Nota disciplinare e preghiera. Cosa hanno in comune?

La prima nota non si scorda mai. Dico proprio quella disciplinare, presa a scuola, che poi va detta ai genitori e sale l’ansia e la paura. Quella presa per le troppe chiacchiere, una risposta data male, un compito non svolto. Io mi ricordo perfettamente la mia: avevo chiacchierato più del dovuto con la mia compagna di banco e fui assalita dalla rabbia e la vergogna. Per me, dalla fedina penale scolastica immacolata, fu uno smacco notevole.

Eppure, la disciplina… quant’è importante. E quanto è dimenticata questa parola, anzi, malvista. Perché “disciplina” evoca rigidità, punizioni, categorie e voci dure. Ci riporta agli anni in cui i maestri picchiavano con la bacchetta le mani degli alunni. Evoca metodi bruti e freddi, che oggi riteniamo ormai sorpassati. Ma la disciplina, quella vera e non violenta, ci è quanto mai utile per vivere. Insegniamo ai bambini l’educazione e il rispetto perché sappiamo convivere pacificamente assieme agli altri, perché possano trarre il massimo bene dalla vita. Sappiamo che la violenza è sbagliata e vogliamo che siano le regole, date con buonsenso, a orientare la loro vita sociale. Regole condivise, giuste, che ci siamo dati per abitare assieme ad altri uomini e donne. Disciplina che serve a maturare un’autodisciplina – cioè la propria capacità interiore di autocontrollo e rigore nel seguire tali regole. Non diamo regole ai nostri bambini per il gusto di comandare: vorremmo, invece, che da tali regole derivasse la loro presa di coscienza su cosa sia l’ordine, la collaborazione, la pazienza, ecc.

La regola è strumento verso la Verità, verso l’Amore. Altrimenti, la disciplina è puro esercizio fisico fine a sé stesso.

Nella preghiera, quanto è importante la disciplina? Ci pensiamo raramente. Eppure darsi un tempo, un appuntamento specifico, un’abitudine stabile… può cambiare molto. Ogni stagione di vita è a sé. Ogni famiglia, pure. Quello che prima “funzionava” per noi come preghiera familiare, anche solo un mese fa, adesso non va più bene. Perché gli orari cambiano, subentrano scuola/lavoro/impegni e improvvisamente l’agenda si infittisce. A volte, mantenere fede a un impegno non significa che quello debba restare immutato.

Capiamoci: se pregare è parte della quotidianità, questo non deve cambiare. Ma la modalità (quando, dove, come) sì, può e in alcuni casi deve modificarsi per armonizzarsi con la vita di una famiglia, che non è piatta o sempre uguale. Inutile mantenere una preghiera serale tutti insieme se, in quel dato momento di vita, difficilmente saremo assieme ogni giorno dopo le otto. Può essere controproducente fissare le lodi ogni mattina se poi non riusciamo a recitarle assieme e son più le volte che saltano.

Capite il punto? Flessibilità, senza rinunciare alla priorità (per esempio, la preghiera). Bisogna saper cucire addosso al quotidiano le buone abitudini che fanno maturare la nostra fede: se non riusciamo più a pregare prima di dormire, ecco che troveremo un altro momento per farlo tutti assieme, senza corse. Se le lodi diventano un’impresa titanica, proveremo a dire l’Ora Nona assieme. La Chiesa ci offre innumerevoli strumenti per pregare. Anche essere in grado di cambiare modalità, se occorre, è sano.

La relazione con il nostro sposo o sposa, dopo anni non è la stessa del primo anno di Matrimonio. Ma nemmeno è uguale al mese scorso. Di più, non è quella di ieri! Perché? Perché abbiamo anni, mesi o un giorno in più di esperienza. E sappiamo quanto lavoro di cesello dobbiamo fare per venirci incontro, per incontrarci davvero, per parlare, per capirci. Quante occasioni per cambiare modi, toni, gesti! E quante volte lo facciamo!

Anche col Signore è così. La disciplina serve ma occorre sia strumento, non tagliola. Anche nella preghiera è bene avere disciplina: pregare anche quando non abbiamo voglia è “scegliere” di pregare e dunque amare. Se cambiassi il pannolino di mio figlio solo quando ne avessi voglia, non so bene come andrebbe a finire! Così, con le nostre scelte quotidiane ci alleniamo ad una disciplina anche nella preghiera, nella relazione con Dio. Senza seguire le voglie del momento ma consapevoli che non è una gabbia immutabile: le nostre abitudini, se mantengono il cuore, possono e devono cambiare a volte, per aiutarci a entrare sempre più pienamente in dialogo col Signore.

Con il Sussidio di Avvento “Verso Betlemme” abbiamo cercato di darvi uno strumento scarno ma non povero, ricco ma essenziale, in grado di cucirsi alla vita familiare come meglio credono gli sposi. Non esiste un solo modo per utilizzarlo né uno più giusto dell’altro. L’obiettivo non è uniformare gli standard di preghiera ma metterci in moto per trovare il nostro tempo di preghiera, quello giusto per noi adesso. Più che proporre cose impossibili, pensiamo sia opportuno che ognuno trovi il tempo del suo possibile.

In questo, non abbiamo inventato niente di straordinario: crediamo, però, che la Parola spezzata da altri sposi occorra oggi più che mai. Chi meglio di una famiglia può capire altre famiglie? Quindi, disciplina sì, per imparare a mantenere una promessa, un’abitudine, un gesto buono. Rigidità no, perché la vita non è piatta, statica, e rischiamo di perderci con poco. Il Signore ci vuole pronti e attenti, le vesti strette ai fianchi!

“Verso Betlemme” è già disponibile sul sito di Effatà Editrice, assieme ad un calendario di Avvento e un segnalibro che abbiamo curato con attenzione. Dal 13 novembre, lo trovate in libreria e online.

Giada Moneti di @nesentilavoce

Acquista i libri di matrimoniocristiano

Rispondi