Salmo 83 Quanto sono amabili le tue dimore, Signore degli eserciti! L’anima mia languisce e brama gli atri del Signore. Il mio cuore e la mia carne esultano nel Dio vivente. Anche il passero trova la casa, la rondine il nido, dove porre i suoi piccoli, presso i tuoi altari, Signore degli eserciti, mio re e mio Dio. Beato chi abita la tua casa: sempre canta le tue lodi! Beato chi trova in te la sua forza e decide nel suo cuore il santo viaggio.
Ieri mattina la Liturgia ci ha fatto cantare le lodi di Dio, per cominciare bene la giornata non c’è niente di meglio che ricordarsi di Colui che ci ha desiderati, pensati e voluti in questa vita, che ci ha permesso di esserci anche questa mattina, e che ci dona più grazie di quelle che riusciamo a contare.
Per entrare un poco meglio nella comprensione di questo Salmo dobbiamo considerare che per un ebreo il tempio del Signore era tutto, con le dovute differenze sarebbe come per un tifoso andare allo stadio della sua squadra del cuore. Ecco perché il salmista canta gli atri della casa di Dio con i suoi altari, un po’ come se il nostro tifoso cantasse la bellezza delle poltrone o degli spogliatoi.
A questo punto le donne che leggono potrebbero già girare l’articolo al marito che sta seguendo i Mondiali in questo periodo, e farebbero bene perché alcune realtà belle della nostra fede divina e cattolica le si capiscono meglio con metafore, con immagini eloquenti.
Vorremmo porre la vostra attenzione su una espressione: Il mio cuore e la mia carne esultano nel Dio vivente . Forse non ce ne rendiamo conto fino in fondo ma per un ebreo parlare della gloria di Dio e parlare della grandezza del suo tempio (inteso proprio come l’edificio) è praticamente la stessa cosa, poiché l’uomo non è un angelo, non è incorporeo, ha bisogno quindi di sperimentare la grandezza di Dio, ha bisogno di sentirla sulla sua pelle, ha bisogno che essa diventi cosa da toccare, cosa da vedere. Ecco perchè nell’Antico Testamento, in particolar modo, troviamo moltissime espressioni vive della gloria del Signore, o di altri suoi attributi, paragonate a spettacoli della natura o create dall’ingegno umano.
E questa espressione forse ne è la tra le più eloquenti, poiché non esulta solo il cuore (inteso come la parte invisibile, quella più intima ed interiore) ma anche la carne. La gioia provata nell’incontro con il Dio vivente non può essere contenuta dentro i confini del cuore, trabocca e sfocia nella carne, come la violenza dell’acqua quando una diga si rompe, non c’è argine che tenga. Tornando al nostro tifoso, allo stadio si vive un’esperienza molto simile quando c’è un gol della nostra squadra del cuore, ed il nostro tifoso prorompe in grida di gioia inarrestabili ed incontrollabili, è l’esperienza che il corpo non riesce a trattenere la gioia del cuore, è una vera e propria diga che si rompe.
Che bello che sarebbe se questa esperienza fosse quella di due sposi che si amano teneramente da poter esultare nella carne ogni volta che si incontrano al ritorno dal lavoro. Cari sposi questo è possibile se l’amore che ci scambiamo non viene solo da noi stessi, ma riconosciamo che è stato il Signore a metterci nel cuore un amore speciale ed esclusivo per il nostro coniuge, come se ci avesse scelti come suoi ambasciatori speciali per lei/lui.
Coraggio allora, per fare questo bisogna ricorrere alla grazia sacramentale, chiederla nella preghiera. Domandiamo che sia il Signore ad amare il nostro coniuge attraverso la nostra mascolinità o femminilità. Non dimentichiamo il nostro tifoso: è come se fosse lui a rappresentare tutta la squadra presso gli altri tifosi, ne sarebbe onorato ma anche investito di una grande responsabilità.
Giorgio e Valentina.
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