Domani la Chiesa celebra la memoria liturgica di san Carlo Borromeo, del quale vi condividiamo uno stralcio di un un discorso fatto evidentemente al clero milanese ma che si può benissimo applicare nella sua essenza anche allo stato matrimoniale, poiché la fede ha i medesimi princìpi per ogni stato di vita, i quali però si applicano con misure e norme diversificate; per esempio la virtù della castità è la medesima per tutti, ma la sua applicazione differisce per gli sposi da quella dei vergini.
Dal Discorso tenuto da san Carlo, vescovo, nell’ultimo Sinodo (Acta Ecclesiae Mediolanensis, Milano 1599, 1177-1178) Tutti siamo certamente deboli, lo ammetto, ma il Signore Dio mette a nostra disposizione mezzi tali che, se vogliamo, possiamo far molto. Senza di essi però non sarà possibile tener fede all’impegno della propria vocazione. […] Ascolta ciò che ti dico. Se già qualche scintilla del divino amore è stata accesa in te, non cacciarla via, non esporla al vento. Tieni chiuso il focolare del tuo cuore, perché non si raffreddi e non perda calore. Fuggi, cioè, le distrazioni per quanto puoi. Rimani raccolto in Dio, evita le chiacchiere inutili. […] Così potremo facilmente superare le difficoltà che incontriamo, e sono innumerevoli, ogni giorno. Del resto ciò è richiesto dal compito affidatoci. Se così faremo avremo la forza per generare Cristo in noi e negli altri.
Vorremmo impostare la riflessione su due filoni: il primo si rifà alle parole di questo discorso ed il secondo fa rifermento alla biografia del santo.
In questo discorso, le parole di san Carlo sono piene di amore per il proprio gregge, si percepisce un’amore paterno, la dedizione e la cura che il pastore dovrebbe sempre avere per le anime a lui affidate, nonostante abbiamo tagliato le parti che si riferivano più propriamente allo stato clericale, questo discorso denota un piglio pratico tipico dei santi. Essi infatti hanno vissuto la loro mascolinità o femminilità con i piedi ben piantati a terra, consapevoli che il Paradiso ce lo si gioca in questa vita, che il qui e adesso mette le basi per il futuro, che l’oggi costruisce il domani, solo che spesso noi pensiamo al domani e al futuro in chiave terrena, quasi mai ci rendiamo conto che il futuro per i santi è la vita eterna, della quale possiamo avere come un piccolo assaggio già in questa vita, in qualche modo essa comincia di qua e continua nell’aldilà.
Se già qualche scintilla del divino amore è stata accesa in te, non cacciarla via, non esporla al vento. Tieni chiuso il focolare del tuo cuore, perché non si raffreddi e non perda calore. Fuggi, cioè, le distrazioni per quanto puoi. Rimani raccolto in Dio, evita le chiacchiere inutili. Questa esortazione è validissima anche per noi sposi, perché vediamo sposi che partecipano a varie attività parrocchiali e non, a ritiri spirituali, convegni o corsi di formazione, ma che poi disperdono al vento i semi di Grazia di quella bella esperienza, riportiamo alcuni a mo’ di esempio.
Mariti che hanno intuito che, per favorire il NOI della coppia, sarebbe meglio tagliare con un’amicizia o ripensare il tempo dedicato al proprio hobby, ma che poi una volta riprese le attività consuete, tutto torna come prima, compresa l’insoddisfazione della moglie in quanto non si sente amata come a lei piace. Mogli che hanno capito che devono smetterla di pretendere di cambiare il marito a propria misura, che non possono sempre vivere l’amore romantico dei film pensando al marito ideale e non amando il marito reale, eppure quando tornano a casa, riparte la cantilena e il NOI soffre.
Come ovviare a questo? Fuggendo le distrazioni: per alcuni possono essere i discorsi poco edificanti e lascivi dei colleghi, per altri possono essere le serie tv che ci propinano il divorzio o altre condotte immorali come se fossero normali e, anzi, ce le rifilano come espressioni d’amore perchè “love is love”. Ora veniamo alla seconda parte, dalla biografia di san Carlo emerge che:
era nipote di papa Pio IV (la madre Margherita Medici di Marignano era sorella di Pio IV, al secolo Giovanni Angelo Medici di Marignano), fu da lui nominato cardinale e segretario privato quando aveva poco più di vent’anni. In tale veste il giovane Carlo partecipò ai lavori del Concilio di Trento, divenendone protagonista proprio nel periodo conclusivo.
Se avete letto con attenzione suo zio era il papa, vi immaginate le reazioni che ci sarebbero sui nostri social se succedesse una tale cosa ai nostri giorni? Un ragazzo nato con la camicia: giovane rampollo della nobile e potente famiglia lombarda dei Borromeo diventa cardinale e segretario personale del papa. Provate a pensare se papa Leone XIV (Robert Francis Prevost) domani facesse cardinale e segretario personale suo nipote, uno dei figli dei suoi due fratelli John e Louis, cosa ne direbbe l’opinione pubblica? Chissà di che tenore sarebbero i post sui social!
E noi ne resteremmo scandalizzati? Dobbiamo ammettere di sì, eppure tutti noi veneriamo san Carlo Borromeo come un grande santo e non l’abbiamo mai etichettato come un raccomandato. Gli storici direbbero che per la sua epoca era abbastanza usuale, ad ogni modo il fatto resta. Ma ciò che più conta è che il Signore usa anche di queste debolezze o, se volete, consuetudini umane, per scrivere la propria storia, per dare forma ai santi.
In fondo, anche il Signore ha i suoi raccomandati! Carlo poteva benissimo approfittare della situazione e combinarne di cotte e di crude, invece ha costruito la propria santità, la nobiltà delle sue origini non è stato un ostacolo alla santità, ma una caratteristica che lo ha forgiato e che gli ha donato particolari sensibilità personali.
Cari sposi, anche noi siamo i raccomandati di Dio, siamo stati scelti aldilà della nostra estrazione sociale, della nostra razza, della nostra cultura, ad essere i suoi raccomandati speciali per rappresentarlo nel mondo. Coraggio, facciamo tesoro dei consigli di san Carlo e teniamo uno sile di vita che ci aiuti a “stare sul pezzo” della nostra vocazione.
Giorgio e Valentina