“Quando giunse per Ester, figlia di Abicàil, zio di Mardocheo, che l’aveva presa come figlia, il momento di andare dal re, ella non chiese altro se non quanto le aveva indicato Egài, l’eunuco del re, custode delle donne. Ester conquistava il favore di quanti la vedevano.” (Est 2,15)
Affrontiamo oggi il quinto modulo. Clicca qui per leggere i precedenti. Viviamo in un tempo che ci ripete continuamente che per essere amati bisogna essere straordinari. Più belli, più giovani, più brillanti, più simpatici, più interessanti degli altri. Ogni giorno scorriamo immagini di persone perfette, famiglie perfette, corpi perfetti, matrimoni apparentemente senza ombre. Senza quasi accorgercene, nasce dentro di noi una convinzione silenziosa: “Così come sono, non basto”. È una delle menzogne più diffuse e più dolorose.
Anche Ester avrebbe avuto tutte le ragioni per sentirsi così. Era una ragazza ebrea, orfana, cresciuta lontano dai riflettori del potere. Non apparteneva all’aristocrazia persiana, non aveva un nome importante, non possedeva alcun privilegio particolare. Eppure la Scrittura ci racconta qualcosa di sorprendente. Quando arriva il momento di presentarsi al re, Ester non cerca di stupire. Non pretende gioielli particolari, non domanda ornamenti più preziosi delle altre ragazze. Accetta semplicemente il consiglio di Egài, colui che conosceva davvero il cuore del palazzo. Ed è proprio allora che “conquistava il favore di quanti la vedevano”.
La sua bellezza non nasce dall’eccesso. Nasce dall’armonia. Questo particolare sembra secondario, ma in realtà racconta una verità profonda. Ester non sente il bisogno di costruire un personaggio. Non cerca di impressionare. Non prova a diventare qualcun altro. Si presenta per quella che è.
È qui che possiamo leggere questo brano alla luce dell’Analisi Transazionale. Eric Berne descrive come ciascuno di noi costruisca, fin dall’infanzia, una sorta di copione di vita. Se da piccoli abbiamo ricevuto amore solo quando eravamo bravi, perfetti o capaci di soddisfare le aspettative degli altri, rischiamo di convincerci che il nostro valore dipenda dalle prestazioni. Non ci sentiamo amabili semplicemente perché esistiamo. Pensiamo di dover continuamente dimostrare qualcosa. Questa è un’autostima fragile.
L’autostima autentica, invece, non nasce dal confronto. Nasce dalla consapevolezza di essere preziosi prima ancora di fare qualcosa per meritarlo. È esattamente ciò che vediamo in Ester. Lei non cerca disperatamente di essere scelta. Vive il momento con semplicità e fiducia. Non confonde il proprio valore con il risultato della prova che sta affrontando. Quante volte, invece, questo accade anche nel matrimonio?
Pensiamo di dover essere sempre all’altezza. Sempre pazienti. Sempre disponibili. Sempre attraenti. Sempre capaci di risolvere ogni problema. E quando non ci riusciamo, iniziamo a pensare di valere meno. A volte basta una critica del coniuge, una discussione, un periodo di minore desiderio o una fatica lavorativa perché riaffiori quella vecchia voce: “Non sono abbastanza.” Da quel momento iniziano i problemi.
Chi non si sente abbastanza tende a cercare continuamente conferme. Ha bisogno di complimenti, approvazioni, riconoscimenti. Soffre in modo sproporzionato davanti a un’osservazione negativa. Oppure reagisce costruendo un’immagine di sé forte e impeccabile, che però nasconde una grande fragilità. Sono strategie comprensibili, ma faticose. Costringono a vivere sempre sotto esame. Il matrimonio, invece, dovrebbe essere uno dei pochi luoghi in cui possiamo smettere di recitare.
Il coniuge non è chiamato a scegliere ogni giorno una versione perfetta di noi. È chiamato ad amare la persona reale che gli sta accanto, con le sue qualità e i suoi limiti. Se per sentirmi amato devo continuamente dimostrare qualcosa, allora rischio di trasformare la relazione in un palcoscenico. Ma l’amore non cresce sul palcoscenico. Cresce nella verità. Pensiamo a quanto sia liberante poter dire: “Oggi sono stanco.” “Oggi ho paura.” “Oggi non mi sento capace.” “Oggi ho bisogno di te.”
Solo chi possiede un’autostima autentica riesce a mostrarsi vulnerabile. Chi invece fonda il proprio valore sulle prestazioni vive ogni fragilità come una minaccia. Ester ci insegna una strada diversa. La sua forza non consiste nell’apparire perfetta, ma nell’essere profondamente centrata su se stessa. Non ha bisogno di aggiungere nulla per essere degna di essere scelta. In fondo questa è anche la logica di Dio.
Nella Bibbia Dio sceglie quasi sempre persone che, agli occhi del mondo, sembrano insufficienti. Mosè balbetta. Davide è il più piccolo dei fratelli. Gedeone si considera il meno importante della sua famiglia. Pietro è impulsivo. Paolo perseguitava i cristiani. La scelta di Dio non nasce dalla perfezione della persona. È il suo amore che rende grande chi viene scelto. Lo stesso vale nel matrimonio.
Il giorno delle nozze tuo marito o tua moglie non ha pronunciato un sì perché aveva trovato una persona perfetta. Ha pronunciato un sì perché ha scelto proprio te. E Dio, attraverso quel sacramento, continua ogni giorno a ripeterti: “Tu mi basti. Con la tua storia. Con le tue ferite. Con i tuoi limiti. Io posso costruire qualcosa di meraviglioso proprio attraverso ciò che sei.” Forse il lavoro più importante che uno sposo e una sposa possono fare non è diventare straordinari, ma imparare a credere di essere già degni di amore. Solo chi si sente amato gratuitamente riesce ad amare gratuitamente.
Forse è proprio questo il segreto della bellezza di Ester. Non era semplicemente una ragazza bella. Era una donna che non aveva bisogno di convincere gli altri del proprio valore. Lo portava dentro di sé come un dono ricevuto. E questa è una bellezza che il tempo non può consumare.
Per dialogare insieme
- In quali situazioni mi sento “non abbastanza” agli occhi del mio coniuge?
- Cerco spesso conferme del mio valore attraverso i complimenti, i risultati o l’approvazione degli altri?
- Mio marito o mia moglie si sente libero di mostrarsi fragile con me, oppure percepisce di dover sempre dimostrare qualcosa?
Per pregare
Signore, liberaci dal bisogno di dover continuamente meritare il tuo amore e quello del nostro coniuge. Donaci uno sguardo capace di riconoscere il valore che hai posto in noi fin dal principio. Aiutaci a guardarci con gli occhi con cui Tu ci guardi: non perfetti, ma infinitamente amati. Fa’ che la nostra bellezza nasca dalla verità del cuore e non dal desiderio di apparire. Amen.
Antonio e Luisa
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