Cari sposi, scrive Papa Francesco riguardo al Vangelo odierno: “nel Vangelo di oggi, chi fa la migliore figura è il primo fratello, non perché ha detto «no» a suo padre, ma perché, dopo il «no» si è convertito al «sì», si è pentito. Dio è paziente con ognuno di noi: non si stanca, non desiste dopo il nostro «no»; ci lascia liberi anche di allontanarci da Lui e di sbagliare. Pensare alla pazienza di Dio è meraviglioso! Come il Signore ci aspetta sempre; sempre accanto a noi per aiutarci, ma rispetta la nostra libertà. E attende trepidante il nostro «sì», per accoglierci nuovamente tra le sue braccia paterne e colmarci della sua misericordia senza limiti. La fede in Dio chiede di rinnovare ogni giorno la scelta del bene rispetto al male, la scelta della verità rispetto alla menzogna, la scelta dell’amore del prossimo rispetto all’egoismo. Chi si converte a questa scelta, dopo aver sperimentato il peccato, troverà i primi posti nel Regno dei cieli, dove c’è più gioia per un solo peccatore che si converte che per novantanove giusti (cfr. Lc 15,7)” (Papa Francesco, Angelus 27 settembre 2020).
Questa diversità di atteggiamenti davanti a Dio è un fedele riflesso di quanto avviene ordinariamente nella coppia stessa. Si sa, spessissimo dovete fare i conti con marce diverse in tante cose e situazioni condivise, anche nella fede. Uno avanti e uno dietro, uno perspicace e intuitivo e l’altro riflessivo e lento, uno si butta in tutto e l’altro non prende iniziative… diversità di modi di concepire l’educazione dei figli, di trattare le rispettive famiglie, di divertirsi, di porsi davanti all’intimità, di usare i soldi, gusti diversi, preferenze e inclinazioni, e così via: “l’uomo viene da Marte e la donna da Venere”. E così ci possono essere vari “sì” a parole che diventano dei “no” di fatto, e viceversa, rendendo molto complessa la vita a due con il passare degli anni.
Ciò che risalta però qui non è tanto la diversità – un dato ovvio e scontato – quanto come si pone Dio stesso dinanzi ad essa: usando la pazienza. Infatti, Dio ci aspetta, è paziente, è uno che sta a bussare alla nostra porta e attende che Gli apriamo, ma intanto Lui continua imperterrito. E così Lui vorrebbe tanto che la Sua Pazienza fosse anche la vostra. Che duro saper attendere quando l’altro dice “no”! Verrebbe voglia di mandare tutto a quel paese e ripagare con la stessa moneta.
Eppure, quanta pazienza divina è pure “contenuta” nel vostro amore! Ecco la bella notizia: la magnanimità e generosità di Dio è stata comunicata ed effusa anche a voi. Anzi, il vostro amore, la vostra storia, la vostra relazione è stata “assunta” da quella di Cristo per tutta la Chiesa (cfr. Gaudium et spes 48 dice proprio così: “L’autentico amore coniugale è assunto nell’amore divino”). E quanti “no” Cristo Sposo si è sentito dire dalla Sposa Chiesa!
Cari sposi, vi invito a considerare questa verità stupefacente e non arrendervi se entra la fatica o lo scoraggiamento per le barriere dei “no” che si possono essere innalzate tra voi. Facendo leva sulla forza divina che è in voi, mantenetevi aperti a quanto il Signore già sta operando nei vostri cuori.
ANTONIO E LUISA
Nel matrimonio la differenza può diventare una fatica oppure una ricchezza. Siamo uomo e donna, abbiamo storie, ferite, sensibilità e modi diversi di leggere la realtà. Uno può avere bisogno di parlare subito dopo un litigio, mentre l’altro ha bisogno di silenzio e tempo. Uno programma tutto, l’altro vive più facilmente l’imprevisto. Uno esprime amore attraverso parole e abbracci, l’altro attraverso gesti concreti e servizio. Possiamo avere un rapporto diverso con il denaro, con l’educazione dei figli, con le famiglie d’origine, perfino con la preghiera.
Il problema nasce quando pensiamo: “Il mio modo è quello giusto”. La differenza allora diventa distanza. Ma se impariamo a chiederci: “Cosa posso imparare da te?”, tutto cambia. L’altro non è necessariamente un ostacolo: può mostrarmi una parte della realtà che io, da solo, non riuscirei a vedere. Il matrimonio non cancella le differenze: insegna a trasformarle in comunione.