Volevo scrivere questo articolo da tempo, ma ho sempre esitato, perché sicuramente ci saranno persone a cui non piacerà; ora ho deciso di farlo perché sono preoccupato, molto preoccupato. Purtroppo, pochi giorni fa, è successa una tragedia: una donna ha ucciso un uomo con un coltello, sembra dopo una lite, il corpo è stato ritrovato nel letto. Ma ciò che mi ha colpito ancora più della notizia in sé, sono stati i commenti che ho letto sotto l’articolo online: tante persone, soprattutto donne, scrivevano “Bravissima!”, “Ha fatto bene!”, “Di sicuro se l’è meritato”.
Io mi chiedo: ci rendiamo conto? È morta una persona! Possiamo discutere delle circostanze, della legittima difesa, di eventuali violenze subite, che certo vanno indagate e considerate, ma questo non giustifica mai la gioia di fronte a una morte.
E c’è un dettaglio che pare nessuno voglia vedere: tutto è avvenuto davanti a una figlia che ha assistito alla scena. Quale ferita porterà nel cuore? Forse non basterà una vita intera per guarire. Viviamo in un clima di violenza e di guerra fra uomini e donne. Lo dico con franchezza: lo ritengo persino più pericoloso degli scontri in Ucraina o nella Striscia di Gaza, perché questa guerra la viviamo ogni giorno nelle nostre case, nei tribunali, nelle relazioni. Io sono un uomo, ma questo non significa che difenda gli uomini a priori. Quando un uomo tradisce, abbandona, è violento, io sono il primo a dire che non va bene, che bisogna prendere provvedimenti seri e non mi faccio problemi a dirgli chiaramente che è un poveraccio.
Sono consapevole che nella storia le donne hanno subito tante ingiustizie, umiliazioni e maltrattamenti, ma non è facendole pagare agli uomini di oggi che si risolve qualcosa. Gesù stesso ci ha ricordato che uomo e donna insieme rivelano il volto di Dio e se io fossi contro le donne, sarei contro Dio e contro me stesso.
Lo ammetto, dopo la mia dolorosa esperienza matrimoniale, anch’io ho avuto grandi difficoltà a rapportarmi con le donne: rischiavo di “fare di tutta l’erba un fascio”, ma grazie a tante sorelle della Fraternità Sposi per Sempre ho imparato che la cattiveria non ha sesso. In questi anni ho conosciuto donne straordinarie, che hanno cresciuto i figli da sole, con sacrifici eroici, dopo che il marito le aveva abbandonate, ma ho conosciuto anche donne sposate che per anni hanno tradito il marito, mentendo e mostrando un’egoistica insensibilità. La verità è che il bene e il male non dipendono dal genere: ci sono uomini e donne santi, uomini e donne meschini.
Arriviamo al cuore del problema: la violenza: qui so di muovermi su un terreno minato, ma voglio provare a spiegarmi bene. È opinione comune che la violenza sia unidirezionale: solo gli uomini possono essere violenti. Se guardiamo solo la televisione, viene spontaneo crederlo, anch’io per molto tempo ci ho creduto; poi, vivendole in prima persona e ascoltando tante storie personali, mi sono accorto che la realtà è ben più complessa.
Esiste certo la violenza fisica, dove spesso l’uomo prevale, ma non è l’unica forma, ci sono violenze psicologiche, morali, economiche, affettive, che possono ferire più di un pugno. Umiliare una persona è violenza, tradire chi ti ama è violenza, impedire a un padre o a una madre di vedere i propri figli è violenza, mentire sistematicamente è violenza, portargli via la casa o i risparmi è violenza.
Oggi si parla molto di femminicidio, il termine non mi piace, non perché non riconosca la gravità dei fatti, ma perché un omicidio resta un omicidio, sia che la vittima sia un uomo o una donna. Dovremmo piangere ogni vita spezzata con lo stesso dolore: eppure i giovani crescono con l’idea che tutti gli uomini sono pericolosi, violenti, inaffidabili, poi però ci stupiamo se nessuno vuole più sposarsi, con questa diffidenza reciproca e paura.
C’è un’altra grande contraddizione che non posso non evidenziare: ogni anno nel mondo avvengono circa 44 milioni di aborti. Uccidere un figlio non viene considerato violenza, questa è un’assurdità che grida al cielo.
Oltre alle tragedie e ai titoli di giornale, bisognerebbe chiedersi: cosa c’è dietro tanta violenza? Spesso troviamo separazioni conflittuali, ingiustizie legali, situazioni che distruggono la vita delle persone. Pochi sanno che il nostro sistema giudiziario, così com’è, genera ingiustizie, dolore e rabbia. Conosco diversi uomini che hanno tentato il suicidio perché si sono visti privati di tutto: casa, figli, soldi, dignità e infatti circa il 97% dei sucidi è di persone maschili.
Le separazioni, nella maggior parte dei casi, vengono chieste dalle donne. Quasi mai per motivi di violenza, ma per altri motivi, spesso risolvibili: per sposarsi servono due “sì”, per separarsi basta un “no” (qui sarebbe un discorso complesso e lungo, ma nella stragrande maggioranza dei casi le separazioni sono volute solo da uno dei due).
Personalmente da quasi 12 anni non posso più rientrare nella mia casa, che ho pagato e comprato con mia moglie davanti a un notaio, quella che avevamo arredato e curato con amore. Un giudice l’ha assegnata a mia moglie, come accade quasi sempre, quando ci sono figli minori. Io però ho continuato a pagare metà del mutuo, perché alla banca interessa solo chi ha contratto il debito, non chi ci vive. Vi sembra giusto? Non è violenza questa?
E i padri, che possono vedere i figli solo nei giorni stabiliti dal giudice, che è un estraneo alla famiglia, in quello che viene chiamato “regime di visita”? (una terminologia che ricorda tanto i colloqui in carcere). Quante volte avrei voluto essere con le figlie nel giorno del compleanno, a Natale, a Pasqua… e non ho potuto. Avrei preferito essere picchiato, ma poter stare con loro. Non è violenza questa?
A tutto questo si aggiunge il fenomeno dell’alienazione parentale: quando un genitore, quasi sempre la madre perché trascorre più tempo con i figli, scredita l’altro genitore fino a fargli credere che il papà è responsabile della situazione e del loro malessere, tanto che non lo vogliono più nemmeno vedere. Non è violenza questa?
E che dire delle false denunce? Ci sono uomini accusati ingiustamente di violenza solo per ottenere vantaggi economici o legali. Basta poco: una denuncia e scatta subito il protocollo rosa, senza che l’uomo venga nemmeno ascoltato e con la possibilità di non vedere più i figli. Anche se dopo anni si scopre che era tutto falso, non ci sono conseguenze per chi ha mentito. Questa è una ferita che resta, ed è una violenza enorme.
A me non interessa per niente avere ragione: io sono padre di due figlie e quello che mi stimola a scrivere queste cose è far riflettere su situazioni di cui nessuno parla e gettare le basi per un mondo migliore, dove anche loro possano vivere serenamente.
Allora la domanda da porsi è: come si ferma questa spirale? Non certo inasprendo le pene, abbiamo già visto che servono a poco, ma bisogna eliminare le ingiustizie e modificare i cuori e le menti: uomini e donne non sono nemici, non è una gara, non è una lotta di potere.
Solo insieme, uomini e donne, possiamo vincere: solo collaborando possiamo testimoniare ai nostri figli che l’amore è più forte della violenza, che la giustizia non è vendetta, che la dignità di ogni persona è sacra.
Non c’è futuro se continuiamo a combatterci, il futuro si costruisce riconoscendo che abbiamo bisogno gli uni degli altri, sempre, questo è il messaggio cristiano che non dobbiamo tradire.
Ettore Leandri (Presidente Fraternità Sposi per Sempre)
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