Combatterai insieme a me

Ogni giorno ascoltiamo diverse canzoni che parlano di amore e così, di ritorno da uno splendido concerto di Max Pezzali a Bari, mi sono soffermata sulle parole del testo “Io ci sarò”. Il ritornello rappresenta la promessa di stare accanto alla persona amata in ogni situazione: “Nella buona sorte e nelle avversità, nelle gioie e nelle difficoltà, se tu ci sarai io ci sarò”. Ma quello che più mi ha colpito è un altro estratto del testo:

Giuro, ti prometto
che io mi impegnerò,
io farò di tutto però
se il mondo col suo delirio
riuscirà ad entrare e far danni,
ti prego dimmi che
combatterai insieme a me.

Queste parole mi hanno fatto pensare a quanto sia importante l’impegno di ciascuno nel custodire la relazione di fronte a quello che affrontiamo ogni giorno. Nessuno di noi può sottrarsi alle fatiche quotidiane, al lavoro, agli impegni, alla malattia e a volte può capitare che questi prosciughino le nostre forze. Quante volte ci capita che le cose non vadano come vogliamo, eppure siamo chiamati a resistere, a combattere ogni giorno.

Gesù stesso nel Vangelo ci ricorda che “a ciascun giorno basta la sua pena” (Mt 6, 34) ed è realmente così. Ma pensiamo a quanto può cambiare la nostra vita sapendo di avere qualcuno al nostro fianco pronto a combattere insieme a noi. Qualcuno disposto ad accogliere le sfide che la vita ci riserva, qualcuno al quale possiamo rivelare le nostre fragilità e con cui possiamo crescere. Se sapremo preservare la bellezza di quello che abbiamo costruito, la nostra relazione sarà sempre più rafforzata.

Il segreto sta proprio nel riconoscere la bellezza di un io e di un tu che affrontano il mondo insieme e non si fanno risucchiare da esso. Viviamo in un’epoca in cui ogni cosa sembra sostituibile e le relazioni hanno sempre più breve durata. E spesso si pensa che basti incontrare la “persona giusta” per realizzare la propria vocazione ma, in realtà, si tratta di un cammino da costruire. Chiediamoci piuttosto: come sto preparando il cuore ad essere io quella persona capace di donarsi? Sono disposto a restare in relazione anche quando l’emozione iniziale sarà svanita? Sono disposto a far morire il mio egoismo per accogliere l’altro anche nelle sue fragilità?

Dobbiamo combattere contro il delirio del mondo, come dice la canzone, ma spesso anche contro il nostro egoismo e le nostre proiezioni. Quante volte, ad esempio, di fronte ad una crisi relazionale siamo tentati di pensare che il problema sia l’altro, che se non ci fosse quel limite dell’altro, in fondo le cose andrebbero diversamente. Talvolta questo meccanismo si insinua nel tempo del fidanzamento e ci porta a pensare che magari con un’altra persona le cose possano andare diversamente. E invece quella stessa crisi, spesso, si ripresenta, sotto forma diversa, anche nella relazione successiva. Possono cambiare le situazioni ma talvolta il copione rimane identico perché siamo inconsapevoli di quei blocchi, di quelle dinamiche relazionali che ci impediscono di progredire nell’amore.

Spesso quello che attribuiamo all’altro è qualcosa legato a noi e alla nostra storia. L’ansia che vedo nell’altro, ad esempio, è dentro di me ma la attribuisco all’altro. Così come può essere per altri sentimenti e stati d’animo: è il meccanismo psicologico della proiezione. Attribuisco all’altro qualcosa che mi appartiene ma che faccio fatica a riconoscere in me. E scoprirlo nella propria relazione può aiutare a comprendersi su tanti aspetti. Stare in relazione talvolta può essere faticoso perché chi abbiamo di fronte fa da specchio: l’altro mi mostra i miei limiti, le mie fragilità e sono chiamato a fare i conti con tutto questo. Di fronte alle nostre crisi relazionali abbiamo l’opportunità di guardare le nostre zone d’ombra e vedere l’altro come quel dono che il Signore ci ha fatto per crescere nell’amore.

Costruire una relazione è un lavoro costante, continuo e incessante. E l’amore ha la possibilità di crescere laddove ci sono due persone che si sforzano ogni giorno di comprendersi e venirsi incontro, attraverso le differenze di ciascuno. Quando due persone sono veramente disposte a mettersi in gioco e a far morire il proprio egoismo per un progetto più grande, ovvero realizzare la propria vocazione, allora si potranno raccogliere i frutti dell’amore. E non possiamo costruire una casa così solida affidandoci solo alle nostre emozioni.

Don Fabio Rosini lo dice chiaramente: “Mai sposarsi da innamorati. Se siete innamorati, non sposatevi perché nell’innamoramento non c’è senso del reale. Solo quando avrai realizzato che accanto a te c’è un disgraziato, un bambino oppure una nevrastenica, un’isterica, solo quando i suoi difetti non saranno più buffi, ma odiosi, allora lo/la amerai davvero.” Così si può costruire un amore solido, un amore forte e allora sì, come dice la canzone, il mondo potrà anche entrare e portare qualche danno… ma quello che conta è che io e te combatteremo insieme. 

Francesca Parlangeli

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