Riaccompagnati e risposati. Il punto di vista di uno sposo abbandonato e fedele.

Oggi voglio parlare di un argomento spinoso, che ha diviso e divide purtroppo molte persone all’interno della Chiesa: la comunione alle persone riaccompagnate o risposate, che poi spesso sono i nostri coniugi.

Io credo che una discussione su questo tema sia sbagliata, perché l’obiettivo non è fare la santa comunione, ma andare in Paradiso. Quindi si tratta di capire quale sia il bene dell’altra persona e quali aiuti possa avere per crescere. Nel 2016 nella mia diocesi (Arezzo) avevamo organizzato un cammino pastorale per i riaccompagnati e risposati: mi ricordo che al primo incontro erano tanti e dopo circa mezz’ora uno di loro alzò la mano e chiese se avrebbero potuto fare la comunione; la risposta del sacerdote fu negativa e dalla volta dopo non è venuto più nessuno.

E’ chiaro che se si considera la santa comunione  un diritto e non un dono immeritato, si parte subito male: spesso sento dire “Dio è venuto per i peccatori”, è verissimo, ma non esiste nessuno al mondo che si “meriti” la comunione: ricevere Dio, ci rendiamo conto? Neanche se facessi il missionario o pregassi ininterrottamente tutta la vita! Perché quello che ho ricevuto è molto superiore a quello che potrei contraccambiare. Quanto vale un mio respiro o un battito di cuore? Quanto sarei disposto a pagare per una giornata in più di vita?

Su Amoris Laetitia, nel famoso capitolo ottavo e nelle note è scritto che in alcuni casi i risposati e riaccompagnati possono ricevere i Sacramenti: la cosa non mi disturba, anche perché viene sottolineato che dovrebbe avvenire in seguito ad un cammino in cui si riconosce di aver sbagliato e si vanno a migliorare i rapporti verso il coniuge e i figli e non è un “tana libera tutti”. Io vorrei che tutti andassero in Paradiso e se la comunione può aiutare un fratello, ben venga! Non siamo mica a scuola in cui c’è invidia verso chi viene promosso con un aiuto da parte dei professori. Qui stiamo parlando di vita eterna e d’altra parte la parabola dei 10 talenti mi sembra chiara: alla fine della giornata chi ha lavorato tutto il giorno prende quanto chi ha lavorato 1 ora soltanto. E’ ingiusto o siamo felici perché nostro fratello ha ricevuto anche lui la nostra stessa paga? L’amore è ingiusto, altrimenti si chiama commercio o amore prostituito, io ti do una cosa e tu me ne dai un’altra.

Dio è misericordia e nessuno di noi potrà andare in Paradiso senza la Sua Misericordia, nessuno, nemmeno il Papa: è un dono, un regalo. Ma è altrettanto vero che io non posso dare una pacca sulle spalle a mio fratello e dirgli fai quello che vuoi, tanto Dio ti perdonerà tutto, perché non cambierebbe niente. Io non so se andrò in Paradiso, lo spero tanto, ma di sicuro ho ricevuto tanto e sono chiamato a dare tanto. Probabilmente un mio fratello che ha vissuto in un altro Paese, magari non cattolico, che non ha  avuto genitori cristiani, non ha incontrato santi sacerdoti come me, sarà chiamato a fare molto meno. Io cerco di seguire il Vangelo e la strada (stretta) che viene indicata, (e sul matrimonio Gesù non avrebbe potuto usare parole più chiare), ma è probabile che per altre strade si giunga alla stessa meta; ma io non posso certo saperlo e neanche mi azzardo a esprimere giudizi o a dare consigli.

Infine una cosa che nessuno dice, ma che secondo me è molto importante, sono le conseguenze sui figli e sui giovani: già sono duramente provati e feriti per la separazione, che testimonianza vogliamo lasciare loro? Attenzione al messaggio che può passare. Se le persone riaccompagnate possono accedere ai Sacramenti, allora due giovani che si vogliono bene, sono fidanzati e fanno l’amore prima di sposarsi, fanno qualcosa di meno grave, perché non hanno promesso amore eterno davanti agli uomini e soprattutto a Dio (Se si tollerano e giustificano rapporti sessuali con altre persone e con un Sacramento valido, allora si tollerano e giustificano a maggior ragione tutti i rapporti sessuali al di fuori del matrimonio). Quando andiamo a ricevere la santa comunione dovremmo avere i brividi, cosa che non mi capita e anzi, quando mi sento “a posto”, cerco di ricordarmi che le prostituite mi passeranno davanti nel Regno dei cieli e così mi ridimensiono.

Ettore Leandri

3 Pensieri su &Idquo;Riaccompagnati e risposati. Il punto di vista di uno sposo abbandonato e fedele.

  1. Grazie!
    E’ molto rincuorante sentire parole così soprattutto in questo periodo che , a livello spirituale, è molto buio e cieco e cerca solo la soddisfazione personale . Bellissime le tue parole, grazie davvero

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  2. Il Mistero dell’Eucarestia mette davvero…”i brividi”.
    E’ quanto ho provato domenica ascoltando il sacerdote che commentava la gioia del Padre del figliuol prodigo.
    Egli…quando, da lontano, ha riconosciuto il figlio perduto e tornato, gli è corso incontro, lo ha abbracciato senza – lasciarlo parlare – (questo diceva il sacerdote), gli ha messo l’anello al dito e ha organizzato una grande festa per celebrare la gioia della famiglia.

    In quel momento, per il Padre non era importante sapere quanto pentito fosse il figlio. Non contava sapere se era tornato solamente a causa della fame, dei disagi, dell’umiliazione, ecc. (C’era ancora tutta una vita davanti…prima del Paradiso)
    Importante in quel momento per questo PADRE, era solamente raccogliere il desiderio nuovo del figlio… di riabbracciarsi, ritrovarsi, ritrovare stima e fiducia, ottenere altre possibilità.
    Il figlio perduto era tornato a casa, al sicuro. Desiderava ancora un po’ di Luce, Pace, Amore, Gratuità, Dignità…tutto quanto aveva perduto.
    Oh, quale gioia per il Padre, rispondere all’atteso desiderio del figlio perduto!
    Indipendentemente dall’onestà, come negare l’Amore e altre possibilità di riscatto?

    Solamente questo “desiderio” nuovo del figlio, poteva essere ancora SPERANZA di Paradiso.

    Credo che per il PADRE, solamente il desiderio, conta.

    Oh…non oso pensare ai “brividi” sulla schiena, quando avremmo VERA consapevolezza del MISTERO DELLA SANTA COMUNIONE.

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