L’amata
Sono bruna, ma bella,
o figlie di Gerusalemme,
come le tende di Qedar,
come i padiglioni di Salmah.
Non stupitevi della mia pelle bruna;
è il sole che mi ha abbronzata.
I figli di mia madre si sono irritati con me:
mi hanno messo a custodia delle vigne; ma la mia vigna, la mia, non l’ho custodita.
Iniziamo oggi il primo poema del Cantico dei Cantici. Clicca qui per leggere le riflessioni già pubblicate. Prima caratteristica che salta all’occhio, scorrendo questo paragrafo, è il continuo richiamo alla natura. Richiami a luoghi, animali, fiori, profumi ben noti in quella comunità rurale di pastori seminomadi. Per noi è molto più difficile comprendere immagini come le tende di Qedar. A coloro i quali leggevano questi versi all’epoca in cui furono scritti, richiamavano un determinato colore, una determinata caratteristica. Noi, quindi, dobbiamo faticare un po’ di più.
Sono bruna, ma bella. La Sulamita non è perfetta. È bruna, bruciata dal sole. Non rientra nei canoni di bellezza dell’epoca. Ciò nonostante la Sulamita afferma la sua bellezza. Lei si sente bella: non state a guardare se sono scura. È stato il sole ad abbronzarmi. I miei fratelli mi guardano con sdegno. Non sono riuscita a custodire la mia vigna. Sono bella perché sono io. Non sono perfetta, ma sono stata capace di accettarmi per come sono. Ho accettato di essere io, con tutti i miei pregi, ma anche con i miei difetti. Con tutti i miei inestetismi. Con la mia pelle bruciata dal sole. Nell’amore metterò tutta me stessa. Non quello che aspiro ad essere, non quella che vorrei essere. Non mi farò distruggere dai miti di bellezza e da ciò che vorrei nascondere. Nell’amore si mette tutto. Anche quello che non piace. Perché solo così sarà possibile abbandonarmi completamente all’amore del mio sposo. Solo così sarà possibile svelarmi completamente e lasciare che il suo sguardo possa posarsi su di me. Lasciare che lui mi desideri per quella che sono. Perché solo così, nell’abbandono completo, può manifestarsi in pienezza la mia bellezza, che va oltre i miei difetti, i miei inestetismi, le mie fissazioni e le mie insicurezze. Affinché lui possa accogliermi e assaporare tutta la mia bellezza, che lui già intravede e non desidera altro che farne esperienza completamente. Donne! È un cammino che dovete fare. A volte serviranno anni, serviranno battaglie e sofferenze, ma il risultato sarà grandioso. Rischiate un’eterna competizione con le altre. Non solo, rischiate anche un’eterna competizione con il vostro ideale di donna. Con una donna perfetta che non esiste se non nella vostra testa. Liberatevi! Lasciatevi amare senza nessun velo, senza il velo della vergogna, senza il velo dell’insicurezza, senza il velo della competizione, senza il velo della paura. Riusciteci e sarà per voi un’esperienza meravigliosa. Un’esperienza che vi riaprirà davvero la porta dell’Eden. Sentirsi accolte così, completamente, è fare esperienza di un autentico amore incondizionato e disinteressato, come nelle origini.
C’è anche una seconda riflessione che possiamo fare. La vigna cosa indica? La vigna indica il corpo della donna, in particolare, le parti intime. Lei non è riuscita a custodirle. Non sappiamo cosa sia successo. Possiamo immaginarlo. Sicuramente un dramma che la Sulamita si porta dentro. Una sofferenza forte nata da qualcosa del suo passato. Non è perfetta. Non lo è nel corpo e non lo è nelle sue esperienze. Questo non le impedisce, però, di sentirsi bella. Non le impedisce di sentirsi degna del suo re. Non importa tutto il resto. Quante donne, invece, non accettano i propri limiti, le proprie imperfezioni, il proprio passato, e per questo non riescono ad aprirsi totalmente allo sposo? Troppe. Come fare, allora, a sentirsi belle? Ciò che fa sentire una donna bella è lo sguardo dell’amato. Vale per tutte. Anche per Luisa è stato così. Ha vissuto una vita sentendosi brutta e inadeguata. Fino a quando non ha alzato lo sguardo e ha incontrato quello di Cristo. Allora si è sentita per la prima volta bella. Nonostante i suoi difetti e i suoi limiti. Nonostante le sue cadute e i suoi errori. Io ho visto quella bellezza e me ne sono innamorato. Probabilmente se non avesse incontrato Cristo prima di me, non me ne sarei accorto. Ora che siamo sposi tocca a me prestare gli occhi a Cristo. Luisa può continuare a sentirsi bella e amabile, attraverso il mio sguardo, specchiandosi nei miei occhi. Lo sguardo è immediato, arriva prima di ogni altro gesto, perché è diretto, ma non per forza ravvicinato. Uno sguardo può incoraggiare ad avvicinarsi o al contrario può allontanare e far sentire la persona amata non desiderata. Lo sguardo è la prima parte di me che interagisce con l’altro e instaura un dialogo. Come non pensare alla nostra vita di coppia? Se ci si conosce profondamente e dopo anni di matrimonio di solito è così, uno sguardo dice tutto. Uno sguardo, che viene dal profondo di me stesso e che si arricchisce di tutto il vissuto carico di amore e tenerezza, mi permetterà di far sentire la mia sposa bellissima sempre e di vedere in lei una creatura che mi meraviglia ogni giorno. Questa è la bellezza del matrimonio. Questo è il miracolo del matrimonio. Perché se la mattina quando la guardi nello stato in cui si ritrova, con i capelli che sparano, le borse sotto gli occhi e l’orrendo pigiamone di flanella e, nonostante questo, ti appare bellissima, beh allora di vero miracolo si tratta. Miracolo dell’amore. Sentite quello che scrive don Oreste Benzi a proposito dello sguardo:Sentirete, guardandovi negli occhi l’un l’altra di essere costruttori di pace, di essere misericordiosi, di essere miti e semplici, di essere affamati e assetati di giustizia. Sentirete la gioia stupenda che viene dal sentirsi chiamati: questa è la vocazione che il Signore ci dona. E allora, ripieni di Dio, tu sposa leggerai la tua bellezza negli occhi del tuo sposo, perché credo che una sposa non possa leggere la propria bellezza guardandosi allo specchio, ma guardandolo negli occhi del proprio marito sente tutta la propria preziosità e la propria bellezza.
La mia sposa ha bisogno di sentirsi bella e desiderata, e io con il mio sguardo posso darle questa certezza. Anche questo è amare.
Antonio e Luisa