Il grimaldello

Oggi la Chiesa fa memoria della beata Alexandrina Maria da Costa, una mistica portoghese morta proprio il 13 Ottobre, una cooperatrice dell’opera salesiana, molto legata al Cuore Immacolato di Maria, all’Eucarestia e alla Passione di Gesù.

Quando abbiamo vissuto il nostro pellegrinaggio familiare a Fatima, nel 2017 centenario della apparizioni, abbiamo avuto modo di conoscere meglio il messaggio di Fatima ma anche la figura straordinaria di questa beata. Lei era legata alle apparizioni dei tre pastorelli in maniera singolare, sia per le esperienze mistiche che per la vicinanza geografica, infatti si consacrò al Cuore Immacolato di Maria.

Pensavamo di proporvi una riflessione a partire dall’evento di Fatima perché il 13 Ottobre 1917 ci fu l’ultima delle apparizioni alla fine della quale avvenne il famoso “Miracolo del sole” visto da migliaia di persone; ma poi leggendo l’omelia che san Giovanni Paolo II fece il 25/04/2004 per la beatificazione di Alexandrina e di altri cinque beati, siamo rimasti colpiti da questa frase:

La nuova Beata continua a ripetere a noi tutti: “La santità non consiste nel fare molte cose o nel farne di grandi … Santo è chi si consuma al proprio posto ogni giorno, per il Signore”.

La beata Alexandrina si santificò restando nella propria casa per 30 anni, particolarmente nella propria camera inchiodata da una paralisi, e così come molti altri santi non sembra aver fatto nulla di straordinario, infatti non ha costruito ospedali o scuole nel terzo mondo, non ha fatto grandi proclami all’Onu, non ha scritto la Summa Theologiae come s.Tommaso d’Aquino, non ha incontrato i potenti della terra ma ha incontrato i potenti del Cielo: frequenti fenomeni mistici con Gesù e con la Madonna.

Cari sposi, la nostra vocazione matrimoniale ci dice tutti i giorni questa grande verità ripetuta dal papa polacco, basterebbe rileggere ogni tanto il consenso matrimoniale che abbiamo recitato il giorno in cui è nato il nostro matrimonio per capire che abbiamo promesso di essere fedeli e di amare e di onorare tutti i giorni il nostro coniuge dentro la nostra relazione, non abbiamo promesso altro di fantasioso.

Il Sacramento che siamo ci impone anche di diventare ogni giorno sempre più ciò che siamo, è un Sacramento che non si esaurisce nel consenso e nelle fotografie di rito, ma che si attua in ogni momento della nostra giornata, è proprio una vocazione, una chiamata ad amare l’altro dentro la realtà che viviamo. E’ un Sacramento che ci inchioda alla realtà ma che rimanda al Cielo, così come la paralisi inchiodò al letto il corpo di Alexandrina per lasciarne libera l’anima senza il peso del corpo di volare fino al Cielo.

Il nostro è il Sacramento che costringe a vivere la relazione a tu per tu con lei/lui come una leva per il Cielo, come fosse un piede di porco per far entrare il Cielo nel nostro NOI così come la paralisi del corpo è stata per Alexandrina il grimaldello per la santità, non un ostacolo ma un mezzo.

Il segreto? Consumarsi al proprio posto ogni giorno, per il Signore amando il proprio coniuge. Il matrimonio è proprio quel grimaldello per la santità, è quel mezzo attraverso cui il Cielo abita sulla terra.

Coraggio.

Giorgio e Valentina.

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