RendeteMi visibile

Cari sposi, siamo giunti, in un certo senso, alla sintesi dell’anno liturgico. Se la Pasqua rimane la celebrazione fondamentale per noi cristiani, è altrettanto vero che l’Eucaristia è la “fonte e apice di tutta la vita cristiana” (Lumen gentium 11). E così, la Chiesa ha collocato saggiamente tale solennità dopo la Pasqua, Ascensione e Santissima Trinità come a dire che esse diventano realtà concrete e assimilabili proprio grazie all’Eucaristia. Difatti, noi “mangiamo” ciascuna di loro, ossia ce ne appropriamo personalmente ogni volta che partecipiamo alla Santa Messa o adoriamo il Corpo di Gesù.

Ma Per voi sposi c’è di più perché l’Eucaristia costituisce il sacramento speculare con cui confrontarvi di continuo perché voi ne prolungate l’azione nel mondo. Come farebbe Gesù ad agire oggi nel 2026 se non potesse uscire da quel Tabernacolo? Se restasse “intrappolato” in una chiesa, magari tenuta chiusa una volta che viene celebrata Messa?

Gesù ha promesso di restare con noi tutti i giorni (Mt 28, 20) e in quale modo vi riesce? È soprattutto nell’Eucaristia che Lui ha mantenuto la parola data e non ci ha lasciati soli. Oggi ascoltiamo con stupore quelle parole che fecero tremare gli uditori: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui”. Restare, permanere sono azioni di chi ama, di chi cerca solo la prossimità e la vicinanza all’amato.

Sì, Gesù rimane con noi nell’Eucaristia ma per voi sposi questo ha un valore ancora più speciale perché Lui resta anche nel vostro amore e nella vostra relazione in forza del Sacramento del matrimonio: “Egli rimane con loro (con gli sposi)” (Gaudium et spes, 48) per mostrare come Cristo ama la Chiesa. Gesù non ha fatto un’apparizione il giorno del matrimonio per poi tagliare la corda e dileguarsi soprattutto quando le cose si mettono male. Al contrario, Egli accompagna la vostra esistenza giorno dopo giorno, sacramentalmente, abitando il vostro amore.

E perché vuol fare questo? Per farvi sentire di non essere soli, per rafforzare il vostro amore, renderlo fedele e totale ed infine perché Lo rendiate visibile agli altri. Gesù, dal giorno del matrimonio, vi chiede incessantemente e pazientemente: “fatemi parlare, fatemi toccare, fatemi amare come io ho amato voi”. Dentro al matrimonio arde il fuoco di Amore di Cristo, il medesimo che è contenuto in ogni Ostia consacrata, ma senza di voi Gesù resterebbe muto e immobilizzato. Che il contatto con l’Eucaristia rinnovi in voi la voglia e l’entusiasmo di camminare con Lui e di essere il Suo prolungamento nel mondo.

ANTONIO E LUISA

Gesù ci ha mostrato come ama uno sposo: dona tutto se stesso, fino a farsi pane spezzato per la persona amata. Anche nel matrimonio siamo chiamati a questo amore. Non un amore che possiede, ma un amore che si dona fino a fare della vita dell’altro una parte della propria. Le sue preoccupazioni diventano le nostre, le sue gioie ci riempiono il cuore, le sue ferite ci toccano profondamente. È il mistero dell’essere una sola carne e un solo cuore.

Beato lo sposo e beata la sposa che imparano ogni giorno questa logica del dono. Hanno compreso ciò che conta davvero nella vita e il significato più profondo del sacramento ricevuto. Il matrimonio, infatti, trova nell’Eucaristia la sua sorgente e il suo modello. Come Cristo si dona totalmente alla Chiesa, così gli sposi sono chiamati a donarsi reciprocamente. Per questo Eucaristia e matrimonio sono inseparabili: l’una alimenta e rende possibile l’altro, preparando gli sposi all’abbraccio eterno di Dio.

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