Un amore più forte della tempesta

Cari sposi, oggi contempliamo la traversata del lago di Galilea in mezzo a una burrasca. Una scena che preparata dal miracolo della moltiplicazione dei pani che abbiamo visto la settimana scorsa. In quell’occasione ha dimostrato che può fare ciò che vuole con le cose, con il pane e i pesci. Ora invece Gesù dimostra che ha pieno potere sul suo corpo, sfidando le leggi della natura come il principio di Archimede. Perché Gesù fa tutto ciò? Non è certamente per mettersi in mostra e farsi ammirare. Egli desidera dare fiducia agli apostoli tanto che li tranquillizza dicendo: “Coraggio, sono io, non temete”.

Se c’è Uno che può prevedere il futuro e con esso gli eventi atmosferici è proprio Gesù. Lui sa bene che ci sarà una tempesta sul lago e, ciò nonostante, “costringe” gli apostoli a prendere il largo e andarci dritti contro. Come mai questo atteggiamento? Perché Gesù espone al pericolo i suoi amici? Sappiamo che nella Bibbia il mare è un rimando simbolico al male, al peccato. Ciò che avviene qui ha il ricordo del passaggio del Mar Rosso, una scena simile in cui Dio spinge Mosè e il popolo ad oltrepassarlo per raggiungere la Terra Promessa. Potremmo quindi dire che, più che a un male oggettivo, il Signore sta incalzando i suoi verso una nuova tappa di vita, verso un cambiamento radicale e questo per forza passa dalla tempesta, dall’attraversamento e superamento del male e del peccato.

Non è forse vero che nella vita ci sono tanti snodi e passaggi che non vorremmo affrontare? Ma è necessario andare oltre la propria zona di comfort, accogliere la scomodità di un cambiamento, se vogliamo crescere nella fede personale e di coppia, nella relazione sponsale, nella capacità educativa. Gesù permette le crisi e le difficoltà per portare a pienezza l’amore sponsale, non per affondarlo.

Infatti, in quel turbinio, gli apostoli non sono solo ma è commovente constatare che il centro di tutta la scena non sono le onde o la paura dei discepoli bensì quella voce forte e nitida che essi udirono nonostante il trambusto: “Sono io”. Qui vi è un chiaro riferimento a ciò che visse Elia sull’Oreb ma soprattutto a Mosè sul Sinai. Come a dire: “sono io che comando, ho io il controllo di tutto ciò che ti sta accadendo, sono più forte di ogni tempesta”. Il messaggio più bello di questo Vangelo è che Cristo è più grande di ogni mia paura ed angoscia. Ma, affinché lo capiamo, Lui ci porta e ci attende nel bel mezzo delle nostre paure affinché impariamo a fidarci.

Dinanzi alle prove che voi sposi affrontate, impariamo da Pietro il quale istintivamente si stava concentrando solo sui suoi problemi e li voleva risolvere da solo finendo così per affondare. Guardando invece a Cristo, per quanto i problemi siano reali, voi coppia potrete “camminare sulle acque” e fare esperienza di Cristo anche nel bel mezzo di una tempesta. Cari sposi, Gesù Sposo vi guida specialmente in mezzo ad ogni tipo di prova. Se le permette, è solo per purificare la fede e l’abbandono totale in Lui e rendervi pienamente fiduciosi e confidenti nel suo Amore.

ANTONIO E LUISA

Ci sono momenti nel nostro matrimonio in cui la fede smette di essere una bella idea e diventa una scelta. Sono i nostri deserti: quando non ci capiamo, quando una ferita sembra non guarire, quando preghiamo e nulla sembra cambiare. È proprio lì che comprendo cosa significhi davvero fidarmi di Gesù. Finché tutto va bene è facile dire: “Signore, mi fido di Te”. Più difficile è farlo quando non vedo una strada, quando anche la persona che amo mi sembra lontana e io stesso non so più cosa fare. Eppure abbiamo imparato che proprio quei momenti possono diventare terra sacra.

Quando smetto di pretendere di capire tutto e consegno a Gesù la nostra fragilità, accade qualcosa. Forse il problema non scompare, ma cambia il mio sguardo. Scopro che Lui era già lì, nel deserto, ad aspettarmi. E spesso è proprio nella prova che incontro Gesù più profondamente e riscopro anche il dono della persona che mi ha messo accanto.

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