Dare per dare

Io sono ragioniere. Ragioniere programmatore che è anche peggio. Sono abituato a giudicare le situazioni come fossero una partita doppia. Dare e avere, costi e benefici, valutare se l’investimento sia conveniente o meglio pensare ad altro. Così sempre in termini di profitto. Sempre pensare se ne valga la pena oppure no. In tutto quello che facevo c’era questa dinamica sbagliata. Il matrimonio ti ribalta. Se non vuoi fallire devi abbandonare questa logica. Devi uscire dalla logica del profitto. Quello che ti viene chiesto è un amore incondizionato, senza pretesa di contraccambio. Non è un baratto, altrimenti non sarebbe amore , ma una transazione commerciale. Un dare per avere. Invece dobbiamo dare semplicemente per dare, perchè già lì c’è il senso. Mi viene in mente quando alcune volte Luisa perde la sua consueta accoglienza e amorevolezza verso di me. Capita che per qualche problema sul lavoro o per qualche preoccupazione che danno i figli non sia la solita, ma sia più nervosa e di cattivo umore. All’inizio del matrimonio questo era oggetto di discussioni e di insoddisfazione. Io non solo non l’aiutavo, ma le rendevo la vita ancora più difficile con i miei comportamenti da bambino capriccioso ed infantile. Lei mi rinfacciava, a ragione, che non l’amavo per chi era, ma per quello che mi dava. Questo è un rapporto con una prostituta non con una moglie. Probabilmente lei soffriva tanto di questo mio modo di non accoglierla sempre, con tutte le sue fragilità e difficoltà. Poi ho capito. Proprio in quei momenti,  quando non ho nulla da parte sua, mi viene chiesto di dare di più. Di non accontentarmi del minimo, ma di eccedere e dare tutto. Rispettare i suoi tempi, cercare di strapparle un sorriso, ascoltarla per tanto tempo ripetere le solite lamentazioni, occuparmi della casa, darle una carezza, sono tutti modi che possono essere via per aiutarla e sostenerla. Anche quando lei non ricambia.  Perchè il matrimonio è così, è questo. Sostenere anche il suo peso quando lei non è in grado di darti nulla. Trovo in questo, quando riesco (non sempre), una grande gioia e soddisfazione. Sono stato capace di liberarmi dal ragioniere che è dentro di me e ho dato tutto fregandomene della convenienza. Lei aveva bisogno e  io l’ho sposata per esserci sempre al suo fianco. La sua santità è il mio impegno quotidiano e se riesco ad aiutarla a migliorarsi e perfezionarsi sto migliorando anche me stesso. Diceva madre Teresa che non esiste povertà maggiore che non avere amore da dare. Proprio vero. Non esiste matrimonio più povero di quello dove l’amore ha un prezzo e non è gratuito ed incondizionato.

Antonio e Luisa

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5 Pensieri su &Idquo;Dare per dare

  1. A proposito di…

    CONTI ROVESCIATI
    di Fausto Corsetti

    Non di rado, facendo certi paragoni, presi dallo sconforto, ci sembra di essere come uno di quei braccianti della parabola evangelica che hanno sopportato il caldo di tutta la giornata e vengono pagati dal padrone della vigna allo stesso modo di quelli che hanno lavorato un’ora soltanto.
    In altri termini, abbiamo lavorato tanto nella nostra vita: per vivere, per la nostra famiglia, a volte, per aiutare gli altri. Ma ora, magari, che stiamo per lasciare il lavoro, forse ci rendiamo conto di non avere molto da raccogliere. Mentre vediamo altre persone che hanno fatto e dato di meno avviarsi ad una vecchiaia più sicura.
    Per molto tempo ho pensato che ci fosse qualcosa di ingiusto in quella parabola.
    E’ vero che il padrone della vigna è libero di essere generoso e rispetta l’accordo fatto con quelli della prima ora, ma mi sono spesso ripetuto che avrebbe dovuto dare loro una “mancia” di gratificazione: in fondo avevano prodotto di più.
    Ho continuato a rimuginare il mio mugugno perché credevo di essere uno di quelli presentatisi di buon mattino.
    Un giorno, la folgorazione . Dovevo rovesciare la parabola e coglierne il grande messaggio di consolazione, anziché cavillare sull’ingiustizia.
    Crediamo spesso di essere quelli della prima ora perché non ci tiriamo mai indietro. Qualcuno chiede: “Chi mi dà una mano?” e rispondiamo “Eccomi!”. Affaccendati e affaticati, zappiamo l’orto della vita ogni giorno con pazienza, mentre altri se la spassano e magari ci sfruttano.
    Su questa parte in attivo della nostra partita con Dio siamo con gli occhi bene aperti, pronti a presentare il conto del dovuto.
    Ma c’è anche una parte passiva: le ripicche, le critiche, i giudizi e i pregiudizi. Anche in questo siamo operai attivi sin dal primo mattino.
    Se il Signore dovesse comportarsi da ragioniere preciso, addebitandocela, che cosa resterebbe della ricompensa?
    Ben venga quindi una contabilità alla grande, larga di misura, anzi senza misure; una contabilità che lascia aperta una speranza: anche se riusciremo a smettere di essere cattivi (quel tanto e quel poco) all’undicesima ora, il denaro che apre la porta ci sarà dato ugualmente.
    Da quando ho capito che la parabola è “rovesciabile” molte cose mi sono più comprensibili, nel senso che ho rinunciato del tutto a cercare di capirle. Se riusciremo a vivere “senza contabilità”, seguendo solo l’impulso del cuore ci ritroveremo ricchi.
    Quando ci viene la tentazione di fare i conti nella vita degli altri, ricordiamoci che i conti si fanno sempre alla fine.

    Con un carissimo saluto

    Fausto

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