Per portare molto frutto, dobbiamo scendere nel profondo delle relazioni!

Leggendo il Vangelo del seme di senapa e del lievito, il Signore si rifà a cose del quotidiano per spiegare cose molto più grandi, come il regno dei cieli. Per cui oggi vi voglio raccontare un piccolo racconto di vita quotidiana, dal quale ho tratto un prezioso insegnamento:

Qualche giorno fa sono andato a raccogliere delle pere in campagna, arrivato all’albero, ho notato alcune pere cadute, altre  ancora sull’albero ma pronte a cadere, altre ancora acerbe.

Con molta diligenza abbiamo iniziato a raccogliere prima le pere cadute, scartando ormai quelle troppo guaste, poi siamo passati sui rami dell’albero, e siccome il sole stava per tramontare, abbiamo raccolto mature e non mature, buone e non buone. Il tutto l’abbiamo messo nelle cassette e portato a casa.

Poi qualche giorno dopo sono andato giù in cantina e ho deciso di fare una cernita: ho preso tutte quelle più mature, quelle che stavano marcendo e quelle totalmente marce e le ho messe in un cestino.

Dopodiché in cucina ho diviso ulteriormente: quelle completamente marce (poche per fortuna) le ho buttate, quella non completamente le ho tenute, per poterle pulire. Quando mio padre ha visto la frutta mi ha detto: “che lavori a fare, sono tutte da buttare”.

Invece non mi sono perso d’animo e mi sono messo a pulire meticolosamente e pazientemente: ho trovato uno o due che erano ancora belle esteriormente ma marce dentro e ho dovute buttare anche queste; poi c’erano quelle con il verme dentro, ho dovuto scavarle all’interno per togliere il verme e il marciume e salvare la parte buona; c’erano poi quelle che si erano ammaccate cadendo e una parte era completamente marcia, tagliata quella ho salvato il resto; poi c’erano quelle vecchie e raggrinzite che pensavo fossero da buttare e invece internamente erano ancora molto buone.

Tutta la parte buona l’ho messa in una scodella e sopra ci ho spremuto del limone per non permettere che la polpa diventasse nera, il torso, che non serve, e la parte marcia l’ho buttata.

Mio padre è tornato e si è meravigliato di quanta polpa ero riuscito a recuperare da pere che aveva definito: “ormai spacciate”. Ho deciso di fare un buon dolce alle pere che farà felice la mia famiglia.

Ora vi chiederete cosa significa tutto questo racconto? La vita quotidiana ci viene molte volte in aiuto nello spiegare qualcosa di più complicato:

Le pere siamo noi, l’albero la nostra famiglia, una volta maturi ci stacchiamo da essa. E’ importante staccarsi dalla famiglia quando maturiamo, per poi iniziare un percorso personale che ci porterà a realizzare un nostro progetto di vita (la torta). Se non riusciamo a staccarci in tempo, saremo preda degli uccelli e delle intemperie e finiremo per marcire sull’albero, oppure, cadendo troppo tardi, marcire nel terreno. E’ importante che, quando un giovane matura, ci siano pastori e uomini di buona volontà pronti a guidarli, altrimenti rischiano di corrompersi e marcire.

Non sempre però maturiamo all’interno delle nostre famiglie. A causa di molte vicende della vita, ci stacchiamo o veniamo staccati prima, ma Dio diligentemente ci prepara una via (la frutta continua a maturare nelle cassette).

Ma non finisce qui… Una volta matura la frutta deve servire a qualcosa, se rimane ferma a lungo, finisce per marcire nelle cassette.  E’ importante per cui, che una volta staccati dalla propria famiglia, troviamo la nostra strada, che può essere il matrimonio o la consacrazione. Rimanere fermi senza decidere della propria vita, significa marcire, e nel giorno in cui Gesù verrà a chiamarci, lui farà la cernita tra la frutta cattiva e la frutta buona.

Ma Gesù è un Dio buono e misericordioso, pronto a salvare il salvabile, e lo stesso dobbiamo essere noi con i nostri fratelli, cercare di vedere il buono anche lì dove è veramente difficile vederlo, altrimenti faremmo come mio padre con la frutta, e butteremmo il buono con il cattivo. E se vogliamo recuperare veramente tutto quello che è possibile serve: impegno, costanza e pazienza.

I vermi stanno a significare le schiavitù del mondo, che una volta all’interno hanno lasciato la frutta intatta esternamente, ma all’interno hanno scavato rendendo la polpa marcia. Quante volte mi è capitato di conoscere giovani bellissimi esteriormente, con una vita “così perfetta”, ma che nascondevano scheletri nell’armadio. Stiamo attenti per cui a non essere mai superficiali con i nostri fratelli, così come non lo è Dio con noi. Lui stringe relazioni profonde, che vanno a toccare le tenebre del nostro cuore per salvare quello che di buono il mondo non è riuscito ancora a corrompere.

A volte mi è anche capitato di trovare giovani terribilmente feriti, come anche io lo sono stato in passato. La parte marcia sta a significare una ferita, una caduta, che inizialmente aveva creato una piccola lesione, ma che a lungo andare ha portato una parte della propria vita a marcire. Dio con pazienza riesce togliere il marcio e riesce a riportare alla luce tutta la parte buona, che a volte è più di quello che un giovane ferito può pensare (infatti sono riuscito a salvare più polpa dalle pere ferite, che da quelle intaccate dal verme).

Una volta salvato quello che si poteva il resto è stato gettato. Dio è misericordioso, lenisce le nostre ferite, ci guarisce, e riporta a nuova vita il bene che in noi, solo e solamente se noi glielo permettiamo. Una delle tentazioni più grandi dell’evangelizzazione è di voler raggiungere tutti, ma non tutti vogliono essere raggiunti.

Il limone messo sulla polpa buona, serve a non farla annerire, ed è per questo che una volta che Gesù ci ha salvati dalle nostre ferite, cadute, schiavitù, dobbiamo difenderci con le armi della preghiera e dei sacramenti, altrimenti marcirebbe nuovamente tutto. Dopodiché dobbiamo far fruttificare la nostra vita, portando la gioia di aver incontrato il Signore agli altri, e questo è il significato della torta (P.s. la torta è piaciuta molto, per cui obiettivo raggiunto!)

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