Le beatitudini degli sposi

Cari sposi, penso che tutti voi avete visto, magari anche solo qualche momento al TG, la meravigliosa veglia di preghiera di Papa Leone in Francia con i giovani presso lo Stade de France di Saint-Denis qualche settimana fa.

È stata una lunga e ben curata coreografia in cui più volte il Papa si è commosso, in particolar modo quando alla fine della serata, decine e decine di giovani si sono presentati davanti a lui impersonando i Santi francesi più noti nella Chiesa. Che impressione vedere tutti quei ragazzi e ragazze sorridenti sotto le spoglie di San Luigi, del Curato d’Ars, di San Martino di Tours, di Santa Teresa di Lisieux…!

Oggi nella Liturgia anche noi guardiamo estasiati e commossi il Cielo non come uno stanzone pieno di gente sconosciuta ma come una bella compagnia, una comunità di amici, una grande famiglia composta di figli amati, già arrivati nella nostra futura e definitiva Casa.

Qual è il posto esatto, in tutto l’insieme della fede, delle Beatitudini? Che collocazione occupano nel Vangelo? Esse tracciano nientemeno il ritratto autentico di Cristo, tanto che il Catechismo, al n. 1717, dice: “le Beatitudini delineano il volto di Gesù Cristo e ne descrivono la carità”. Quindi Gesù è stato in sommo grado povero in spirito, mite, puro, misericordioso…è il suo identikit più autentico, ma non solo questo perché Gesù tramite la Grazia ci condivide questo suo stesso modo di essere attraverso i sacramenti.

Quindi, se questo vale per ogni cristiano – ed è già in sé una cosa meravigliosa – pensate che voi sposi avete un altro dono in più. Infatti, consta nel Vangelo che Gesù si è presentato come lo Sposo della Chiesa – vedi anche solo la scena di Cana – e che in forza del sacramento del matrimonio l’amore sponsale di Gesù vi è stato partecipato nel vostro amore (cfr. Gaudium et spes 48), anzi, siete stati assunti nel Suo. Che ne consegue? Che voi sposi potete, avete il dono, vi è concessa la possibilità di vivere sponsalmente le beatitudini, donando loro una luce del tutto particolare! Prendiamone solo alcune:

  • Afflitti: l’amore coniugale implica sovente tante lacrime, siano per lutti, malattie, ferite reciproche e vedovanza ma la bella notizia è che la vita di coppia non è che un fidanzamento in vista delle Nozze definitive con Cristo, in cui non ci sarà più spazio per lacrime e dolore. L’afflizione va vista alla luce del destino ultimo, perché voi sposi vi state preparando per tutta la vita all’incontro finale con lo Sposo Gesù, che darà inizio al Banchetto di gioia senza fine.
  • Miti: la mitezza è l’opposto della sopraffazione, della manipolazione e del voler possedere l’altro. Quindi la relazione coniugale diventa un ambito privilegiato per mettere in pratica piuttosto la “sottomissione reciproca” di cui parla San Paolo in Efesini 5,21, come quel profondo rispetto e venerazione che sta alla base del matrimonio, consapevoli di essere entrambi figli di Dio, con la medesima dignità.
  • Misericordiosi: forse una delle beatitudini più sponsali, perché il perdono è la prova del 9 e il banco di prova della vita matrimoniale, al punto che Amoris Laetitia, nel cap. IV, ne fa il cuore dell’”inno alla carità”. Quante piccole occasioni per perdonare il coniuge vi mette la vita davanti! È l’occasione d’oro per aprire il cuore alla misericordia.
  • Puri di cuore: anche qui voi sposi avete un trampolino di lancio verso la pienezza dell’amore. La purezza non consiste – come insegna Giovanni Paolo II nella teologia del corpo – nel reprimere la sessualità né nel considerare il corpo o le sue pulsioni come qualcosa di “impuro” o malevolo. Piuttosto essa è il frutto di un cammino permanente e mai concluso per tendere alla trasparenza dello sguardo sull’altro, come consta dal modo di trattarsi dei coniugi nel Cantico, dove un erotismo impetuoso va di pari passo all’estasi reciproca. La purezza del cuore si concretizza nell’acquisire la capacità di vedere il coniuge nella sua dignità integrale di persona, creata a immagine di Dio, e non come un mero oggetto di consumo o di appagamento egoistico. Quando si arriva a esultare dal più profondo nel confronti del consorte: “quanto sei bella, quanto sei amabile! Sei meraviglioso!” è l’inizio della purezza, cioè dell’amore puro, vero e autentico che scaccia ogni tentativo di usare o abusare dell’altro per i propri scopi.

Cari sposi, come vedete, le Beatitudini sono virtù che già avete ricevuto, sono nel vostro magazzino spirituale ma lo Spirito Santo oggi vi ricorda che sono talenti da esprimere ogni giorno e far fruttare perché il vostro amore sia sempre in crescita.

ANTONIO E LUISA

Le Beatitudini entrano nel matrimonio quando diventano gesti. Cristo è l’unico Mediatore, ma noi sposi possiamo essere strumenti del suo amore: attraverso di noi, il coniuge può sentirsi raggiunto, consolato, custodito da Dio. Essere poveri in spirito significa riconoscere: «Ho bisogno di te», senza pretendere di avere sempre ragione. Essere miti è abbassare la voce quando la discussione si accende. Consolare è accorgersi di uno sguardo spento e fermarsi, anche se la cena aspetta.

La misericordia comincia quando non usiamo un errore passato come arma. La purezza del cuore cresce quando cerchiamo il bene dell’altro senza trasformare la tenerezza in una richiesta da soddisfare. Operare la pace significa fare il primo passo, chiedere scusa, affrontare un problema senza umiliare. E cercare la giustizia è condividere fatiche e responsabilità.

Oggi possiamo domandarci: attraverso le mie parole e le mie mani, mia moglie o mio marito possono intuire quanto Dio li ama?

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