Ma la nostra è una relazione sana? Una via per far crescere l’amore

Sempre più spesso si sente parlare di relazioni sane e relazioni tossiche, ovvero di quei rapporti in cui l’amore diventa stagnante e perde la possibilità di evolversi. Spesso si tratta di dinamiche inconsapevoli e qualche giorno fa, parlando con una mia cara amica psicoterapeuta, le sue parole mi hanno dato modo di riflettere: “In una relazione sana di fronte a un momento di crisi, inevitabile in ogni coppia, entrambe le parti – e non solo uno dei due – si mettono in discussione e si chiedono: «Cosa stiamo facendo che non funziona?»“.

Spesso le incomprensioni e le paure che emergono nel rapporto con l’altro sono legate alla nostra storia personale e alle ferite del passato. Se di fronte a una difficoltà nella coppia si tende unicamente a scaricare le colpe sull’altro oppure ci si chiede in modo unilaterale: “Cosa ho sbagliato io?” – diceva la psicoterapeuta – si accende un campanello d’allarme.

Vi è, infatti, una dimensione fondamentale da custodire: la reciprocità di un io e un tu che scelgono di cooperare insieme per dare vita a una nuova, preziosa entità, il noi. In una relazione sana si cresce insieme e ognuno si assume la propria parte di responsabilità per far fiorire l’amore. Se questo non avviene può risultare bloccata la generatività, intesa come la capacità di crescere insieme e portare frutto. E se l’amore non cresce, inevitabilmente, muore.

L’atteggiamento fondamentale per custodire la capacità di restare in piedi di fronte all’inatteso e alla crisi ci viene offerto dalla figura di San Giuseppe. Il Vangelo ci dice che «Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme, si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe, suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto» (Mt 1,18-19). Giuseppe si trova di fronte a una situazione inattesa che con molta probabilità non comprendeva pienamente e lo turbava; tuttavia sceglie di non giudicare Maria, non si preoccupa di difendere sé stesso ma riflette sulla possibilità di ripudiarla in segreto per non esporla al pubblico giudizio. Giuseppe compie la scelta coraggiosa di proteggere la donna che ha accanto.

E proprio in questo spazio di riflessione e affidamento a Dio, il Signore rivela la sua azione: «Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato da lei viene dallo Spirito Santo”. Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa, senza che egli la conoscesse». (Mt 1, 20. 24)

L’affidamento di Giuseppe a Dio si traduce in azione concreta: quando impariamo ad affidare le nostre crisi e i nostri turbamenti a Dio, allora il Signore può dispiegare la Sua provvidenza e realizzare la Sua Promessa. Come fare in modo, allora, che l’amore cresca quotidianamente? Papa Francesco, in Amoris Laetitia, indica una strada molto chiara e concreta: “L’amore che non cresce inizia a correre rischi, e possiamo crescere soltanto corrispondendo alla grazia divina mediante più atti di amore, con atti di affetto più frequenti, più intensi, più generosi, più teneri, più allegri.” (n. 134) Per compiere gesti di questo tipo è indispensabile un elemento chiave: la nostra volontà.

La crescita dell’amore non è qualcosa che avviene a prescindere da noi, né può dipendere esclusivamente dall’impeto mutevole delle emozioni. È necessario che la nostra volontà si metta in moto e si traduca in azioni concrete. Proprio come ci ha ricordato Papa Leone XIV nella sua recente prefazione a YOUCAT Love forever, “l’amore non è un’emozione passeggera, ma una decisione. Non è perfetto ma cresce alla luce di Dio“.

Quando siamo noi ad assumerci la responsabilità delle nostre scelte e decidiamo ogni giorno di amare, allora possiamo edificare un amore sano, pieno, ricco e capace di portare frutti di vita eterna.

Francesca Parlangeli

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