La coppia cristiana tra Scilla e Cariddi

Quando ero bambino, la mitologia greca è sempre stata uno dei miei interessi preferiti: Zeus, le Naiadi, i Titani, il monte Olimpo, Polifemo e Ulisse… e tra tutte queste cose mi ha sempre incuriosito andare a vedere dove fossero Scilla e Cariddi, i mostri citati nell’Odissea e nell’Eneide e che la tradizione ha collocato nei lati dello stretto di Messina. Il mito vuole che l’uno e l’altro insidiassero i naviganti di modo che per passare lo stretto era necessario mantenersi a debita distanza, senza avvicinarsi troppo a questa o quella parte.

La coppia cristiana, come novelli Argonauti, deve far fiorire la sua missione di vita senza cadere nelle insidie che Scilla e Cariddi simboleggiano. A cosa mi sto riferendo? In questo articolo vorrei toccare due classici estremi in cui una coppia sovente può cadere, non certo per cattiva volontà o mancanza di fede ma probabilmente per poco discernimento, preghiera e formazione.

Come vedrete, si tratta di “eccessi” che partono da sacrosanti doveri di voi coniugi ma che vanno vissuti con quell’equilibrio che solo la virtù cardinale della prudenza, lo Spirito Santo, assieme a un padre spirituale condiviso vi possono dare.

Il primo pericolo è quando la coppia assolutizza la propria relazione. Il “abbiamo bisogno di tempo per noi” – che in sé è giustissimo, perché il primo “figlio” della coppia è la relazione stessa – può diventare alla lunga una forma sottile di pigrizia e di ripiegamento su sé stessi. La coppia ha ricevuto un dono eccelso, quello di essere il primo annuncio di Cristo, il primo pulpito, in un certo senso, il primo “tabernacolo eucaristico”:

La famiglia ha ricevuto da Dio la missione di essere la cellula prima e vitale della società. E essa adempirà tale missione se, mediante il mutuo affetto dei membri e la preghiera elevata a Dio in comune, si mostrerà come il santuario domestico della Chiesa; se tutta la famiglia si inserirà nel culto liturgico della Chiesa; se infine praticherà una fattiva ospitalità e se promuoverà la giustizia e le buone opere a servizio di tutti i fratelli che si trovano in necessità” (Concilio Vaticano II, Apostolicam Actuositatem, n° 11).

Va più che bene staccare per un tempo l’impegno ecclesiale più diretto e concreti in circostanze particolari (nascita di un figlio, genitori malati, ecc.) ma attenzione perché l’interrompere una buona abitudine è sempre costoso da recuperare. Il “prendersi un tempo per noi” potrebbe rivelarsi in seguito un’arma a doppio taglio che sterilizza l’efficacia e la fecondità apostolica del matrimonio. Non è la prima volta che vedo che tali pause di riflessione sono l’anticamera di veri e propri abbandoni, se non addirittura di lontananza dalla fede stessa. Voi coppie non vi siete sposate solo per voi stessi ma anche per essere annunciatori del Vangelo!

Il secondo pericolo non è da meno quanto a virulenza. Consiste nello spingere l’acceleratore fino in fondo sul donarsi agli altri, nel dire sempre di sì al parroco, nel provare una gioia immensa nel vivere un percorso di fede in un movimento, tra riunioni e ritiri… e qui potrei scrivere una tesi di laurea in base alle esperienze vissute.

Ora vengono due possibili risvolti negativi:

  • O si vive tutto questo cumulo di attività da soli, senza il proprio coniuge e per cui la fede non è più un punto di unione nella coppia ma una rotaia solitaria, in parallelo a quella del coniuge, ma senza intersecarsi mai. Che bello quanto dice Amoris Laetitia: “La famiglia è chiamata a condividere la preghiera quotidiana, la lettura della Parola di Dio e la comunione eucaristica per far crescere l’amore e convertirsi sempre più in tempio dove abita lo Spirito” (Amoris Laetitia 29). La fede vuole condivisione, non porta all’isolamento. So che non è facile, ma come sempre, sforziamoci per un passo in più in avanti in questo senso.
  • Oppure si vive un cammino di fede in coppia ma senza dedicare tempo al noi, senza recuperare e alimentare la relazione nuziale. Si diventa così degli stupendi “Al Bano e Romina”, da vetrina nelle attività diocesane, sulla bocca di tutti per il bene e la testimonianza resa al matrimonio o alla fede in genere, ma le cui radici lentamente si stanno seccando. Prima o poi, un bel colpo di vento (dalla segretaria bionda, alle difficoltà lavorative o problemi adolescenziali dei figli…) tira giù la sequoia secolare, tutta tarlata di dentro.

Nella mia esperienza in Retrouvaille, sono proprio queste le coppie candidate n° 1 che chiedono di partecipare al ritiro. Sebbene la fede non manchi – anzi, tutt’altro – è piuttosto il “noi” che sta latitando. Per questo la dimensione relazionale di coppia va sempre messa al primo posto, è una lotta che vale la pena sostenere, come ci insegna Papa Francesco:

Questo cammino è una questione di tempo. L’amore ha bisogno di tempo disponibile e gratuito, che metta altre cose in secondo piano. Ci vuole tempo per dialogare, per abbracciarsi senza fretta, per condividere progetti, per ascoltarsi, per guardarsi, per apprezzarsi, per rafforzare la relazione. A volte il problema è il ritmo frenetico della società, o i tempi imposti dagli impegni lavorativi. Altre volte il problema è che il tempo che si passa insieme non ha qualità” (Amoris Laetitia 224).

Perciò, care coppie, nella navigazione della vita matrimoniale questa è la via maestra per restare su un percorso sicuro e infallibile: coltivare il vostro amore, condividervi la fede, dedicare tempo ad aprirvi il cuore sinceramente, corteggiarvi senza sosta con tenerezza. Ecco le grandi risorse per giungere al Buon Porto e tenere lontane da voi le insidie alla pienezza del vostro amore.

Padre Luca Frontali

Un pensiero su &Idquo;La coppia cristiana tra Scilla e Cariddi

  1. “La coppia cristiana tra Scilla e Cariddi”

    Molto bella la metafora della coppia nella barca, partita per un viaggio deciso insieme e che attraverserà il mare dell’esistenza intera, continuamente minacciati dalle insidie di Scilla e Cariddi.
    La metafora aiuta a riflettere sull’essenziale utile alla coppia. Sulla cura delle risorse del singolo e della coppia, da preservare come priorità necessaria alla sopravvivenza.

    “Perciò, care coppie, nella navigazione della vita matrimoniale questa è la via maestra per restare su un percorso sicuro e infallibile: coltivare il vostro amore, condividervi la fede, dedicare tempo ad aprirvi il cuore sinceramente, corteggiarvi senza sosta con tenerezza. Ecco le grandi risorse per giungere al Buon Porto e tenere lontane da voi le insidie alla pienezza del vostro amore.”

    “Il vostro amore”…ecco cosa conta di più…! La crescita personale e della coppia, secondo me è il “Buon Porto”. E’ quella pienezza di amore che affronta ogni insidia improvvisa…come prove estreme fatte di perdite e lutti inaspettati, crisi esistenziali, gravidanze e scelte coraggiose, gravi malattie, difficoltà economiche e e perdita del lavoro, immaturità reciproca, genitori anziani, ecc, ecc…
    Sono forse insidie di Scilla e Cariddi, queste?
    Secondo me no perché nella Barca i due mostri non possono entrare.
    Nella Barca la coppia fa spazio a Gesù. Ha fede in Gesù…anche quando dorme. La coppia sa che “le Sue Vie non sono le nostre vie”. Benedizioni, figli e grazie riempiranno la barca che va verso la luce.. va sicura tra Scilla e Cariddi, tra le insidie del mondo e della società.

    Ma se la barca non diventa Barca e la coppia non vive della luce dell’Amore di Coppia… perché dimentica o rifiuta Gesù, allora tutto s’impoverisce, si debilità, confonde e disperde. Scilla e Cariddi entrano nella barca e tutto si sfascia. Nel cuore, nell’anima, in famiglia, nei figli, in parrocchia…

    Ma Gesù non abbandona mai. Ama sempre e per sempre.
    Troverà il marinaio che ha lasciato la barca.
    Salirà con lui su nuove barche. Indicherà altre vie per ricondurlo…al Suo Amore.

    L’Amore di Coppia, in Gesù assume risvolti, attese, sorprese, luci e grazie inimmaginabili.

    Forse anche un’amore che cerca di rimanere vivo pur nell’incomprensibile “malattia” della coppia…può diventare umile testimonianza della vita di una coppia cristiana.

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