Sei grande Dio. Grazie!!!”. Della serie: non posso più essere quello di prima. E anche lì mi sono rivisto.

Perché tutto questo è così bello e ci tocca in profondità? Perché il Signore sta parlando al più intimo del nostro cuore e sta risvegliando la nostra capacità di amare e di essere amati. “Strano, questo mi sembrava un film da preti o suore, di quelli che abbondano sotto Natale o Pasqua, tipo «I dieci comandamenti» o «Beh Hur»”.

Dio ci ha creati per donarci e riceverci in dono, ci ha concepito come persone “sponsali”, fatte per rispondere a un dono di Amore che ci precede, per questo la Passione di Gesù ha un potente sapore sponsale, è una chiamata di amore che richiede la nostra risposta di amore. Difatti, quell’amore che sprigiona Gesù da ogni poro è stato riversato, come direbbe san Paolo (cfr. Rm 5, 5), nel tuo sacramento nuziale. Ricordalo quando contemplerai per intero la Passione oggi.

Senti che bella cosa dice Papa Francesco: “Il sacramento è un dono per la santificazione e la salvezza degli sposi, perché la loro reciproca appartenenza è la rappresentazione reale, per il tramite del segno sacramentale, del rapporto stesso di Cristo con la Chiesa. Gli sposi sono pertanto il richiamo permanente per la Chiesa di ciò che è accaduto sulla Croce; sono l’uno per l’altra, e per i figli, testimoni della salvezza, di cui il sacramento li rende partecipi” (Amoris Laetitia, 72).

Per questo, caro sposo e cara sposa, ti invito oggi a fare questo esercizio: prova a ripercorrere ogni momento della Passione, se il film di Mel Gibson ti aiuta, meglio. Prova a riprendere ogni momento di sofferenza di Gesù… l’orto, la cattura, le percosse, le umiliazioni, i flagelli… considera: quanto amore c’è dietro a ognuno di quei gesti? Gesù li ha assunti e vissuti consapevolmente, non fatalisticamente. Poteva liberarsene quando avesse voluto e invece è stato lì e non si è tirato indietro.

Ad ognuno di questi momenti pensa: quell’Amore è oggi, è adesso già nel nostro amore di coppia, è già compreso nel nostro matrimonio. Non devo andare a trovarlo chissà dove, non me lo devo reinventare, è in noi due, è nella grazia che abbiamo ricevuto quel giorno in chiesa. Pensa: noi, marito e moglie, pur con tutti i nostri limiti e fragilità, siamo “rappresentazione reale” dell’Amore che Gesù oggi ci ha donato!

Sant’Ignazio, nella sua celebre preghiera “Anima di Cristo”, a un certo punto dice: “Passione di Cristo, confortami”. Cioè “dammi forza, donami tempra, rendimi saldo”. È quello che auguro ad ogni coppia, che guardando la Passione di Gesù sappia intravedere quale intensità di amore c’è nella propria relazione nuziale, quale riserva infinita possiede, quanto quel vostro volervi bene è stato trasfigurato ed elevato dal Sacramento. Che la Passione possa farvi esclamare: “ma quanto amore c’è tra di noi se Gesù ci ha amato così?” Che la Sua Passione renda il vostro amore sempre più appassionato, appassionato nel perdono, appassionato nell’intimità, appassionato nella pazienza, appassionato nel mutuo servizio. Passione di Cristo, mantienici sempre appassionati a Te e tra noi per tutta la vita!

Padre Luca Frontali

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