Cari sposi, la scena evangelica di oggi ci sorprende per la notevole distanza dal nostro modo di celebrare un matrimonio. Se per noi è la sposa colei che capta tutta l’attenzione – pensiamo al corteo fino in chiesa magari accompagnato dal clacson dei passanti a agli applausi anche di sconosciuti nell’ammirare la sua bellezza – invece, nel mondo semitico, i riflettori era tutti puntati sullo sposo. Era lui, infatti, ad essere raggiunto nella propria casa perché in essa si svolgeva il rituale finale del matrimonio.
Alla luce di quanto detto e del contesto offertoci dalle altre letture, il messaggio che riceviamo da questa domenica gira attorno all’attesa e alla vigilanza. È assai fecondo considerare il tema dell’attesa non solo in vista della fine di qualcosa – e in questo caso la fine è anche quella dell’anno liturgico – ma piuttosto rivolta alla presenza di Gesù che abita con noi e in noi.
Sappiamo che Lui è vivo, è il Risorto, è una Persona presente in continuazione nelle nostre vite, sebbene ahimè, siamo presi da mille cose e impegni – tutte lecite per carità – e frastornati da preoccupazioni e incombenze familiari e lavorative.
Quanto è saggio allora che Lui ci ricordi l’importanza di saper attendere e tenere le lampade accese! Ciò significa soprattutto mantenere ogni giorno gli occhi e le orecchie rivolti a Cristo che ci parla in tanti modi. Non sia mai che trasformiamo Gesù in un’idea nostra, una sorta di proiezione mentale, un ologramma autoprodotto che dice e fa quello che in realtà pensiamo noi di Lui. Gesù è una Persona che anela a un rapporto autentico con voi ogni giorno: come lo state trattando? Lo ascoltate? Lo lasciate parlare dedicandoGli del tempo? Ha uno spazio reale nella vostra vita di coppia?
La grazia nuziale ha reso possibile che Cristo davvero abiti con voi in casa, che sussista dentro alla vostra relazione, al di là di ogni merito personale. Perciò la vigilanza e l’attesa risulta da questo vostro mettervi in ricerca di Gesù e di lasciarLo agire in voi. Che belle parole di Papa Francesco al riguardo: “La lampada è il simbolo della fede che illumina la nostra vita, mentre l’olio è il simbolo della carità che alimenta, rende feconda e credibile la luce della fede. La condizione per essere pronti all’incontro con il Signore non è soltanto la fede, ma una vita cristiana ricca di amore e di carità per il prossimo. Se ci lasciamo guidare da ciò che ci appare più comodo, dalla ricerca dei nostri interessi, la nostra vita diventa sterile, incapace di dare vita agli altri, e non accumuliamo nessuna scorta di olio per la lampada della nostra fede; e questa – la fede – si spegnerà al momento della venuta del Signore, o ancora prima. Se invece siamo vigilanti e cerchiamo di compiere il bene, con gesti di amore, di condivisione, di servizio al prossimo in difficoltà, possiamo restare tranquilli mentre attendiamo la venuta dello sposo” (Angelus, 12 novembre 2017).
Cari sposi, lo Sposo non deve venire o arrivare da nessuna parte, L’avete già presente. Possiate avere questo cuore grande per accoglierlo e tenerlo con voi ogni giorno.
ANTONIO E LUISA
Possiamo pregare insieme tutte le sere, ma se poi durante il giorno ci ignoriamo, qualcosa non torna. Lo abbiamo imparato anche noi: non basta dire che Gesù è al centro del nostro matrimonio. Occorre fargli spazio quando siamo stanchi, quando vorremmo avere ragione, quando l’altro ci chiede un ascolto che costa fatica. L’olio della fede lo raccogliamo lì: in una tenerezza gratuita, in un servizio fatto senza rinfacciarlo, nel fermarci accanto. Siamo imperfetti, cadiamo ancora nelle nostre pretese. Ma ogni giorno possiamo scegliere di amare un po’ meglio. È così che ci prepariamo a incontrare lo Sposo: amando.